The Mist

USA - 2007
The Mist
Maine, Stati Uniti. La tranquilla esistenza di una piccola città di provincia viene sconvolta dall'improvvisa apparizione di una fitta nebbia che nasconde un segreto letale.
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, HORROR
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:1.85) - TECHNICOLOR
  • Tratto da: racconto "La nebbia" di Stephen King.
  • Produzione: DARKWOODS PRODUCTIONS, DIMENSION FILMS
  • Distribuzione: KEYFILMS (2008), DVD E BLU-RAY: KEYFILMS VIDEO (2009)
  • Vietato 14
  • Data uscita 10 Ottobre 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Paolo Zelati
Provincia americana. Esterno notte. Una piccola città costiera viene sconvolta da una tempesta. La mattina dopo, una strana e fitta nebbia compare all'orizzonte, emergendo dal mare. David (Thomas Jane), disegnatore di poster, si reca insieme al figlio Billy (Nathan Gamble) al supermercato cittadino dove altre persone stanno facendo compere. All'improvviso, un uomo insanguinato irrompe urlando nel negozio: qualcosa, dice, è uscito dalla nebbia (che, nel frattempo, è arrivata sulla terraferma) e lo ha aggredito. In breve tempo David scopre che il pericolo è reale anche se non tutti sembrano crederci. Il gruppo si divide in due fazioni mentre, all'esterno, la situazione diventa sempre più critica.
Dopo Le ali della libertà e Il miglio verde, Frank Darabont dimostra di conoscere meglio di chiunque altro regista l'universo kingiano (con buona pace di Mick Garris) confezionando con The Mist un piccolo capolavoro. Costruito sulla struttura classica del film "d'assedio", il film di Darabont ha il pregio non comune di fondere alla perfezione due approcci narrativi spesso agli antipodi, ovvero l'horror "evocativo" (dove è l'immaginazione dello spettatore a fare la differenza) e quello esplicito in cui l'orrore viene mostrato "in piena luce".
Ma anche quando sono gli splendidi effetti speciali della KNB a rubare la scena ai dialoghi e alla caratterizzazione dei personaggi, il focus del film rimane la divisione interna nel gruppo degli assediati. E' disagio vero quello che si prova nel vedere la lenta trasformazione dell'evangelica Mrs. Carmody (Marcia Gay Harden) in una minaccia forse peggiore rispetto ai tentacoli che fuoriescono dalla nebbia. Quando King scrisse l'omonimo racconto (contenuto in "Scheletri") Ronald Reagan citava l'Armageddon un giorno sì e l'altro pure e il radicalismo (religioso-politico-economico) divise il Paese. Il merito di Darabont è quello di non aver banalizzato una storia come The Mist ma, anzi, di averne sottolineato la valenza metaforica fino alla sorprendente sequenza finale che, per molto tempo, perseguiterà il vostro sonno...Chapeau.

CRITICA

"Se King non è mai stato un ottimista sulle qualità morali del genere umano, questa volta la sua fiducia tocca i minimi storici (e Darabont aggiunge un finale particolarmente nero). Quanto alle creature mostruose, ragni, uccelli, insetti, bestie coi tentacoli - facevano più paura sulla pagina, che si guardava bene dal descriverle." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 ottobre 2008)

"Più che il marchio di Darabont e del suo solito soggettista, Stephen King (in questo caso un racconto tratto dalla raccolta 'Scheletri', Sperling & Kupfer), 'The Mist' ha quello dei nefasti fratelli Weinstein. Un altro suo modello ideologico è infatti il polpettone che i suddetti fratelli hanno prodotto per Robert Rodriguez, 'Planet Terror': ricerche condotte da militari sfociano nel disastro collettivo. Dunque i più cattivi sono loro, seguiti dagli integralisti religiosi in attesa di qualsiasi episodio che giustifichi il loro grido: 'l'apocalisse! l'apocalisse!'. Del resto sono proprio gli strepiti di Marcia Gay Harden, unica vera attrice nel tragico supermercato del Maine (ma ricostruito in Louisiana, mille miglia a sud!), tengono desti fino alla fine". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 10 ottobre 2008)

"The Mist' è la ricognizione del sentimento della paura e del timore dell'ignoto. L'interpretazione degli eventi è affidata a personaggi/cliché che Darabont rimodella senza presupporre retorica, enfasi e sensazione di dejà vu. David si pone alla testa del resistenza, ma appena si intuisce che tra gli strati di nebbia ci sono mostri famelici con tentacoli, accompagnati da uccellacci e insettacci altrettanto assetati di sangue, tra le corsie prende quota la predicatrice per caso Mrs. Carmody. Così in 'The Mist', come in molti horror d'oltreoceano di buona levatura, si ragiona e si mette in scena l'eterno scontro tra individualismo e collettivismo, tra fede nei propri mezzi e fedeltà cieca verso sacre scritture. Tanto che nel film di Darabont il momento più sadicamente intenso è il linciaggio del soldato da parte della cricca di mistici invasati. Lo sguardo di Darabont è volutamente insostenibile, giocato su panoramiche e messa a fuoco continuamente modulata tra primi piani e sfondi nella stessa inquadratura, per rendere omogeneo e senza via di fuga l'incubo dei protagonisti. Musiche inizialmente spettrali e infine sacrali di Mark Isham." (Davide Turrini, 'Liberazione', 10 ottobre 2008)

"Noi, dopo aver atteso per due ore e passa una vera sorpresa di qualsiasi natura, abbiamo deciso di
accontentarci dell'insolita crudeltà con cui Darabont infierisce sui suoi personaggi, stupidi generici, fanatici religiosi, violenti per natura, ma anche innocenti puniti per colpe altrui. Ragni e insettacci giganti fanno il loro sporco lavoro ma con qualche sussiego, come se si dessero le arie. Succede, negli horror "d'autore"." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 ottobre 2008)
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