The Orphanage

El orfanato

SPAGNA, MESSICO - 2007
The Orphanage
Laura, insieme al marito e al figlio adottivo Simón di sette anni, decide di ristrutturare il vecchio orfanotrofio, dove era cresciuta, per convertirlo in un centro per bambini disabili. La nuova casa e i suoi dintorni misteriosi, stimolano l'immaginazione di Simón che dice di giocare con amici invisibili. All'inizio Laura, pensando che sia tutto frutto della fantasia del bambino, non fa molto caso a queste parole. Ma quando iniziano a verificarsi alcuni strani episodi, Laura ha i primi dubbi, chiedendo aiuto a dei parapsicologi per capire cosa sta succedendo...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Produzione: GUILLERMO DEL TORO, ÁLVARO AUGUSTÍN, JOAQUÍN PADRÓ, MAR TARGARONA PER ESTA VIVO! LABORATORIO DE NUEVOS TALENTOS, GRUPO RODAR, RODAR Y RODAR CINE Y TELEVISIÓN S.L., TELECINCO CINEMA, TELECINCO, TELEVISIÓ DE CATALUNYA (TV3), WARNER BROS. PICTURES DE ESPAÑA, WILD BUNCH
  • Distribuzione: KEYFILM (2008), DVD E BLU-RAY: KEYFILMS VIDEO (2009)
  • Data uscita 14 Novembre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Paolo Zelati
E' bello sapere che nel mondo dello spettacolo esistono ancora uomini come Guillermo Del Toro. Lungi dal darsi arie da star nonostante la raggiunta ribalta americana, Del Toro dedica il suo (poco) tempo libero al visionare i video (i cosiddetti show-reel) che i giovani registi gli mandano; se ciò che vede gli piace, convoca il responsabile e… gli offre un lavoro. In Italia sarebbe pura fantascienza. Così è successo che l'esordiente Juan Antonio Bayona, ha potuto realizzare The Orphanage, ovvero una delle più affascinanti e coinvolgenti ghost story degli ultimi anni. Sotto l'ala del buon Guillermo (in veste di produttore/garante) il giovane regista spagnolo ha messo in scena un film romanticamente old fashion ma che riesce, anche, a suscitare veri brividi di inquietudine. La storia ha come protagonista Laura, una donna che decide di comprarsi l'orfanatrofio in cui ha passato l'infanzia e trasformarlo in un ricovero per bambini handicappati. Il giorno dell'apertura, però, suo figlio adottivo Roger (che passava il tempo a giocare con amici immaginari) scompare misteriosamente. Laura non si dà per vinta perché è convinta che i suoi piccoli "amici" tengano prigioniero il figlio all'interno della casa. Detto così non sembra nulla di originale; di bambini fantasmi ne abbiamo visti molti (troppi) ultimamente, ma il modo in cui Bayona e lo sceneggiatore Sergio Sanchez sanno orchestrare la vicenda (unitamente al twist finale) riuscirebbe a ridare vigore anche allo spunto più sfruttato. Belén Rueda è bravissima e, grazie a lei, l'incubo più grande di ogni genitore diventa anche il nostro, per non dissolversi nemmeno una volta riaccese le luci della sala. Horror gotico d'atmosfera ma anche (e forse è la cosa più importante) di personaggi, The Orphanage può contare su una regia ispirata, ricca di dettagli e primi piani "emotivi" e su un equilibrio narrativo che mira alla commozione senza mai scadere nel patetico.

CRITICA

"Si vede poco in 'The Orphanange' ma quel poco basta a trasmettere brividi di ignoti al più truculento degli splatter. Siamo piuttosto dalle parti di 'The Others' e del 'Sesto Senso'; in una versione più evoluta. La bella sceneggiatura gioca con la figura di Peter Pan, alternando soprannaturale e situazioni quotidiane, in un'atmosfera di mito. Geraldine Chaplin interpreta una medium." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 novembre 2008)

"Un film di fantasia nera che guarda al romanzo 'Giro di vite' di Henry James. Al di là del genere, appunto, quel che conta qui è lo stile e la capacità di evocare insegnamenti lontani e vicini di classici e maestri. Il regista, il trentenne Juan Antonio Bayona, è alla sua opera prima (insieme al direttore della fotografia, al montatore e allo sceneggiatore), eppure dimostra grande capacità e tecnica. Ha avuto dei maestri che lo hanno aiutato, da Guillermo Del Toro ad Alejandro Amenabar, il cui 'The Others' è stato seminale e fondativo per questa nuova generazione. 'The Orphanage' discende in linea diretta da questa famiglia di registi, e interpreta bene l'insegnamento dei maestri, dal Clayton di 'Suspense' al Serrador di la 'Residencia' (alias, 'Gli orrori del liceo femminile') o del 'Ma come si può uccidere un bambino?', quest'ultimo film aderente in modo particolare al tema di questa pellicola spagnola. Sono i bambini e le donne i protagonisti di questo film, l'infanzia e la maternità, il come lasciamo morire i bambini e come le donne possano nutrire, anche inconsciamente, sentimenti di ambivalenza materna, amore e violenza, anche inconscia." (Dario Zonta, 'L'Unità', 14 novembre 2008)

"Infarcito di molti ricordi, il film ha una pulizia visiva e un rigore nella paura, senza mai ricorrere al ghigno, allo splatter, al sangue ma tenendo presente il mistero senza fondo delle coscienze infelici da cui forse dipende tutto, pure gli spiriti delle caverne marine. Bisogna scegliere di cosa avere paura, e il passato è sempre la cosa che terrorizza di più, come si vede fin dai titoli di testa magnifici, alla Saul Bass, su carta a fiori strappata dalle pareti. Se ne fa garante Guillermo del Toro, produttore, ma dall'alto delle crudeli favole mezze dark benedice Peter Pan." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 novembre 2008)

"Il giovane Bayona (classe '75), che ha studiato i classici, sa che maggiore è l'ambiguità migliore sarà l'effetto, e dimostra una mano già notevole benché non originalissima in un paio di lunghe scene madri abbastanza memorabili (la festa mascherata, l'esperimento con la medium). Fosse altrettanto incisivo nelle parti "adulte" di raccordo, 'E1 orfanato' sarebbe un gran bel film. Così resta un ottimo film di genere, con un paio di non indispensabili punte horror che sanno quasi di omaggio al produttore Guillermo Del Toro. Non è affatto poco." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 novembre 2008)

"Senza nulla togliere al bravo Bayona e all'intensa interprete Belén Rueda, 'The Orphanage', accolto benissimo in Spagna da pubblico e critica, ha l'impronta stilistica del produttore Guillermo del Toro, talentuoso autore ('Il labirinto di Pan') ben consapevole che l'horror si alimenta delle atmosfere giocate sul segreto confine fra visibile e invisibile." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 14 novembre 2008)

"I modelli di riferimento sono giusti -'Suspence' di Jack Clayton e 'Gli invasati' di Robert Wise - ma gli esiti non sono all'altezza." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 novembre 2008)
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