THE QUIET AMERICAN

USA, GERMANIA, AUSTRALIA - 2002
THE QUIET AMERICAN
Il giovane cooperante americano Alden Pyle giunge a Saigon nel 1952, mentre è in pieno svolgimento la guerra per l'indipendenza dalla Francia. Appassionato idealista, Pyle ripone molte speranze nella missione che è chiamato a compiere. Per questo stringe amicizia con il giornalista del 'Times' di Londra, Thomas Fowler e con la donna che vive con il giornalista, la giovane vietnamita Phung, che presto diventa la sua amante. Ma l'insolito triangolo è destinato a sfociare, molto presto, in un omicidio.
  • Altri titoli:
    DER STILLE AMERIKANER
    THE SPY
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: GUERRA, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM
  • Tratto da: ROMANZO OMONIMO DI GRAHAM GREENE
  • Produzione: IMF, MIRAGE ENTERPRISES, SAGA FILMS, MIRAGE INTERMEDIA, MIRAMAX FILM, PRODUKTIONS KG, PACIFICA FILM
  • Distribuzione: MEDUSA DISTRIBUZIONE
  • Data uscita 28 Febbraio 2003

NOTE

- REMAKE DEL FILM "UN AMERICANO TRANQUILLO" (1958) DI JOSEPH L. MANKIEWICZ.

CRITICA

"Graham Green detestò il primo film, esaltato invece da Jean-Luc Godard: questa seconda versione è interessante soprattutto per la presenza e la recitazione di Michael Caine. L'attore inglese che nel 2003 compie settant'anni diventa sempre più bravo e richiesto, sempre più premiato e decorato con tutte le ragioni". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 febbraio 2003)

"Occasione perduta per Phillip Noyce, che annega le inquietudini del gran romanzo di Graham Greene, 'The Quiet American', in un esotismo languido e datato. Grande Michael Caine, bellissima Do Thi Hai Yen". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 febbraio 2003)

"Tenuto in quarantena dopo l'11 settembre per timore del lato antiamericanismo, il film dell'australiano Phillip Noyce rischia di sembrare oggi attualissimo, se letto in chiave della politica di Bush in Iraq e mescola psicologia, guerra, etica. E' un poco vecchio stile, ma la scena dello scoppio, in montaggio di coscienza, è ben fatta: Michael Caine è di contagiosa, senile, abbattuta bravura (sarà Oscar?); Brandon Fraser offre il massimo di un'ambigua rispettabilità bombarola. Il film funziona nella sua rispettabile 'monotonia' con avvisaglie di profonde ferite, è scritto a meraviglia da Christopher Hampton: una relazione pericolosa in uno strano triangolo umano-erotico-politico". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 1 marzo 2003).

"'The Quiet American' è l'adattamento di un romanzo di Graham Greene che, quando passa per lo schermo, sembra destinato a incontrare grane e difficoltà varie. (..) Ma il tempo ha smussato gli angoli e, ora, il film è candidato all'Oscar per il miglior attore protagonista. Candidatura non immeritata: Michael Caine si cala in un personaggio alla Humphrey Bogart, cinico e seguace della bottiglia, ma con in più una nota di nera ambiguità e d'intima fragilità, mostrando un'indiscutibile sapienza interpretativa e non solo: anche una sorta d'identificazione personale a tratti perfino dolorosa. Molto bella la fotografia di Christopher Doyle, impressa su una pellicola che evoca i colori del cinema d'altri tempi. (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 marzo 2003).
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