Tony Driver

ITALIA, MESSICO - 2019
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Tony Driver
Pasquale un giorno decide di cambiare nome e farsi chiamare Tony. Perché sebbene nato a Bari, a 9 anni, a metà degli anni Sessanta, vola oltreoceano con la famiglia e cresce da vero americano. Tassista di professione a Yuma, viene arrestato a causa del suo "secondo lavoro": trasportare migranti illegali negli Stati Uniti attraverso la frontiera messicana. È così costretto a scegliere: la galera in Arizona o la deportazione in Italia. Rientrato in Puglia, si ritrova a vivere solo in una grotta a Polignano a Mare e guarda l'Italia come un piccolo Paese immobile, senza opportunità e senza sogni. Ma Tony non è disposto ad arrendersi...
  • Durata: 73'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Produzione: PRODUZIONE: MARCO ALESSI, GIULIA ACHILLI - DUGONG FILMS. CO-PRODUZIONE: HELMUT DOSANTOS - FULGURA FRANGO, LUCIA FERRANTE, ASCANIO PETRINI - RABID FILM CON IL CONTRIBUTO DI MIBAC, APULIA FILM COMMISSION.
  • Distribuzione: WANTED

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Opera prima del barese Ascanio Petrini, già cortista, unico italiano alla 34esima Settimana della Critica, Tony Driver inquadra l’eponimo, all’anagrafe Pasquale Donatone, nato a Bari, espatriato negli States a metà anni Sessanta all’età di nove anni, professione tassista a Yuma, finché non viene pizzicato in un blitz anti-immigrazione: trasporta illegalmente quattro messicani, e da non cittadino americano può scegliere tra la detenzione in Arizona e la deportazione in Italia per dieci anni. La seconda, sicché lo ritroviamo in una grotta lunare a Polignano a Mare, ma non domo: in Italia, così piccina così asfittica, non si (ri)trova, vuole deve tornare in America, e non c’è muro che tenga.

L’idea, ovvero il soggetto umano, è anche interessante, ma Tony Driver non sorpassa mai lo spunto iniziale, e drammaturgicamente spesso trova la corsia d’emergenza: non documentario di mera osservazione, non film di profonda riflessione, sta un po’ appeso come il suo protagonista in un’auto-fiction di dubbia presa sul reale e sull’irreale, che è poi la condizione esistenzial-giudiziaria di Donatone.

Un’occasione sprecata, labilmente antropologica, debolmente politica, defettibilmente cinematografica.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 34. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA (VENEZIA, 2019).

- CANDIDATO NASTRO D'ARGENTO DOCUMENTARI, NELLA SEZIONE 'CINEMA DEL REALE' (2020).
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