Tra la terra e il cielo

Masaan

INDIA, FRANCIA - 2015
3/5
Tra la terra e il cielo
Deepak abita in un quartiere povero ed è innamorato perdutamente di una giovane ragazza appartenente a una casta diversa. Devi è una studentessa torturata dai sensi di colpa dopo la scomparsa del suo primo innamorato. Pathak è il padre di Devi; vittima della corruzione della polizia, ha perso la testa per il denaro. Jhonta è un ragazzo in cerca di una famiglia. Tutti questi personaggi vivono a Benares, città santa che si trova sulle rive del Gange, che riserva tremende punizioni per tutti coloro che vanno contro le tradizioni morali.
  • Altri titoli:
    Fly Away Solo
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: DRISHYAM FILMS, MACASSAR PRODUCTIONS, PHANTOM FILMS, SIKHYA ENTERTAINMENT, IN COPRODUZIONE CON PATHÉ, ARTE
  • Distribuzione: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS (2016)
  • Data uscita 1 Giugno 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
L’antica città sacra di Benares è più di uno sfondo in Masaan (così in originale) opera seconda del talento indiano Neeraj Ghaywann.
Con i suoi gradoni (i ghat) che a seconda di dove ci si trova possono scendere o ascendere, dalla terra al Gange, dal Gange alla terra. Con i suoi mercati di cianfrusaglie e quelli dove bruciano i morti perché dalle ceneri rinascano meno impuri. Con i suoi amori clandestini, le faide familiari, i vicoletti sordidi e le acque della purificazione, Benares non è un luogo, è il luogo di tutte le violente e affascinanti contraddizioni dell’India.

Tra la terra e il cielo
recita il titolo italiano, là dove Ghaywann sembra proprio sistemare il suo obiettivo, sorprendentemente a pelo tra gli antipodi culturali e i vivaci contrasti di una terra ricca di tradizioni e di possibilità di avvenire. Incapace però di conciliarli. Il figlio di un dalit resta impuro anche se è il miglior ingegnere sulla piazza. Lo scandalo di una relazione illecita è meno sopportabile di un ricatto ordito dal pubblico ufficiale. E quelle acque così care, e sacre, dove ci si deterge col corpo e l’anima, non sono forse perigliose corsie dove si sfidano, per le scommesse degli adulti, bambini in età puberale? In tutto questo guazzabuglio di umanità, non c’è vicenda che parli per tutte.

Perciò Masaan (Premio Fipresci a Cannes 2015) si affida al racconto corale come all’unico possibile specchio di una terra con molte voci, forse troppe. Storie di relazioni proibite, che violano le regole della casta e quelle dell’onore. Storie di rivalsa, di ricatti, di corruzione, di fughe dal proprio destino. Soprattutto storie d’amore. Uno sguardo sull’India indignato, ammaliato, dalla sensibilità europea – la condanna del maschilismo e del sistema delle caste – e il gusto della caratterizzazione spudorata, tipico di Bollywood, riferimento anche della messa in scena, così rozza e sgargiante. Non mancano sbavature e ingenuità, ma nel complesso Masaan è un’operazione riuscita, abile nel camuffare l’esotismo nella denuncia. E viceversa.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI ARTE FRANCE.

- PRIX DE L'AVENIR (EX-AEQUO CON "NAHID" DI IDA PANAHANDEH) E PREMIO FIPRESCI AL 68. FESTIVAL DI CANNES (2015, SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD').

CRITICA

"Il film è il conflitto dichiarato e sofferto tra il peso di un passato ingombro di comandamenti superati, anche sociali, e di un presente che non riesce ad imporsi. (...) Ispirato dai Dardenne e Haneke, anche il giovane autore non fa sconti sull'alone di morte che circonda la sua terra e blocca il ricambio di usi e costumi, ed anche di sentimenti. Riesce a raccontare un documentario come una fiction, taglia la vita in alcuni episodi ma che partono dallo stesso dolore e dalla stessa forza di osservazione, con tutti i passaggi che scattano al momento emotivo giusto. Sdegno per la corruzione che anche sul Gange non scherza, e con una forte carica sulle spalle di passionali ma mai retorici attori." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 giugno 2016)

"L'India millenaria di Varanasi, già Benares, al tempo di Internet e degli incontri on line. La civiltà più antica del mondo di fronte alla tempesta di modernità che soffia dal web. L'India delle caste, dell'induismo, dei matrimoni combinati, messa alla prova da una generazione che ha studiato e non si accontenta più di seguire la tradizione perché ha fame di uguaglianza e libertà, anche sessuale. Dietro il premiato 'Masaan - Tra la terra e il cielo' (...), c'è tutto questo e molto altro. Fuso in una classica struttura a storie parallele che contrasta curiosamente, per la sua ingenuità tra la fiaba e il mélo, con la sofisticazione e la forza seduttiva delle immagini. (...) un accavallarsi fin troppo generoso di grandi temi e immagini stupefacenti che stende un velo di artificio su questo film efficace ma irrisolto. Che anziché credere fino in fondo nei suoi personaggi (nella loro ricchezza e complessità), punta sul pittoresco moltiplicando le sotto-trame e le scene d'ambiente per sfruttare la suggestione innegabile dei luoghi e dei volti. (...) alla fine il film funziona un po' come ciò che denuncia: a parole promuove l'emancipazione dei suoi personaggi, di fatto li àncora a cliché così solidi e antichi che vincono sempre." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 giugno 2016)

