Un appuntamento per la sposa

Laavor et hakir

ISRAELE - 2016
3,5/5
Un appuntamento per la sposa
Michal ha 32 anni. Dodici anni fa ha abbracciato la fede in Dio e ora sta per sposarsi. Un mese prima del grande evento, durante i preparativi del matrimonio, il futuro sposo le confessa di non essere innamorato di lei. Michal è sconvolta, ma non vuole per nessun motivo tornare alla vita da single, piena di appuntamenti e delusioni. Anzi, vede tutto ciò un'opportunità di cambiamento e crede che sarà aiutata da Dio che è buono e dolce. Ha un mese per mettere alla prova la sua fede e realizzare il suo sogno.
  • Altri titoli:
    Through the Wall
    The Wedding Plan
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, ROMANTICO
  • Produzione: NORMA PRODUCTIONS
  • Distribuzione: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS (2017)
  • Data uscita 8 Giugno 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Quando quattro anni fa Rama Burshtein portò a Venezia (allora in gara) il suo film d'esordio, La sposa promessa, fu una completa rivelazione: il milieu ultraortodosso con i suoi rituali e le sue regole, lo struggente romanticismo in una realtà di matrimoni combinati, la chimica felice tra attori scafati e altri esordienti, il tocco delicato di una regia capace di sondare il cuore dei personaggi con una facilità e una limpidezza ammirevoli, una concezione spaziale del cinema  - a partire dal titolo originale , Fill the Void - dove è tutto un gioco di prossimità e distanza, di conquiste e arretramenti.

Un nucleo poetico e tematico che è riconoscibile anche in Through the Wall - Un appuntamento per la sposa, dove la pratica delle nozze "al primo appuntamento" regala una nuova vulgata.  Stavolta a dover affrontare l'altare non è una giovane e timorosa donna chassidica indirizzata dai genitori, ma una già più avanti con gli anni, grintosa e simpaticamente lunatica.


Michal ha 32 anni e sta per convolare quando un mese prima del matrimonio viene mollata dal futuro sposo che le confessa di non amarla. Tragedia? Nient'affatto. L'indomita Michal decide ugualmente di andare avanti con i preparativi, confidando nell'aiuto di Dio e nella speranza di trovare un altro uomo da sposare entro la data fissata per le nozze.

Ancora una volta la Burshtein ci regala un personaggio femminile a tutto tondo, intenso e imprevedibile, magnificamente interpretato da Noa Koller, mentre flirta maggiormente con la commedia romantica e cerca il pubblico più di quanto non abbia fatto nel precedente.

Una rom-com riletta però sotto la luce della Grazia: in fondo lo sposo occulto di questo matrimonio col punto di domanda è Dio, cui Michal affida tutta se stessa, riponendovi ogni promessa, ogni speranza di completezza.

Come nella migliore tradizione chassidica, anche Through the Wall (torna il riferimento alla spazialità del mondo, del cinema) diventa un racconto parabolico sulla Fede, perché quel muro attraverso cui Michal dovrà passare è la scommessa con cui la donna si gioca tutta se stessa, quella credenza apparentemente infondata secondo cui la felicità tanto agognata - che altro non è se non autentica e totalizzante esperienza d'amore - non le verrà negata.

La qualità di una scrittura mai banale, puntellata da dialoghi del tutto impensabili oggi in una commedia, unita alla semplicità di una messa in scena tutta primi piani e piani medi, sintonizzata con la ritmica sentimentale dei personaggi, costituiscono il punto di forza di un film sì meno trattenuto del precedente, ma anche meno dirompente ed epifanico. E' il cruccio delle seconde nozze.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: THE RABINOVICH FOUNDATION FOR THE ARTS, GESHER MULTICULTURAL FILM FUND, AVI CHAI FOUNDATION, YES, KESHET BROADCASTING.

- IN CONCORSO ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016) NELLA SEZIONE 'ORIZZONTI'.

CRITICA

"L'israeliana Burshtein prosegue l'analisi delle contraddizioni tra costume, società e fede in una fiaba 'debole', dove la cenerentola (gran lavoro di Noa Koller) è sia vittima della sua pretesa di elezione a sposa sia tenera artefice di una speranza assoluta umanissima." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 15 giugno 2017)

"Con l'andamento di una commedia finto romantica (quasi parodia di certi film americani), spesso divertente venata di ortodossa malinconia, il film ripete, con tipologie paradossali, la lezione contro il diktat di una società chiusa cui la ragazza risponde con uguale testardaggine. E incontra uomini sparsi come se lo sposo promesso fosse una ricerca di mercato, arruffando i sentimenti, spettinando gli affetti, traslocando il cuore da uno all'altro finché la festa non va sprecata anche se sembra difficile parlare di matrimonio d'amore. Passato il guado del primo tempo, l'azione si sfilaccia, ma resta a sostenere il peso di un personaggio ambiguo e non accattivante, una strepitosa attrice, Noa Koler che tramuta il racconto in un elettrizzante monologo che non finisce certo con il «vissero felici e contenti»." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 giugno 2017)

