Tra due mondi

Ouistreham

FRANCIA - 2021
3/5
Tra due mondi
Marianne è una scrittrice affermata e per preparare un libro sul lavoro precario prende una decisione radicale: senza rivelare la propria identità, si presenta all'ufficio di collocamento e viene assunta come donna delle pulizie sul traghetto che attraversa la Manica. Riesce così a toccare con mano i ritmi massacranti e le umiliazioni che affronta chi è costretto a quella vita, ma anche l'incrollabile solidarietà che unisce le sue compagne, tra cui spicca Christèle, madre single che non si dà mai per vinta. La vera identità di Marianne, però, non può restare nascosta per sempre..
  • Altri titoli:
    Between Two Worlds
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Tratto da: liberamente tratto dal romanzo "Le Quai de Ouistreham" di Florence Aubenas (ed. italiana Piemme con il titolo "La scatola rossa")
  • Produzione: OLIVIER DELBOSC, DAVID GAUQUIÉ, JULIEN DERIS PER CURIOSA FILMS, CINÉFRANCE STUDIOS, FRANCE 3 CINÉMA
  • Distribuzione: TEODORA FILM (2022)
  • Data uscita 7 Aprile 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Uno scrittore che porta sullo schermo il libro di un’altra scrittrice. Per la sua terza regia cinematografica, la seconda di un film di finzione sedici anni dopo L’amore sospetto (La moustache), Emmanuel Carrère adatta per lo schermo il romanzo della giornalista Florence Aubenas, Le Quai de Ouistreham.

Il titolo del film diventa semplicemente Ouistreham, comune che ospita il porto di Caen e luogo che era già stato teatro del celebre Porto delle nebbie di Simenon, perché è lì che il cuore del racconto troverà alla fine il suo habitat d’elezione.

Ma è altrettanto significativo il titolo internazionale del film, Between Two Worlds, perché rende bene l’idea di questa linea di confine, di questa scissione che – soprattutto ripensando a L’avversario (romanzo adattato per il cinema da Nicole Garcia – contraddistingue da sempre l’opera del drammaturgo parigino.

Che stavolta segue da vicino Marianne Winckler, donna decisa a rifarsi una vita nel nord della Francia dopo il divorzio e dopo anni trascorsi da mantenuta di lusso: la pratica all’ufficio di collocamento, i corsi per essere assunta da una ditta di pulizie, l’inizio del lavoro insieme ad un gruppo di altre donne, con le quali inizierà a familiarizzare.

Marianne però nasconde un segreto. È una scrittrice che sta raccogliendo materiale per il suo nuovo libro sul tema della precarietà del lavoro e ha deciso di vivere in prima persona, senza rivelare la sua vera identità, l’instabilità finanziaria e l’invisibilità sociale. Scoprendo però anche un’altra realtà, quella dell’assistenza reciproca e della solidarietà, dei legami e dell’amicizia.

Identità sospese: Juliette Binoche è chiamata ancora una volta ad un’interpretazione che rifletta sulla natura stessa dell’essere attrice, impersonare qualcun altro da sé e farlo doppiamente una volta in scena, cosa che nel Sils Maria di Olivier Assayas era già avvenuta in maniera magnifica.

 

A Carrère tutto sommato basta questo, ed è anche comprensibile, senza la smania di dover infarcire di chissà quali altri elementi – stilistici, linguistici, narrativi – un insieme già di per sé abbastanza rimarchevole, che emerge con forza grazie al campionario di varia umanità con cui la protagonista finisce per stringere rapporti “reali”, e profondi.

E la domanda sottintesa che si pone poi la protagonista, e con lei il regista/scrittore (noto per i suoi romanzi-verità) è destinata a rimanere senza risposta, nonché dolorosa: per portare in superficie la realtà di un mondo che non ci appartiene, raccontandolo dal di dentro come se in quel momento fosse “nostro”, basta far finta di diventare qualcun altro? E una volta raggiunto l’obiettivo, basta dismettere quell’abito?

In premiere mondiale alla Quinzaine des Réalisateurs del 74° Festival di Cannes, Between Two Worlds è già stato acquistato per l’Italia da Teodora Film, che prossimamente lo distribuirà nelle sale.

NOTE

- FILM D'APERTURA ALLA 52. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES 2021).

- TRA I PRODUTTORI ASSOCIATI FIGURA ANCHE JULIETTE BINOCHE.

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: FRANCE TÉLÈVISOINS, OCS, CANAL+; IN ASSOCIAZIONE CON: LA BANQUE POSTALE IMAGE 13, MANON 10, FRANCE TV DISTRIBUTION; IN PARTENARIATO CON IL CNC (CENTRE NATIONAL DU CINÈMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE; CON IL SUPPORTO DELLA RÉGION NORMANDIE.

- FILM D'APERTURA DEL 12. EDIZIONE DI RENDEZ-VOUS (2022).

- IL REGISTA HA SCELTO DI UTILIZZARE TUTTE ATTRICI NON PROFESSIONISTE,

CRITICA

"Il film può contare non solo sulla generosa e appassionata interpretazione di Juliette Binoche, ma anche su quella di un gruppo di attrici non professioniste, alcune delle quali interpretano sé stesse, osservando le conseguenze di crisi economica, disoccupazione, sfruttamento del lavoro. Il pubblico è inoltre invitato a riflettere anche sul rapporto tra verità e finzione: rimarcando con molta onestà quello che, nonostante le buone intenzioni, separa le diverse classi sociali, realtà inconciliabili, il regista rimarca la distinzione tra chi continua a vivere precariamente, e chi, dall' alto dei propri privilegi, pensa di sapere tutto sull' argomento. Un film sulla scia del cinema di Ken Loach, che fa luce su una Francia invisibile, dimenticata dai media, ma che il cinema sempre più spesso racconta per far crescere il livello di attenzione di conflitti sociali drammatici." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 31 marzo 2022)

"Un grande film di un grande scrittore, Emmanuel Carrère che ci racconta la vera storia di una scrittrice che si finge donna delle pulizie dei traghetti che da Ouistreham arrivano in Inghilterra. Un processo alla dignità del lavoro, della persona e anche un inno alla solidarietà delle lavoratrici, il fattore umano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 04 maggio 2022)
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