"II film di Neeraj Ghaywan (che dichiara di ammirare il cinema di Michael Haneke e dei fratelli Dardenne, di cui però malgrado i temi appena enunciati non condivide la cupezza) è un curioso amalgama di pesantezza e leggerezza. Di pessimismo e sorriso, di disperazione e vitalità. Di toni contrastanti. Forse anche perché cerca di comprendere nella stessa panoramica l'illustrazione di un sistema morale, sociale e religioso intangibile nelle sue arcaiche iniquità, con l'effettivo slancio dei più giovani, in particolare i personaggi di Devi e Deepak, verso la modernità e il superamento di barriere e condizionamenti. Visibile e tangibile, in loro, anche negli aspetti più spiccioli e quotidiani. (...) Specchio di una società che malgrado i freni è prepotentemente proiettata in avanti, nell'avanzata tecnologica e nella volontà di democratizzazione." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 2 giugno 2016)

"Finalmente un film indiano. (...) Ci sono vari motivi per guardarvi con attenzione. Intanto la cornice indiana del tutto attuale, con cellulari e computer, poi, quasi all'opposto, quelle tradizioni millenarie che dividono le persone in caste, i riti religiosi che determinano quasi ogni momento della vita scontrandosi con il bisogno di libertà di tutta la gente, specie se ha a che fare con il sesso, con i sentimenti, con i soldi. Due donne e le loro storie raccontate in modo quasi parallelo mentre vi pesano sopra tutti gli inciampi, e le imposizioni di una società ancora ineluttabilmente maschilista. (...) Il regista non fa polemiche, pur implicitamente non condividendo quelle antiche tradizioni e gli usi che ne discendono. Espone tutto in modo piano dilatando le urla solo quando deve descrivere i comportamenti orribili dei poliziotti, e mette accenti gentili sulle due storie d'amore pur lasciandovi evidenti i dolori che provocano in quella società. Con immagini splendide, non solo quelle monumentali di Benares, ma quelle realistiche tra le fiamme delle cremazioni e quelle invece sempre volutamente poetiche del Gange, il «fiume sacro», su cui può accettarsi un lieto fine di amori contrastati e difficili. Un buon inizio per il cinema indiano di oggi." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 2 giugno 2016)

"Pur dichiarandosi appassionato di Fellini, l'esordiente Neeraj Ghaywan si direbbe un allievo di De Sica per la finezza e naturalezza con cui imbastisce questo doppio romanzo di formazione sui fili della realtà. Senza pretendere di lanciare messaggi o dare risposte, ma introducendoci dentro le contraddizioni di un mondo che, a visione finita, ci pare un poco di conoscere." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 2 giugno 2016)

"'Masaan - Tra la terra e il cielo' (...) è uno di quei film da vedere. Intanto perché è diverso dal cinema indiano che esce nei nostri circuiti, non è un musical e non è un film di Bollywood, il regista, l'esordiente Neeraj Ghaywan, guarda piuttosto all'esperienza dei grandi cineasti indiani, come Satyajit Ray per comporre le sue storie nelle quali riflette i conflitti antichi e eterni del continente indiano. (...) Ghaywan costruisce un meccanismo narrativo semplice ma di grande forza, che utilizza una regia precisa, sempre accanto ai suoi bravi attori, senza retorica né sentimentalismi, e in questa infelicità diffusa mescola molti generi, dal melò al tragico al documentario specie nel modo di condurci negli spazi in cui si muovono i personaggi, in strada, tra i gesti di ogni giorno." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 2 giugno 2016)

"Scritto e diretto dal giovane Ghaywan (stimatore di Haneke e dei Dardenne) il film si svolge nella città di Benares, notoriamente bagnata dal principale fiume indiano e racconta di amore e morte secondo i canoni del melodramma classico declinati sullo spirito contemporaneo. (...) offre un'alternativa linguistica alla cinematografia hollywoodiana accanto a uno sguardo lucido e non banale sull'India e le sue contraddizioni dei nostri tempi. Da non perdere." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 2 giugno 2016)

"Piacerà a chi ama le storie splendidamente ambientate (la città santa è una festa per gli occhi) specie quelle sorrette da un dramma forte e ben raccontato. Il dramma è poi quello dei giovani dell'India del duemila costretti a vivere con le regole di due secoli addietro." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 giugno 2016)

"Un film che è soprattutto denuncia sociale, un melodramma tra tradizione, religione e modernità all'interno della società indiana, diretto da un debuttante premiato, con questa pellicola, lo scorso anno, a Cannes. Meritatamente." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 2 giugno 2016)

"Caste diverse, futuro impossibile. Finale poetico 'tra la terra e il cielo', in cui la luce conta come i personaggi e l'amore più della morte. L'esordiente Ghaywan (...) fonde sacro e profano e ha negli occhi l'anima fotogenica di Benares (...). Off Bollywood, ma in patria la sensuale Chadda è una star." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 6 giugno 2016)
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