Tutti pazzi a Tel Aviv

Tel Aviv Boeret

LUSSEMBURGO, FRANCIA, ISRAELE, BELGIO - 2018
3,5/5
Tutti pazzi a Tel Aviv
Salam, un affascinante trentenne palestinese che vive a Gerusalemme, lavora come stagista sul set della famosa soap opera palestinese 'Tel Aviv on Fire', prodotta a Ramallah. Ogni giorno, per raggiugere gli studi televisivi, Salam deve passare attraverso un rigido posto di blocco israeliano. Qui incontra il comandante incaricato del posto di blocco, Assi, la cui moglie è una fedelissima fan della soap opera. Per impressionarla, Assi si fa coinvolgere nella stesura della storia. Ben presto Salam si rende conto che le idee di Assi potrebbero fruttargli una promozione come sceneggiatore. La sua carriera creativa decolla fino a quando Assi e i finanziatori del programma si trovano in disaccordo sul finale della soap opera. Stretto tra un ufficiale dell'esercito e i finanziatori arabi, Salam può risolvere i suoi problemi solo con un colpo da maestro.
  • Altri titoli:
    Tel Aviv on Fire
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: BERNARD MICHAUX PER SAMSA FILM, GILLES SACUTO, MILÉNA POYLO PER TS PRODUCTIONS, AMIR HAREL PER LAMA FILMS, PATRICK QUINET PER ARTÉMIS PRODUCTIONS
  • Distribuzione: ACADEMY TWO (2019)
  • Data uscita 9 Maggio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Greta Leo
Sameh Zoabi, sceneggiatore e regista palestinese, già nei sui film precedenti, premiati in molti festival dal Sundance a Locarno, aveva cercato una chiave per raccontare il conflitto interno legato alla difficile condivisione dei territori con Israele.

Un problema di culture e politiche che si riflette inevitabilmente sulla vita di tutti i giorni. Trovare un modo per raccontare tutto questo non sempre è facile perché si può essere fraintesi e, confessa lo stesso regista, accusati di fare film “eccessivamente palestinesi o inadeguatamente israeliani”.

Tel Aviv on Fire evita entrambe le trappole affidandosi ai toni del grottesco e alla leggerezza di una comicità parimenti intrisa di umorismo palestinese ed ebraico. La vicenda, quella di un aspirante sceneggiatore di una soap prodotta a Ramallah, ben si presta allo humour corrosivo che colpisce le caratteristiche entrambe le tradizioni. Salam, il protagonista, dovendo dar vita a un ebreo si fa aiutare da Assi, il capitano israeliano del posto di blocco che è costretto a passare ogni giorno.


Tra vivaci scambi di idee e humus condivisi, tra i due i punti di contatto si mostrano sempre più evidenti, anche quando litigano per quale piega far prendere alla soap. Fino al colpo di scena finale, che fa letteralmente saltare ogni barriera. E' in questo senso particolarmente interessante che una parte dell’ambientazione sia proprio un posto di blocco, frontiera fisica culturale e mentale. Corrispettivo reale delle differenze che la soap fa rivivere sul set. La vita è un film, il finale è nelle mani degli uomini.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI: FILM FUND LUXEMBOURG, ISRAELI FILM FUND, EURIMAGES, TORINOFILMLAB, THE CREATIVE EUROPE - MEDIA PROGRAMME OF THE EUROPEAN UNION, CENTRE DU CINÉMA ET DE L'AUDIOVISUEL DE LA FÉDÉRATION WALLONIE-BRUXELLE

- PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE A KAIS NASHIF ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018).

CRITICA

"(...) Zoabi vira in commedia il conflitto con il suo film che replica in qualche modo la soap opera nel sogno a occhi aperti di ricomporre i traumi nell'immaginario, negli amori, le amicizie e colpi di scena della narrazione. Un rispecchiamento deformato fra soap opera, film e realtà che si moltiplica in mille idee diverse proprio quando si tratta di trovare il finale, intrappolato in ciò che esso rappresenta per ogni personaggio. Dai riferimenti cinefili del produttore che cita 'Il falcone maltese' di John Huston al desiderio di una serialità infinita «all'americana» dello sceneggiatore che tiene allo stipendio - ma naturalmente è su come debba concludersi il conflitto, che adombra quello fra Israele e Palestina, che le opinioni divergono. Con la tentazione di credere ancora a una «grande illusione».
(Giovanna Branca, 'Il Manifesto', 9 maggio 2019)

"(...) La trama della soap viene dunque stravolta, ma il fatto è che, in questo modo, funziona molto meglio (un po' come accadeva in 'Pallottole su Broadway' di Woody Allen, dove era il gangster Chazz Palminteri a intervenire su un copione teatrale). La commedia, esilina e gradevole, era in concorso nella sezione Orizzonti di Venezia 2018, dove ha vinto il premio per il miglior attore (Kais Nashif). Ma in realtà sembra piuttosto un originale Netflix in stile "world cinema"." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 9 maggio 2019)

"(...)il regista Sameh Zoabi di Nazareth mette in scena in chiave di commedia sulla base di un copione scritto con l'americano Dan Kleinman. Là dove ogni dialogo appare impossibile, sarà dunque l'ironia a salvarci? (...) la satira risulta a tratti un po' troppo facile, ma l'idea di esorcizzare pregiudizi, rancori e tensioni attraverso la risata resta forte; e vuoi vedere che provando a parlarsi, e soprattutto ad ascoltarsi, magari si trova davvero un punto di incontro?" (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 maggio 2019)
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