"In fondo coerente ancorché insolita, la scelta della regista israeliana ma newyorkese di nascita Rama Burshtein di tornare a occuparsi di matrimonio nell'ambito delle tradizioni care alla comunità ebrea chassidica di Gerusalemme. Mentre, però, con «La sposa promessa» («Fill the void») molto apprezzato quattro anni fa polemizzava da femminista doc contro leggi retrograde e rituali soffocanti, in «Un appuntamento con la sposa» («Through the Wall») ha scelto di ribaltare il gioco e di muoversi tra tonalità svarianti o comunque più leggere tra cui predomina quella romantico-brillante all'hollywoodiana. Nella trama dell'opera seconda, infatti, non s'intendono alzare le barricate contro le inveterate prepotenze maschiliste, bensì s'inseguono con sentimenti misti d'ironia e ammirazione le peripezie della trentaduenne Michal (...). Superato (...) il fastidio di un'innegabile affinità con il (pessimo) modello Bridget Jones, le peripezie di Michal alle prese con cantanti da cerimonia angelicati, organizzatori di matrimoni che ricordano quelli delle nostrane tv trash e un lotto imbarazzante di subentrati pretendenti alla sua mano fanno, infatti, quantomeno emergere la capacità di fare interagire tra loro i personaggi in maniera intelligente e l'apporto di dialoghi molto ben sintonizzati sulla verosimiglianza quotidiana. Peccato che l'anticonformismo con cui è tratteggiato il carattere di Michal - una testardaggine molesta che rischia a ogni fotogramma di renderla agli occhi dello spettatore una piantagrane mezza matta - finisca per danneggiare il delicato equilibrio tra riflessione ed evasione e di fare svaporare al momento del the end tutti i punti di veristico pathos faticosamente strappati alla routine farsesca." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 giugno 2017)

"Vi ricordate 'La sposa promessa', il dramma nuziale in seno alla comunità ortodossa di Tel Aviv che nel 2012 rivelò il talento dell'ebrea newyorkese Rama Burshtein? Ebbene, la regista è tornata (...) con la wedding comedy 'Un appuntamento con la sposa' ('Through the Wall'), che del primo potrebbe essere considerato il B-side più facile, brillante e incline al pubblico. (...) Mettete in un calderone chassidico Bridget Jones e Jane Eyre, Emily Bronte e 'Sex and the City', mescolate con humor e soap-opera, sorellanza ed empowerment, fede e ancora fede, ed ecco che quest'Appuntamento forse non sarà imperdibile, eppure è assai godibile." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 8 giugno 2017)

"Potvano intitolarlo anche 'II mio pazzo pazzo matrimonio ebraico' per quanto l'ultimo film di Rama Burshtein abbia lo spirito di una folle commedia etnica iper commerciale. (...) Dopo 'La sposa promessa' (2012), il secondo lungometraggio (...) dimostra come la Burshtein si sia specializzata in una nuova commedia ebraica in cui l'ironia non diventa mai sberleffo o contestazione. La regista, a differenza del collega ateo Allen, non solo crede ma è addirittura ortodossa da quando aveva 25 anni. Questo non impedisce al film di possedere uno strampalato senso dell'umorismo anche grazie alla star comica israeliana Noa Koler. La sua Michal sembra un incrocio perfetto tra la Gilda Radner ex moglie di Gene Wilder mattatrice dei primi anni del 'Saturday Night Live' e la più recente Nia Vardalos de 'Il mio grosso grasso matrimonio greco'." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 8 giugno 2017)

"Spiacerà perché non siamo in America, non siamo a Hollywood, dove un soggettino del genere avrebbe fatto la pacchia di Sandra Bullock e Julia Roberts (e oggi di Emma Stone). Purtroppo la produzione è 'made in Israel', una cinematografia privata del senso dell'umorismo. Come i suoi attori del resto. Noa Koler è bravissima, ma nessuna delle spettatrici nubili vorrebbe essere lei." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 giugno 2017)

"Dopo 'La sposa promessa', un altro film ricco di spunti di riflessione, originale, al quale perdonare qualche digressione da Harmony. Sublime la protagonista." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 8 giugno 2017)

"(...) la regista Rama Burshtein torna a raccontare il matrimonio, il ruolo che la tradizione occupa nel rapporto tra uomini e donne sullo sfondo della comunità chassidica, ma questa volta lo fa filtrando la storia attraverso il genere della commedia romantica e brillante. (...) Più vicina a Bridget Jones che alla tormentata protagonista del film precedente, Michal (interpretata dalla brava Noa Koller) regge sulle proprie spalle un film che vanta dialoghi capaci di approfondire tutto quello che rimane sulla superficie di parole scambiate quotidianamente senza troppo pensare al loro vero significato, scavando tra luoghi comuni e cliché, alla ricerca della verità. La Burshtein non dimostra la stessa carica dirompente usata nella sua opera prima e spesso il senso del comico, materia difficilissima da maneggiare, le sfugge di mano, ma la scelta di uno stile e di un tono più accessibili al pubblico potrebbe giovarle nel raggiungere un'audience vasta ed eterogenea." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 7 giugno 2017)

"Come nella 'Sposa promessa', al centro di tutto c'è (...) il matrimonio, ma un movimento opposto delle protagoniste rispetto a esso: mentre la giovanissima Shira del primo film di Burshtein cercava di sottrarsi alle nozze con uno sposo di cui non era innamorata, Michal è alla disperata ricerca di un uomo che si presenti all'appuntamento matrimoniale. L'assurdità del suo intento getta cosi le basi della commedia, di questa wedding comedy senza lo sposo e con tanti tragicomici aspiranti al ruolo che vengono scartati. (...) La particolarità di entrambi i suoi film è (...) di essere raccontati attraverso uno sguardo che non si limita a osservare questo mondo altro, né tantomeno a giudicarlo: piuttosto offre una prospettiva dall'interno, che condivide quelle regole di natura spirituale che strutturano la storia e la dimensione in cui è ambientata. (...) Un appuntamento per la sposa assume (...) la forma di una parabola incerta, il cui messaggio deve essere decifrato, come lo stesso finale del film, in base a ciò in cui si decide di credere. Ma rispetto alla struggente lotta interiore della protagonista di 'La sposa promessa', l'impresa donchisciottesca di Michal è molto più esile ed esteriore." (Giovanna Branca, 'Il Manifesto', 7 giugno 2017)
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