Un giorno alla fine di ottobre

ITALIA - 1977
Lorenzo, funzionario della Montedison, trascina le sue giornate sempre uguali tra riunioni, strizzatine alla segretaria sempre disponibile per lui e l'ultimo pettegolezzo consumato in corridoio. Un giorno, frastornato, lascia l'ufficio e si mette a vagare per le vie di Milano, la città in cui è arrivato dalla natia Varese. Durante la giornata incontra Cristina, universitaria attratta dalle idee sovversive di suo fratello ma legata all'educazione borghese dei genitori. I due passeggiano insieme nel parco, pranzano in un ristorante e, dopo aver partecipato a una manifestazione, si ritrovano in una stanza d'albergo dove continuano a chiacchierare senza che accada nulla tra loro. Arrivata la sera, Cristina scompare dalla vita di Lorenzo. Per lui è troppo...

CAST

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO TURISMO E SPETTACOLO.

CRITICA

"(...) La violenza fascista, il ricatto sociale, il rapporto sessuale fanno così da sfondo a questa storia che potrebbe appartenere a chiunque di noi si ritrovasse a essere un Lorenzo o una Cristina. In una Milano insolita, insolitamente fotografata". (Cartella Informativa Ital Noleggio Cinematografico)

"(...) il film si muove su due piani: quello psicologico (le nevrosi e la disperazione esistenziale dei due giovani) e quello sociale (un mondo in completa crisi e che si sta interrogando preoccupato sotto l'incalzare delle proteste giovanili); e vorrebbe dimostrare che o si cambia tutto radicalmente o si finisce (...) come il protagonista. E' un po' difficile, come vorrebbe l'autore, ravvisare in Lorenzo e Cristina i manzoniani Renzo e Lucia drammaticamente impediti di realizzare un loro sogno d'amore a causa della tirannia di un Don Rodrigo che sarebbe una società in dissoluzione all'esterno e traumatizzante all'interno di ogni cittadino. E' difficile perché sia nel disegno dei personaggi e nel loro pretestuoso sproloquiare, sia nella visione della società borghese e negli isterici atti d'accusa dei giovani manifestanti, la 'realtà' è ampiamente falsa: il soggettista-regista, nonostante l'indubbia buona volontà, sembra risentire negativamente del mondo contemporaneo il difetto maggiore, cioè la confusione di idee, la mancanza di fiducia e speranza (...)". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 83, 1977)
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