The Lobster

IRLANDA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA, GRECIA, OLANDA - 2015
2,5/5
The Lobster
In un futuro distopico, le persone single, una volta trasferite in un hotel, sono obbligate a trovare un compagno nell'arco di 45 giorni. Se questo non accade, queste vengono trasformate in un animale a loro scelta e abbandonati nelle foreste. Solo un uomo disperato riesce a infrangere le regole, fuggire dall'hotel e a rifugiarsi in un bosco. Qui vivono i Solitari, e il fuggiasco conoscerà l'amore.
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: ED GUINEY, LEE MAGIDAY, CECI DEMPSEY, YORGOS LANTHIMOS PER ELEMENT PICTURES, SCARLET FILMS, FALIRO HOUSE, HAUT ET COURT, LEMMING FILM, IN ASSOCIAZIONE CON LIMP
  • Distribuzione: GOOD FILMS
  • Data uscita 15 Ottobre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
David (Colin Farrell) è rimasto solo come (e con) un cane. Secondo le leggi vigenti, deve essere trasferito in un lussuoso hotel dove avrà a disposizione 45 giorni di tempo per trovare una nuova compagna. Terminato quel lasso di tempo, sarà trasformato in un animale a sua scelta e lasciato libero a vagare nel bosco.

Questa è la (forte) premessa da cui muove The Lobster (l’aragosta), il nuovo atteso lavoro del regista greco Yorgos Lanthimos (già apprezzato per Kinetta, Dogtooth e Alps), qui al primo film girato in lingua inglese e interpretato da un cast internazionale (oltre all'imbolsito Farrell, troviamo Ben Wishaw, John C. Reilly, Rachel Weisz, Léa Seydoux e Olivia Colman), premiato per la sceneggiatura allo scorso Festival di Cannes.

[caption id="attachment_75331" align="alignnone" width="300"]Il poster del film Il poster del film[/caption]

Nuovamente attratto dalle esasperazioni dei giorni nostri (in Alps era raccontata la storia di un gruppo di attori che – dietro compenso – “interpretava” l’esistenza di chi non c’era più…), Lanthimos questa volta ci conduce in un futuro molto prossimo, naturalmente distopico, in cui rimanere single è vietato e dove, al tempo stesso, è proibito stabilire relazioni sentimentali una volta che di decide di unirsi ai “solitari”, nutrito gruppo di persone che vive nel bosco e che, ciciclamente, deve fare in modo di non essere catturato dalle squadre di “cacciatori” provenienti dall’Hotel.

L’idea, come detto, è davvero suggestiva e, soprattutto, sopravvive con entusiasmo nella prima parte del film, quella che il regista riesce a gestire meglio, spaziando abilmente tra dark comedy e grottesco. Già in questa fase, però, inizia a manifestarsi il problema che accompagnerà poi, con forza sempre più crescente, il lavoro di Lanthimos, troppo innamorato di se stesso da non accorgersi che messa in scena, ralenti e sviolinate avanguardiste à la Bartók finiranno per avere la meglio sullo sviluppo del racconto. Che da metà film in poi diventa prevedibile, e noioso. A dispetto di uno spunto sul quale, tutto sommato, si potrebbe anche tornare a ragionare per creare un’interessante serie tv. Ora come ora, però, The Lobster somiglia solamente ad una puntata lunga (ed estenuante) di Black Mirror.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI:FILM4, BORD SCANNÁN NA HÉIREANN/THE IRISH FILM BOARD, EURIMAGES, THE NETHERLANDS FILM FUND GREEK FILM CENTRE ET BFI, IN ASSOCIAZIONE CON PROTAGONIST PICTURES, CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL+, CINE+ E L'AIUTO DI: AIDE AUX CINÉMAS DU MONDE, CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE, MINISTÈRE DES AFFAIRES ÉTRANGÈRES ET DU DÉVELOPPEMENT INTERNATIONAL, DE INSTITUT FRANÇAIS.

- PREMIO DELLA GIURIA AL 68. FESTIVAL DI CANNES (2015).

- COLIN FARRELL È STATO CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2017 COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2017 PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE.

CRITICA

"(...) disperazione sui destini dell'umanità si respira nel film greco 'The Lobster' (ma girato in Irlanda e parlato in inglese), dove un futuro distopico è però raccontato con toni di surrealtà che spiazzano lo spettatore. (...) Se il mondo che Lanthimos e il suo cosceneggiatore Efthimis Filippou s'immaginano non sembra avere un qualche riscontro reale (...) ciò nondimeno il film trasmette un'autentica angoscia per la rassegnazione che gli ospiti dell'albergo dimostrano, per le regole enigmatiche cui devono sottostare, per le ragioni mai spiegate di un tal stato di cose. Questa atmosfera claustrofobica, sottolineata da una messa in scena spoglia e geometrica, si perde però nella seconda parte del film, dove la vita dei «solitari» assomiglia più a un'autopunizione che a un atto di ribellione. Salvo ritornare ancora nel finale, dove la forza dei sentimenti spinge il protagonista a un atto estremo di amore-morte." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 16 maggio 2015)

