Torno a vivere da solo

ITALIA - 2008
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Torno a vivere da solo
Giacomo, detto Giagià dalla moglie Francesca, è un agente immobiliare stressato dalle necessità economiche sempre in aumento della sua famiglia. I due giovani figli, Chiara di 18 anni e Paolo di 14, si comportano come se lui non esistesse, mentre Francesca, che da vent'anni è approdata a Milano da Napoli, è diventata più milanese dei meneghini puro sangue. Nonostante tutto, la loro coppia resiste, mentre i matrimoni dei loro amici si rompono uno dopo l'altro. Ma quando la suocera arriva all'improvviso da Napoli perché il marito l'ha abbandonata, Giacomo, costretto a dormire sul divano, prende una drastica decisione. Ristrutturerà il vecchio loft, già usato da giovane per sottrarsi alle premure eccessive dei genitori, e tornerà a vivere da solo. Ma non ha previsto l'insolita reazione della moglie....
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: MASSIMILIANO CAROLETTI PER ANTEPRIMA S.R.L.
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 5 Dicembre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Una moglie perennemente insoddisfatta, due figli adolescenti che nemmeno lo salutano quando rientra a casa. Alla soglia dei sessant'anni, Giacomo (Jerry Calà) ritenta la carta già giocata in gioventù, mollando baracca e burattini (allora erano i genitori oppressivi) per "tornare a vivere da solo". E il vecchio loft con tanto di tavoletta del water collegata al juke-box lo accoglierà di nuovo.
Quinta regia per Jerry Calà, Torno a vivere da solo è per ammissione dello stesso comico un sequel ideale del fortunato film di Marco Risi (Vado a vivere da solo) datato 1982 e, di fatto, primo titolo che diede il là alla sua carriera da "solista". L'ex Gatto di Vicolo Miracoli tenta in questo modo di ricatturare fasce di pubblico trasversali, rivolgendosi tanto alle nuove generazioni quanto ai fan del prototipo, regalando solo frammenti di tormentoni divenuti poi veri e propri marchi di fabbrica (dirà "Libidine!" solo una volta, autocitandosi e con sguardo diretto in camera, si accorgerà di quanto fosse "ridicola" la tavoletta del water collegata al juke-box...). Calà chiama a sé amici di famiglia (il figlio di Smaila, Rudy, già impiegato nel terrificante Vita Smeralda e Mara Venier, sua ex - conosciuta proprio sul set nel 1982, anche se poi nel montaggio finale non risultarono scene con l'attuale conduttrice tv - che apre e chiude il film dal piccolo schermo) e vecchie glorie (Don Johnson, al pari dell'ex pornostar Eva Henger, anche se lei  per motivi sentimentali, ormai fedelissimi della "factory Caroletti", già produttore del temibile Bastardi, più Paolo Villaggio nei panni del papà) per riproporre le dinamiche da instant-movie che fecero le fortune di certo cinema italiano anni '80: "Allora erano i ragazzi ad andar via di casa?", "Oggi sono gli uomini sposati", questo l'assunto del film, che prende poi derive inneggianti alla famiglia allargata: ma l'immediatezza di allora, tanto nella forma quanto nei contenuti, è lontanta anni luce e tutti, dal protagonista agli innumerevoli comprimari (da Tosca D'Aquino a Randy Ingerman, dalla figlia adolescente di Eva Henger a Enzo Iacchetti), sembrano minuto dopo minuto meno convinti di quello che stanno facendo, tra battute via via meno incisive e incastri improbabili. A risollevare la situazione, portando una freschezza insperata, la brasileira Nara Natividade, già valletta nel televisivo Artù di Gene Gnocchi, la cui naturalezza scenica non lascia indifferenti.

NOTE

- SEQUEL IDEALE DI "VADO A VIVERE DA SOLO" DI MARCO RISI, FILM DI CULTO DEGLI ANNI '80.

CRITICA

"Ideale sequel di 'Vado a vivere da solo' (1982) di Marco Risi, 'Torno a vivere da solo', con Jerry Calà regista e interprete, è anche una commedia di Natale, con i tipici requisiti di questo filone italico che ambisce, ridendo, a rispecchiare nevrosi e tic contemporanei. Qui l'aumento dei divorzi è lo spunto su cui si avvita la storiellina di un agente immobiliare che, in via di divorzio, si rifugia nel vecchio loft di scapolo, tentando di godersi la libertà sino a un lieto finale che suggerisce la famigliona allargata come unica possibile soluzione. Di buono nel film all'acqua di rose c'è l'accattivante, innocente comicità di Calà e del suo amico Enzo Iacchetti, la simpatica protervia di Tosca D'Aquino, le presenza di Gisella Sofio, Piero Mazzarella e un Paolo Villaggio dawero straordinario". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 5 dicembre 2008)

"Se non provate brividi per la moto originale, il film sarà di profondo squallore, ripetendo le classiche situazioni del mandrillo sfortunato peggio dei cartoon mentre la sceneggiatura di Calà e Capone alla ricerca vana di un'idea, ricicla pezzi d'antiquariato in un linguaggio di coatta volgarità amplificato dal molesto accento milanese." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 dicembre 2008)
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