Tsili

ITALIA, RUSSIA, ISRAELE, FRANCIA - 2014
3/5
Tsili
Europa Orientale, anni Quaranta. I genitori della 17enne ebrea Tsili vengono deportati nei campi di concentramento. La ragazza, rimasta sola e con un lieve ritardo mentale, decide di costruirsi un riparo nella foresta vicino a Cernivci, dove si reca ogni tanto alla ricerca di cibo. Per non far scoprire le sue origini, Tsili dice di essere la figlia della prostituta locale, Maria, che la prende con sé per un po'. Ma quando Maria cerca di vendere la ragazza, questa ritorna nella foresta, dove incontra Marek, un uomo ebreo di quarant'anni. L'uomo decide di fermarsi a vivere con lei, ma un giorno parte alla ricerca di cibo e non fa più ritorno. Quando la guerra improvvisamente finisce, Tsili, in attesa di un bambino, si mette in marcia; dopo aver incontrato dei sopravvissuti ai campi di concentramento in attesa di una nave che li porterà verso una nuova terra, lei decide di seguirli.
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: romanzo "Paesaggio con bambina" di Aharon Appelfeld (ed. Guanda, Coll. Narratori della Fenice)
  • Produzione: MICHAEL TAPUACH, LAURENT TRUCHOT, YURY KRESTINSKIY, PAVEL DOUVIDZON, DENIS FREYD, AMOS GITAI PER AGAV FILMS, ARCHIPEL 35, HAMON HAFAKOT, TRIKITA ENTERTAINMENT, CITRULLO INTERNATIONAL
  • Distribuzione: MICROCINEMA

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Non c'è luce che possa illuminare l'abisso. La memoria può provare a contenerlo, imbrigliandolo nelle cinghie del tempo (del senso che conferisce a ogni storia). Ma è l'arte a renderlo meno oscuro, trasfigurandolo.
Quell'abisso è il fondo nero, nerissimo, con cui si apre - e si chiude - Tsili di Amos Gitai. Da lì si staglia, quasi si stacca, una giovane donna che trema, si contorce, si sbraccia. Fuoricampo un violino dirige la sua performance da Tanztheater, offrendole scariche elletrostatiche di bellezza e rabbia.
Nei titoli di testa c'è già il film e il progetto del regista israeliano, che torna a interrogarsi sei anni dopo Più tardi capirai sulla memoria collettiva e l'arte in rapporto alla Shoah. Lo fa adattando il romanzo di Aharon Appelfeld, Paesaggio con bambina, apportandovi lievi ma significative modifiche.
Protagonista una giovane ebrea con ritardo mentale, che si nasconde in un bosco per sfuggire alla cattura dei nazisti. Lì vive mangiando erbe selvatiche e foglie secche, finché la sua solitudine sarà interrotta dall'incontro con un altro fuggitivo, Marek. A differenza del libro però, qui le donne del bosco diventano due - una delle quali è la "danzattrice" dell'incipit - perché Gitai vuole dare corpo all'immaginazione della protagonista, che sogna di essere più giovane e bella e di vivere una sorta di liason con l'uomo.
La metafora è chiara - la donna è l'arte, la sua incapacità di connettersi con la realtà rappresenta la vocazione trasfigurante, il rimedio della creazione all'insostenibilità del Male. L'altra fortissima allegoria del film riguarda l'uso della musica. Il leitmotiv è il pezzo del violinista Alexej Kotchetkov che verrà eseguito solo quando la guerra cesserà il suo rumore e i sopravvissuti saranno pronti a tornare in Israele.
Dopo l'unico piano sequenza di Ana Arabia, Gitai opta stavolta per una regia di stampo teatrale - camera fissa, plongée e lunghe riprese frontali - per mantenere una distanza e lasciare che siano i personaggi e le loro performance a venire verso di noi.
Nonostante il naturalismo della messa in scena siamo vicini al lavoro d'avanguardia nei teatri di posa: operazione suggestiva e di indiscutibile valore morale, ma faticosa da seguire e probabilmente non accessibile a tutti.

NOTE

- PRODUTTORI ASSOCIATI: CARLO HINTERMANN, GERARDO PANICHI, LUCA VENITUCCI, LEON EDRY, MOSHE EDRY.

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI: ISRAELI FILM FUND, RUSSIAN FILM FUND.

- FUORI CONCORSO ALLA 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014).
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