"Inizialmente affascina l'universo futuristico di 'The Lobster' (...). A metà, però, il film prende un'altra direzione e ci mostra resistenti alla macchia per i quali l'obbligo è essere single. Contemporaneamente cambia anche il tono della rappresentazione; rimandandoti, con effetto spaesante, a situazioni che evocano certi film di Godard e Truffaut". (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 maggio 2015)

"Peccato che andando avanti Lanthimos, già autore di due altre straordinarie e ispide fiabe nere, 'Canino' e 'Alpi', forse a disagio in una coproduzione internazionale, perda slancio e inventiva. I meccanismi del potere e dell'intolleranza, dell'oppressione, della manipolazione, si riproducono infatti anche tra i ribelli. Ma la tensione fantastica che anima la prima metà si allenta e il film perde fascino e coerenza quando si scopre che anche il riscatto dell'amore, se mai esiste, ha un prezzo pesante." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 maggio 2015)

"Decisamente deludente (...) film di fantascienza tra confuse e banali metafore difficoltà e ipocrisie della coppia." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 16 maggio 2015)

"Molto atteso e molto applaudito (...) è un thriller fantascientifico, pieno di metaforiche allusioni e oppresso da un senso di ineluttabile claustrofobia. I diktat di cui sono vittime le persone sole fanno pensare alle scadenze imposte alla Grecia dall'Unione Europea, non perché c'entrino qualcosa con la storia, priva di qualunque riferimento cronachistico, ma perché danno l'idea di una società messa alle strette, sull'orlo di un baratro. Un luogo dove i migliori, pur di sopravvivere, finiscono per fare le cose peggiori. (...) L'effetto, nel pubblico, oscilla tra passione incondizionata e forte repulsione, ed è anche questa la forza dell'opera." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 16 maggio 2015)

"Parabola agghiacciante, perfetta sulle pressioni sociali che ci vogliono «in coppia». A qualcuno ha ricordato 'Her' di Spike Lonze, a qualcuno più anziano anche 'I viaggiatori della sera' con Ornella Vanoni, film di fantascienza girato a Lanzarote negli anni '70. Comunque sia, quell'hotel dove i single devono passare gli ultimi giorni, sottoposti a regole terribili, prima della 'trasformazione' è qualcosa di memorabile." (Luca Vinci, 'Libero', 16 maggio 2015)

"Non delude e piace alla stampa l'atteso 'The Lobster' del greco Yorgos Lanthimos che racconta una parabola grottesca e surreale ambientata in un mondo futuro, dove ogni individuo è costretto a vivere in coppia (...). Interpretato da un Colin Farrell in versione uomo qualunque, con occhiali, frangetta, baffi e pancia, il film costruisce un mondo futuro dove le relazioni sentimentali sono costrette per legge (...). Non manca l'allegoria a un'Europa costretta a convivere per decreto, in cui l'unione è dettata per legge e non ammette debolezze, fallimenti e deroghe." (Dina D'Isa, 'Il Tempo', 16 maggio 2015)

"È probabile che Lanthimos veda la famiglia come uno spazio totalitario, ma più che un'allegoria 'The Lobster' è una zuppa di pesce. Al totalitarismo familiare, il regista oppone infatti il totalitarismo eguale e contrario dei single in fuga dalla convivenza forzata. (...) Accompagnato da molte speranze, 'The Lobster' non va di là dal sarcasmo, una regia che sa molto di scenografia, qualche buona battuta, una tensione che non si eleva. I greci, si sa, vivono tempi duri e l'orizzonte non deve sembrare loro particolarmente felice. Però non bisogna abusare della solidarietà europea." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 16 maggio 2015)

"Si tratta del quarto lungometraggio del capofila, con Athina Tsangari («Attenberg»), del nuovo cinema greco, che per la prima volta si cimenta con una produzione internazionale con tanti nomi noti (...) interamente girata in Irlanda. (...) David, che desidererebbe (...) essere trasformato in aragosta, a un certo punto si ribella alla situazione e si aggrega ai solitari capeggiati da una giovane d'origine francese (Seydoux). È qui che lo schema rigido si rompe e si entra in un altro universo, che vorrebbe essere altrettanto strutturato, ma molto meno convincente. È il difetto più marcato di questo ambizioso regista che, anziché film, crea trappole di metafore nelle quali i giurati dei festival cascano troppo spesso. Un'idea forte di partenza che non ha però uno sviluppo adeguato e, soprattutto, coerente con l'impostazione iniziale. Lanthimos vuole fare un discorso sul potere, sulle convenzioni, sulla solitudine, anche su verità e menzogna, ma il meccanismo a un certo punto si logora, si inceppa egira a vuoto. Se la prima parte del film ha un suo fascino e pure, in alcuni momenti, una sua ironia, «The Lobster» mostra poi la corda di un intento metaforico da una parte quasi scontato e dall'altra irrisolto. Tutto si concentra in poche idee, ma manca uno sviluppo. Il cast è sorprendente per la composizione, indovinato in alcuni elementi (per esempio un sofferto Reilly), ma per altri versi sembra assemblato più con l'obiettivo di assecondare i copro-duttori di ben cinque paesi che per il bene dell'opera e alcune forzature indeboliscono l'impianto complessivo." (Nicola Falcinella, 'L'Eco d Bergamo', 6 novembre 2015)
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