Torino nera

ITALIA - 1972
Torino nera
A Torino durante una partita di calcio, il costruttore edile meridionale commendator Tommaso Fridda uccide con le sue mani (perché il sicario Poma esita) un certo Santoro, di cui in precedenza si era servito come guardia del corpo. Eliminato costui perché i suoi metodi feroci diventavano controproducenti, Fridda vuole eliminare anche Rosario Rao, un onesto operaio difensore degli sfruttati, sposato con due bambini, Mino e Lello, e ci riesce facendolo incriminare e condannare. La moglie di Rao lavora in una lavanderia, i bambini, pressoché abbandonati, si danno al piccolo commercio di sigarette di contrabbando. Della scena dell'assassinio esiste da qualche parte una fotografia, consegnata dal fotografo Cammarata al cugino Ferrera, sfruttatore della prostituta Nascarella, testimone al processo. Ferrera viene ucciso in un finto incidente d'auto, Nascarella è buttata da una finestra, ufficialmente suicida. Alla ricerca di quella fotografia e del negativo si mette il giovane avvocato Mancuso, stimolato e aiutato da Mino e Lello: l'avvocato Marinotti, di cui Mancuso è collaboratore, promette di occuparsi del caso. Muore all'ospedale il sicario Poma, dopo essersi scaricata la coscienza facendo una confessione incisa al magnetofono da Mancuso e Mino. Intricate vicende di inseguimenti, trappole e violenze portano al chiarimento della situazione, ma gli uomini di Fridda fanno sparire fotografie e magnetofono. Rao, mentre viene condotto al capezzale di Mino, gravemente ferito, evade e, rifornito di pistola dal piccolo Lello, uccide il feritore del figlio, Mascara, e il commendator Fridda. Poi si costituisce.
  • Altri titoli:
    La vengeance du sicilien
    Black Turin
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA EASTMANCOLOR STAMPA TECHNICOLOR
  • Produzione: DINO DE LAURENTIIS PER INTER.MA.CO. (ROMA), TRIANON PRODUCTIONS (PARIGI)
  • Distribuzione: MGM - DOMOVIDEO, RICORDI VIDEO, BMG VIDEO

NOTE

- ESTERNI A TORINO E A SANREMO.

CRITICA

"Goffamente altalenando tra protagonisti adulti e protagonisti bambini, il racconto non ci dà un ritratto convincente né di quelli né di questi. E non è nemmeno un quadro di ambiente; nel caso un fenomeno di rigetto di gruppi meridionali in un contesto industriale del Nord. Ne risulta compromessa la credibilità, nonostante la didascalia iniziale assicuri trattarsi di fatti veramente accaduti. (...) Vanno lodati taluni aspetti, più tecnici che estetici, del linguaggio cinematografico, ma i pochi pregi si dissolvono nella inconsistenza psicologica e dell'impianto narrativo." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 74, 1973)
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