The Square

SVEZIA, GERMANIA, FRANCIA, DANIMARCA - 2017
3,5/5
The Square
Christian è un padre divorziato che ama passare il tempo con le sue due figlie. Apprezzato conservatore di un museo d'arte contemporanea, Christian, che è anche una di quelle persone che guidano l'auto elettrica e sostengono le cause umanitarie, sta preparando la prossima mostra, dal titolo "The Square": un'installazione volta a promuovere l'altruismo attraverso uno spazio simbolico in cui possono accadere solo cose positive. A volte, però, è difficile vivere all'altezza dei propri ideali e quando a Christian viene rubato il telefono cellulare, la sua reazione non è del tutto onorevole... Nel frattempo, l'ufficio stampa del museo lancia un'efficace campagna pubblicitaria per l'evento tanto che riscuote un successo inaspettato facendo sprofondare Christian in una crisi esistenziale...
  • Durata: 145'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: PLATTFORM PRODUKTION, ESSENTIAL FILMS, PARISIENNE, COPRODUCTION OFFICE, IN COPRODUZIONE CON FILM I VÄST, SVERIGES TELEVISION, IMPERATIVE ENTERTAINMENT, ARTE FRANCE CINÉMA, ZDF ARTE
  • Distribuzione: TEODORA FILM
  • Data uscita 9 Novembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Angela Prudenzi

C’è del marcio in Danimarca, e pure in Svezia non se la passano bene. Almeno a giudicare dagli intrighi che dominano il campo dell’arte contemporanea.


Ruben Ostlund, già autore dell’apprezzato Forza maggiore, con The Square si è buttato a capofitto nel regno dominato da curatori mercanti e collezionisti per squadernare un apologo irritante sui meccanismi che regolano un’enclave oggettivamente chiusa.

Un universo di privilegiati che si spostano di mostra in mostra attratti più dal lavoro di marketing dei direttori che dalla vera grandezza delle opere.

Difficile provare empatia per il curatore del museo, e personaggio principe della vicenda, che dovrebbe dirigere il teatrino di corte ma non ne azzecca una. Ma con lui non se ne salva uno. L’artista chiamato a illuminare uno dei tanti eventi  svela una natura di vanesio di prim’ordine; la giornalista si rivela più esperta di frustrazione affettiva che di correnti e movimenti; il performer maschera tendenze psicopatiche dietro il gioco della provocazione.

Sguardo lucido nel riprendere e penna intinta nel sarcasmo, ma occhio meno attento al montaggio che avrebbe avuto bisogno di qualche taglio in più, Ostlund denuncia un ambiente fintamente provocatorio pronto a esplodere davvero alla prima vera sfida.

La critica non si ferma è ovvio al mondo dell’arte, evidente specchio di una società sovraesposta dominata dall’immagine, dallo scandalo, dalla presenza in rete, da Twitter e Instagram. Una fotografia del mondo contemporaneo cruda e per nulla confortante.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: SVENSKA FILMINSTITUTET, COUNCIL OF EUROPE-EURIMAGES, MEDIENBOARD BERLIN-BRANDENBURG, NORDISK FILM & TV FOND, DET DANSKE FILMINSTITUT-MINORORDNINGEN, ALAMODE FILMVERLEIH, TRIART DISTRIBUTION, DR; IN ASSOCIAZIONE CON YLE, FIDO.

- PALMA D'ORO AL 70. FESTIVAL DI CANNES (2017). LA SCENOGRAFA JOSEFIN ÅSBERG HA RICEVUTO IL PRIX VULCAIN DE L'ARTISTE-TECHNICIEN PER IL SUO CONTRIBUTO ARTISTICO.

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2018 COME MIGLIOR FILM IN LINGUA STRANIERA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2018 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- DAVID DI DONATELLO 2018 PER: MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA. ERA CANDIDATO PER: MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Qui, al centro, c'è Christian, il direttore di un museo d'arte contemporanea costretto a fare i conti con gli accadimenti della vita privata (...) e gli obblighi della professione, dove però non ne indovina una (...). Ma più che le conseguenze psicologiche, dovrà fare i conti con una specie di Super Io del politicamente corretto, dove la comprensione dei diritti e della libertà altrui rischia di diventare un incubo da cui è impossibile fuggire." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 21 maggio 2017)

"Spiazzante commedia a fior di labbra (...). Più che la satira del mondo dell'arte (in fondo simile a quella di Sordi nelle 'Vacanze intelligenti'), colpisce il quadro di una frustrazione e di un narcisismo collettivi, continuamente sul punto di esplodere. Per almeno un'ora e mezza, il film fila su un tono azzeccato, con alcune gag memorabili (...). Poi però vuole colpire lo spettatore insistendo su una satira della borghesia facile e vecchiotta, e la tira in lungo per altri tre quarti d'ora affastellando episodi in maniera incoerente." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 21 maggio 2017)

