The Repairman

ITALIA, GRAN BRETAGNA - 2013
2/5
The Repairman
Scanio Libertetti è un ingegnere mancato che vive riparando macchine da caffè. L'uomo sta frequentando un corso in un'autoscuola di provincia per recuperare i punti della patente e, chiamato a spiegare come li abbia persi, inizia a raccontare le vicende accadute nell'ultimo anno: gli incontri con gli amici soddisfatti della loro vita che non perdono occasione per criticare la sua, un vecchio telefono che non smette di squillare, suo zio panettiere che cerca di incoraggiarlo a valorizzare le sue doti ed Helena, una sociologa inglese arrivata in Italia per lavorare come esperta di risorse umane...
  • Altri titoli:
    The Repairman - Storia di un riparatore
  • Durata: 89'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: REDCODE RAW, DCP (1:1.85)
  • Produzione: PAOLO MITTON, PAOLO GIANGRASSO, FILIPPO MARGIARIA PER AIDIA PRODUCTIONS, SEVEN STILL PICTURES
  • Distribuzione: CINEAMA IN COLLABORAZIONE CON SLOW CINEMA (2015)
  • Data uscita 26 Febbraio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
Il lungometraggio d'esordio di Paolo Mitton (in Festa Mobile a Torino 31) tenta di mescolare commedia e ritratto generazionale. O forse no. Le intenzioni del film rimangono poco chiare. Il ritmo blando, la staticità protratta delle inquadrature, l'assenza quasi totale di battute fulminanti o anche solo memorabili sembra, a un primo impatto, voler escludere intenzioni ridanciane, ma d'altro canto non si capisce fino a che punto si voglia portare a fondo l'analisi sociale, se pure l'intenzione iniziale fosse stata questa.
La storia del bamboleggiante Scanio (Daniele Savoca) si riassume tutta nel suo strampalato, stralunato metodo di approccio al mondo; ingegnere mancato, riparatore di macchine del caffè per vocazione, questo fin troppo stantio e fin troppo italico antieroe trentenne racconta, in un flashback lungo quanto tutto il film, le motivazioni alla base del ritiro della sua patente e che lo hanno condotto a frequentare un corso di recupero punti in un'autoscuola. Calati dentro un'anonima provincia piemontese (già: da cosa capiamo di essere in Piemonte? Forse dal colore dei mattoni delle case?), seguiamo il traballante Scanio ripercorrere le fasi culminanti del suo ultimo anno di vita, le sue vicissitudini lavorative, le insopportabili cene domestiche con gli amici “realizzati”, le chiacchierate col sapiente/aiutante di turno (questa volta tocca a un inedito zio panettiere), sino al rapporto con una bizzarra sociologa inglese che si innamora di lui e se lo porta a casa. Fin quando, immancabilmente, la degenerazione mentale del protagonista conduce alla definitiva implosione e al fallimento di una relazione apatica come il suo principale attore.
In conclusione, il film sembra non voler proprio andare da nessuna parte; si contano un protagonista troppo abulico da approfondire e una serie di personaggi sbiaditi a fargli da contorno, una “cornice” sociale inspiegabilmente lasciata andare alla deriva nel bel mezzo del film e un'ambientazione tutta giocata fra interni claustrofobici e soffocanti. The Repairman non decolla mai, eppure non sta nemmeno a terra: galleggia fra le nubi come l'eternamente sbigottito Scanio.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE, IN COLLABORAZIONE CON FIP - FILM INVESTIMENTI PIEMONTE E ACTING OUT CREATIVE STUDIO.

- PROIEZIONE SPECIALE AL 31. TORINO FILM FESTIVAL (2013) NELLA SEZIONE 'FESTA MOBILE'.

CRITICA

"Interessante esordio di un regista già autore di alcuni corti e al lavoro sugli effetti speciali di alcuni film americani (...) non manca di difetti, ma offre uno sguardo affettuoso sull'imperfezione delle relazioni umane e su chi cerca un modo diverso di muoversi nel mondo." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 5 marzo 2015)

"Opera prima di 'un cine-cervello italiano in fuga' a Londra, dove da anni risiede e lavora, (...) è un chiaro esempio di piccolo film fuori dagli schemi convenzionali con l'obiettivo di scardinare l'illusione che Perfezione impera, sempre e comunque." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 26 febbraio 2015)
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