TRA DUE DONNE

ITALIA - 2001
TRAMA BREVE
Maurizio Della Morte è un giovane capitano di cavalleria che nella Napoli del 1914 ha una relazione con una bella signora, Almerinda, sposata con l'anziano e gentile consigliere Francesco Ruglia. Quando arriva in casa Ruglia il banchiere milanese Babila Salmoiraghi, sua moglie Radegonda convince Almerinda a rompere la relazione. Maurizio, disperato, va in guerra a cercare la morte ma riesce solo ad essere ferito. Ritroverà Radegonda, crocerossina volontaria, nell'ospedale dove è stato ricoverato e lei lo intrappolerà suo malgrado in un rapporto da cui non riuscirà più a liberarsi nonostante le ferite riportate in un duello per causa sua. Tutto questo - compreso il colpo di scena finale - viene raccontato da Maurizio, ormai anziano, nella Torino del 1950.

TRAMA LUNGA
Torino, 1950. Da uno studio la voce f.c. di un uomo informa di aver preso la decisione di scrivere le proprie memorie. Il flashback parte da Napoli, intorno al 1914. Maurizio Della Morte, capitano dell'esercito, ha una relazione con Almerinda, moglie di Francesco Ruglia, la quale però conserva molti scrupoli e sensi di colpa. Quando in città arriva l'amica Radegonda Orsenigo Salmoiraghi, Almerinda si fa convincere da lei a troncare la relazione. Disperato, Maurizio vorrebbe morire. Parte allora per la guerra, viene ferito, e, ricoverato in ospedale, è curato proprio da Radegonda, innamorata di lui. Maurizio si lascia andare a questa relazione, e i due, morto il marito di lei, vanno a vivere insieme. Trasferitisi a Torino, lui continua a giocare a carte e ad accumulare debiti, che lei paga regolarmente. Sfidato a duello, Maurizio viene ferito. Passano molti anni. Il capitano scrive che ormai ha deciso di uccidere Radegonda. Intanto nello studio entra il loro figlio diciottenne, che esegue una romanza di Tosti. E Maurizio dice a Radegonda di essere felice.

CAST

NOTE

GIRATO A TORINO, AL CIRCOLO DEGLI ARTISTI, NEL CASTELLO DI SAFFARONE E NEL CASTELLO DI MONCALIERI.

CRITICA

"La storia è bellissima, psicologicamente assai elaborata e interessante: se all'inizio pare presentarsi come un classico intreccio di adulteri in costume, poi continua a crescere sino ad assumere i toni della tragedia. Nel film il protagonista, ridotto all'inerzia e all'irrilevanza sociale, rimane mutilato della mano destra in un duello, racconta la storia a un diario; ma neppure con quella arriva ad essere sincero. La prima persona si alterna alla terza persona senza molta logica né necessità narrativa, gli ambienti quasi tutti interni sono a tratti opprimenti, gli attori risultano non bravi e goffi (un poco meno Alessandra Casella): ma la forza romanzesca rimane intatta". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 luglio 2001)
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