Tutti i nostri desideri

Toutes nos envies

FRANCIA - 2011
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Tutti i nostri desideri
Claire, giovane magistrato al Tribunale di Lione, incontra Stéphane, un giudice esperto e disincantato, e lo coinvolge nella sua lotta contro le derive del credito al consumo. Tra loro nasce qualcosa, un insieme di rivolta e sentimenti, e soprattutto l'urgenza di viverli.
  • Altri titoli:
    All Our Desires
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo "Vite che non sono la mia" di Emmanuel Carrère (Ed. Einaudi)
  • Produzione: FIN AOÛT PRODUCTIONS
  • Distribuzione: PARTHÉNOS (2012)
  • Data uscita 11 Maggio 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
I personaggi di Lioret non sono paladini di giustizia ma persone che “incontrano” altre persone, mossi dal calcolo suggerito dalla comune condizione umana. In Welcome, un istruttore di nuoto assecondava il desiderio di un giovane clandestino di raggiungere la fidanzata in Inghilterra, in barba alle difficoltà oggettive dell'impresa (l'attraversamento a nuoto della Manica e l'aggiramento della legge contro l'immigrazione voluta da Sarkozy). In Tutti i nostri desideri, invece, toccherà a due giudici farsi carico del diritto di una madre di costruire un futuro per sé e i figli senza finire strangolata dal cappio degli istituti di credito.
E' questa ovvietà eroica a scardinare pian piano gli automatismi del potere e a conferire al suo cinema un tono straordinariamente sommesso. Peccato che la battaglia legale sulle clausole contrattuali delle banche appassioni poco, costringendo Lioret a giocare la carta della malattia terminale per far impennare il film. Un colpo basso che rischia di marginalizzare oltremodo il tema portante della vicenda riportandola sui binari del cinema ospedaliero.
Lacrime al netto di vere emozioni. E un sospetto di artificiosità che neanche l'immobile intensità di Vincent Lindon riesce a fugare.

NOTE

- IN CONCORSO ALL'8. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI/VENICE DAYS' (VENEZIA 2011).

CRITICA

"Ne abbiamo visti tanti di film, per lo più nutriti di sentimentalismo strappalacrime ed emotivamente ricattatori, sull'ultimo tratto di vita di persone condannate dalla malattia. Ma nessuno sobrio come il francese 'Tutti i nostri desideri', ispirato al regista Philippe Lioret dal romanzo di Emmanuel Carrère 'Vite che non sono la mia' pubblicato in Italia da Einaudi. Soprattutto qui la malattia e la fine imminente sono soltanto uno degli elementi di un puzzle il cui effetto principale è in realtà pieno di vita, è quello di comunicare energia vitale e anche ottimismo. (...) Sono molti i fili sottili e di toccante quanto ambigua verità che si dipanano nello scorrere intenso delle ultime settimane di Claire. C'è l'ambiguità del suo legame con Stéphane, la cui complicità sfugge a Christophe, ottima persona ma di limitati orizzonti, che ne è geloso e insofferente (mentre in realtà Claire, escludendolo, ha voluto proteggerlo). C'è la buona azione di Claire in favore di Céline, che non è però priva di un'intenzione in certa misura strumentale: Claire l'ha accolta in casa, lei e i suoi bambini, per spirito solidale ma anche per preparare il futuro. C'è la sfaccettata personalità di Claire, che dietro il suo eroico controllo di sé cela il duro percorso di chi si è liberato di origini funestate dall'incertezza affettiva, ha conquistato equilibrio e sicurezza, e ora, nel vedersi sottrarre ingiustamente tutto, trova la forza e lo slancio vitale per ingaggiare un confronto contro altre, meno fatali e ancorché resistenti più umane e quindi affrontabili fonti di ingiustizia. Ricco, complesso, delicato e forte al tempo stesso come il personaggio della protagonista, un bel film." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 11 maggio 2012)

"Philippe Lioret dopo 'Welcome', e sempre con Vincent Lindon, s'inoltra lungo un'altra ingiustizia: il gioco dei potenti bancari che mette in crisi una donna, difesa da un magistrato malato che chiede aiuto a un collega. Nell'alchimia strana di questi rapporti, sia di amicizia che d'affetto, spiando l'amore, sta la novità di un film denuncia pacato, con una provvista di fattori umani importante valorizzata dal cast di mezzi toni che s'ispira al bel libro 'Vite che non sono la mia' di Carrère." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 11 maggio 2012)

"Spiace, ma 'Tutti i nostri desideri' non merita lo stesso caloroso benvenuto nel cinema che conta del precedente 'Welcome'. Eppure, il francese Philippe Lioret non smuove di una virgola la sua poetica: anche qui, dal romanzo di Emanuele Carrère, non ci sono grandi ideali (la Giustizia, la Legge), bensì il grado zero della solidarietà umana, l'incontro del prossimo tuo. (...) Il tono non cambia: minimale, sommesso, con l'eroismo dell'uomo comune opposto ai meccanismi del sistema e del potere, rigorosamente senza maiuscola. Il legal-thriller non paga, e il pathos richiede la malattia, il cancro: è troppo, e controproducente, perché sulla corsia del cinema ospedaliero le coordinate umanistiche del regista sbandano. E Lioret compie il peccato mortale per un cinema come il suo: la mistificazione." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 11 maggio 2012)

"Philippe Lioret è il regista di 'Welcome', dramma intimista a sfondo sociale (o viceversa), dove uno straordinario Vincent Lindon incarnava un protagonista reso disincantato, ma non cinico, dalle ferite della vita. In 'Tutti i nostri desideri', troviamo di nuovo Lindon nei panni del personaggio analogo di un maturo giudice che, pur consapevole delle ingiustizie della giustizia, si fa coinvolgere dalla giovane collega Marie Gillian in una causa persa. (...) Un'odissea attualissima che si intreccia a quella personale della Gillian. (...) Ma a partire da questo snodo la sceneggiatura - ispirata nello spunto al libro di Emmanuel Carrére, 'Vite che non sono la mia' (Einaudi) - si banalizza indugiando sugli sviluppi più ovvi della storia, senza trovare una stretta drammaturgica intonata a uno stile di regia giocato di ellissi e atmosfere; e alla recitazione sommessa e pregnante della coppia Gillian/Lindon." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 11 maggio 2012)

"Piacerà a coloro che magari hanno in uggia i melodrammi d'amore e di morte, ma qui troveranno toni e profondità insolite. E' certo una storia d'amore, ma senza amore. I due non fanno mai sesso e neppure ne parlano (si danno del 'voi' anche nel momento in cui lei sta per tirare il calzino). Eppure raramente si son visti sullo schermo un uomo e una donna così vicini. Philippe Loiret non faceva un film ('Welcome') da tre anni. E' pregato di non farne passare altri 3." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 maggio 2012)
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