"(...) è un film che per via del suo ironico sguardo sul mondo mercificato e vacuo dell'arte contemporanea poteva rischiare la trappola dell'intellettualismo; e invece è una commedia umana intelligente, inquietante e spiritosa. (...) Come nelle pellicole precedenti di Östlund, emerge inquietante in 'The Square' il tema che nel borghese illuminato il tarlo del senso di colpa possa trasformarsi in un boomerang, scardinandone il sistema di contraddizioni. Rispecchiandosi in quel protagonista sullo scivolo del disastro a dispetto delle buone intenzioni, Östlund ci induce a fare altrettanto, prendendo atto di non essere pronti, come ci illudiamo, a perdere posizioni a vantaggio dei meno fortunati. Una o due scene potevano essere accorciate, ma era dai tempi di Buñuel che non avevamo un così corrosivo ritratto dall'interno del fascino discreto della borghesia. Claes Bang è un ottimo Christian, Elisabeth Moss conferisce scontrosa fragilità a una problematica giornalista, l'inglese Dominic West è attore di magnifica naturalezza; e il finale gratifica con le immagini di un «Quadrato» che, senza fumose pretese artistiche, configura un vero spazio di affiatamento e fiducia." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 novembre 2017)

"Piacerà a chi sta cominciando ad accorgersi dell'esistenza di Östlund, uno svedese che si sta imponendo tra i più stimolanti del momento." (Giorgio Carbone, 'Libero', 9 novembre 2017)

"Delirante, barbosa commedia svedese, una sbobba intellettualoide da svenimento." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 9 novembre 2017)

"Non è un film facile, eppure ci si sta comodi. (...) una galleria di paradossali esempi, comici e drammatici, di riluttanza alla condivisione. Li asseconda un design d'inquadratura freddo, analitico, ironico, parafrasi estetica dell'immobilismo di cui si parla (struggente il bambino che rivendica l'onestà di Christian, fondamentale la performance dell'uomo-scimmia al ricevimento). Dunque, l'arte, forse non solo quella concettuale delle star di oggi, è incapace di aprirsi e aiutarci a vivere eticamente? Tra Buñuel e i fratelli Marx il film ribalta la domanda: abbiamo capito che la vita è arte, cioè etica? Surclassa 'La grande bellezza'. Destinato a perplessi rifiuti e calde adesioni." ('Nazione-Carlino-Giorno', 9 novembre 2017)

"(...) il film parla di arte e vita, di creazione e distruzione. (...) 'The Square' punta sullo straniamento del pubblico, sulla provocazione fine a noi stessi, sull'allontanamento dalla zona comfort dello spettatore, sul cinema quale terreno residuale e però privilegiato per riflettere, ridere e provare disagio, e ripetere la serie. Satira sociale, eterodossa commedia dell'arte e commedia umana, umanissima, 'The Square' è tante cose, ma lo si ammira ancor più per ciò che non è: banale, scontato, pastorizzato. Richiede un po' di pazienza per qualche lunghezza, qualche intorcinamento, qualche stracchezza, ma la quadratura del cerchio è preziosa, cruda e duratura: l'installazione deflagra, l'umanità barcolla, la scimmia nuda balla." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 10 novembre 2017)

"Palma d'Oro a Cannes 2017, nonché candidato 2018 all'Oscar nella cinquina dei migliori film stranieri, 'The Square' non ha soddisfatto tutti: chi ne ha ammirato l'eleganza e l'acume; chi, invece, lo ha trovato intellettualistico e snob. In effetti il regista danese Ruben Ostlund non è tipo da far sconti al pubblico: il film è una specie di ufo, che si fa beffe dell'arte contemporanea, delle nostre società 'civili' e un po' anche di chi lo guarda. Sotto, però, c'è un discorso morale (a tratti perfino moralistico) che interpella lo spettatore sul suo comportamento nel mondo globalizzato e nell'infosfera: sappiamo effettivamente comunicare come crediamo? Siamo davvero così aperti e democratici (per esempio verso gli immigrati) come pensa di sé Christian, che si rivelerà invece - più o meno inconsciamente - razzista? Attraverso di lui, personaggio senza empatia che respinge l'identificazione, incapace di guardare oltre sé stesso anche nelle relazioni amorose, il film ci obbliga a riflettere sull'egoismo generalizzato che modella le nostre vite. (...) Diverse scene sono quasi una lezione di sociologia; e forse spiegano perché alcuni non lo abbiano apprezzato. A tratti 'The Square' è un po' troppo dimostrativo: come se, da una cattedra, volesse darci una lezione intorno al declino dell'Occidente, su cui Ostlund è pronto a giurare. (...) Man mano che procede, 'The Square' diventa sempre più caustico, provocatorio e beffardo. E anche imprevedibile: il che non dovrebbe dispiacere a chi, in un film, ama trovare qualcosa d'inaspettato." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica Milano', 3 agosto 2018)
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