Un bacio appassionato

Ae Fond Kiss...

GRAN BRETAGNA, ITALIA, GERMANIA, SPAGNA, BELGIO - 2004
Un bacio appassionato
Glasgow. Casim, un DJ che sogna di possedere una giorno un night club, e Roisin, una bella insegnante, si innamorano perdutamente, ma la società in cui vivono non accetta la loro relazione: lui è un musulmano di origine pachistana, lei è una ragazza bianca e cattolica. A complicare ulteriormente le cose, i genitori di Casim hanno organizzato per lui un fidanzamento con la cugina Jasmine che presto arriverà direttamente dal Pakistan e lei, che insegna in una scuola cattolica, ha bisogno di un permesso ecclesiastico per ottenere un lavoro. La storia esemplifica il potere della famiglia nel determinare l'identità di una persona all'interno della società e la difficoltà dei figli a staccarsi dal modo di pensare dei propri genitori.
  • Altri titoli:
    Just a Kiss
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Produzione: SIXTEEN FILMS, BIANCA FILMS, EMC, TORNASOL FILMS, MATADOR PICTURES, SCOTTISH SCREEN, DIAPHANA DISTRIBUTION, CINEART, GLASGOW FILM OFFICE
  • Distribuzione: BIM (2005)
  • Data uscita 5 Gennaio 2005

NOTE

- PREMIO DELLA GIURIA ECUMENICA AL 54. FESTIVAL DI BERLINO (2004).

CRITICA

"Sfiorando occasionalmente note drammatiche, Ken Loach propone una commedia ambientata nella realtà multirazziale di Glasgow. (...) Se non fosse per le implicazioni razziste, la leggerezza con cui è narrata questa storia d'amore combattuto fa venire in mente la grazia di un Camerini. Fra annotazioni d'ambiente e sottolineature psicologiche, fedele alla verosimiglianza dei fatti e dei sentimenti 'Ae Fond Kiss' è una prefigurazione di come sarà rimescolato e conflittuale il mondo fra pochi anni. Tanto vale capire che solo l'amore e la tolleranza reciproca possono salvarci dalla catastrofe." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 14 febbraio 2004)

"Il nuovo film di Ken Loach sembra la versione europea e insolitamente ottimistica del controverso 'Jungle Fever' di Spike Lee. (...) Come ricordava il mai troppo citato Jean Renoir, 'il dramma nella vita è che ognuno ha le sue ragioni'. E Loach, ben servito dal denso script di Paul Laverty, mostra con spietata nitidezza come le migliori ragioni possano ispirare i peggiori ricatti. Senza peraltro mai perdere di vista il caro vecchio ottimismo della volontà. Che può sembrare un arnese spuntato con l'aria gelida che tira, così come Casim e Roisin sono fin troppo dotati di attrattive, talenti e virtù per non risultare scopertamente esemplari o addirittura simbolici. Ma anche i modelli positivi servono a cambiare, ragionare, capire. A capire noi stessi e l'altro da noi. E dio sa se oggi ne abbiamo bisogno." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 gennaio 2004)

"In 'Un bacio appassionato', forzando il suo innato pudore, mostra anche scene di sesso ardite; leggermente goffe, ma piene di sincerità e d'emozione. Se Ken abbraccia le ragioni del cuore, spostando la militanza sui sentimenti con spirito onestamente didascalico, ciò non significa che intenda crocifiggere nessuno (...). La cosa più ammirevole, anzi, è il modo in cui il cineasta di addentra nella mentalità della famiglia pakistana che contrasta ferocemente la relazione: non emettendo giudizi, ma cercando di farcene comprendere il punto di vista. Il che, nell'odierno clima da guerra di religione, fa del suo un film più politico di quanto appaia nell'immediato." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 gennaio 2005)

"L'analisi sociale di Ken Loach, tuttora il più vitale e arrabbiato dei registi inglesi, è sempre partita dal privato, prova ne sia il vecchio e magistrale 'Family Life'. Il vissuto quotidiano ha sempre dato di gomito alle ideologie nei suoi grandi film denuncia dove mancano i soldi per il vestito della prima comunione. Ecco che oggi l'autore di 'Piovono pietre' e 'Riff Raff' si riscopre un romantico sentimentale, ora il veicolo espressivo è quello, e in 'Un bacio appassionato' racconta la commedia di 'Romeo e Giulietta' ambientata a Glasgow. (...) Non è tutto nuovo, un po' déjà vu, anche rispetto allo stesso Loach, che prolunga la sua storia dopo un avvio molto a ping pong, vero e divertente, pieno di piccole osservazioni che sembrano grandi e viceversa. I caratteri sono espressi con tutto l'affetto complice che l'autore ha per le battaglie personali, magari combattendo in prima persona per avvicinare due culture oggi più che mai divise. Inevitabilmente il film - ritmato con tempismo da due sensuali protagonisti, il deb Atta Yaqub ed Eva Birthistle - è parente della commedia multirazziale alla 'East Is East' e 'Sognando Beckham'. Ma la sceneggiatura di Paul Laverty è da scrittore, evita facili folklorismi, così come tutto il tono del racconto è una cronaca dal vivo che sembra senza punteggiatura ma che sedimenta invece le cause primarie di molte insoddisfazioni e ingiustizie attuali." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 gennaio 2005)
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