The Impossible

USA, SPAGNA - 2012
2/5
The Impossible
Maria, Henry e i loro tre figli, stanno trascorrendo le vacanze invernali in un paradiso tropicale nel Sud Est asiatico. Tuttavia, la mattina del 26 dicembre, mentre la famiglia si rilassa in piscina dopo i festeggiamenti del Natale, un rumore terrificante si alza dal mare per dare voce a una enorme onda che da lì a poco travolgerà ogni cosa...
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: tratto dalla vera storia di Maria Belon
  • Produzione: APACHES ENTERTAINMENT, TELECINCO CINEMA, IN ASSOCIAZIONE CON LA TRINI, CANAL PLUS, ICAA, IVAC, GENERALITAT VALENCIANA
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2013)
  • Data uscita 31 Gennaio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Una sconvolgente catastrofe naturale, lo tsunami più violento della storia che nel 2004 colpì la costa sudorientale dell'Asia, uccidendo 300.000 persone: The Impossible – come da titolo – racconta l'incredibile storia di una famiglia, Maria, Quique, Lucas, Tomas e Simon, miracolosamente scampata all'evento e, altrettanto miracolosamente, riuscita a ritrovarsi nel caos e nella devastazione, nel dolore e nelle ferite delle ore successive alla tragedia.
Diretto da J.A. Bayona (che nel 2008 raccolse consensi con la ghost-story The Orphanage), The Impossible è il film che ha incassato di più nella storia del cinema spagnolo (quasi 40 milioni di euro): la vicenda, reale, è quella capitata a Maria Belon, al marito e ai tre figli. Il relax di un Natale trascorso in un lussuoso resort thailandese che senza preavviso si trasforma in un incubo dalla portata inaudita: un ronzio in lontananza, la fuga degli uccelli, il boato di un'onda che travolge e spazza via, in un attimo, tutto quello che incontra. La donna (Naomi Watts) e Lucas, il maggiore dei tre bambini, si ritrovano in un fiume in piena, acqua e fango, detriti e tronchi: si mettono in salvo, ma Maria è ferita ad una gamba e al torace.
Fin qui il film di Bayona è una macchina quasi perfetta che riesce a coniugare la spettacolarità del disaster movie al dramma di un immediato “dopo”, in cui la sorpresa di essere ancora vivo si mescola con la paura di aver perso i propri cari e con la consapevolezza di una distruzione che appare senza rimedio.
Poco a poco, però, The Impossible cede il passo alle dinamiche che, quasi sempre, sul grande schermo da “reali” si fanno “inverosimili”: il limite di un cinema che, paradossalmente, è chiamato a togliere per farsi credibile e che l'eccezionalità di una storia vera non premia, mortificandone gli esiti. Non era facile, è vero, ma forse sarebbe bastato calcare un po' meno la mano, senza sottomettersi all'enfasi che, giocoforza, finisce per caratterizzare ogni singola sequenza. Rendendo davvero impossibile la riuscita del film.

NOTE

- NAOMI WATTS E' STATA CANDIDATA ALL'OSCAR 2013 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA.

CRITICA

"Era scritto. Lo tsunami che nel 2004 ha devastato le coste sudorientali dell'Asia (300.000 morti) era un «cattivo» troppo forte per resistere. Qualcuno doveva farne un horror. Ci ha pensato il regista di 'The Orphanage' con questo film di immenso successo in Spagna e potente, pedante, sadico realismo sullo schermo. «Storia vera», naturalmente. Sentimenti un po' meno. (...) Bella la scena in cui tutti, in tutte le lingue del mondo, chiedono al piccolo protagonista di trovare qualcuno in quel caos. La Torre di Babele è crollata ed era fatta d'acqua. Il resto è golosa, edificante pornografia del dolore." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 gennaio 2013)

"Una quantità di film delle ultime stagioni esibisce la scritta 'tratto da una storia vera'; senza che, di questa informazione, si veda la necessità. Diverso il caso di 'The Impossible': sapere non solo che la storia si svolge durante lo tsunami del 2004, ma che è autentica anche la vicenda della famiglia protagonista (in origine spagnola, qui è diventata americana) aiuta ad accettare meglio una sceneggiatura melodrammatica e piena di colpi di scena, che tocca senza andarci per il sottile le corde emotive dello spettatore. (...) II regista Bayona l'ha ottenuta ricreando una vera ondata, per organizzare la quale è occorso un annodi lavoro. Poi, contentandosi di una sola - e perciò tanto più impressionante - sequenza di devastazione, si è concentrato sugli effetti della catastrofe. E bisogna ammettere che le scene di Naomi Watts che, travolta dall'impeto delle onde e imprigionata in fondo alle acque da un groviglio di detriti, non riesce a riemergere alla superficie, provocano per empatia in chi le guarda un senso di soffocamento quasi reale." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 31 gennaio 2013)

"Chiedersi se, dopo 'Hereafter', si sentiva il bisogno di un altro film ispirato allo Tsunami abbattutosi nel dicembre 2004 sulle coste della Thailandia, non è giusto; e tuttavia 'The Impossible' autorizza la domanda per l'ottica troppo minimale con cui affronta quell'immane disastro, focalizzandosi sulla vicenda di una famiglia di sopravvissuti che non riesce a farsi emblema di una tragedia collettiva. Dopo un avvio da film catastrofico, la pellicola assume un carattere di mélò, dedicandosi a raccontare le peripezie del clan rimasto separato - da una parte Naomi Watts e il figlioletto maggiore, dall'altra Ewan McGregor con i due bimbi piccini - che cerca di ritrovarsi. Visto che la conclusione della storia è nota, l'abile J.A. Bayona, il regista di 'The Orphanage', tenta di imbastire un minimo di suspense ricorrendo anche a qualche trucco horror, ma la vera tensione del film è quella creata dai validissimi interpreti." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 31 gennaio 2013)

"Il regista spagnolo Juan Antonio Bayona ha una predilezione spiccata per i colpi nello stomaco. Così dopo 'The Orphanage', che in Spagna si intitolava 'El Orfanato', un horror su un bambino che spariva, occasione corrusca per poter rievocare tutti gli orrori della guerra civile, ecco che si presenta adesso con un film che sembra riportarci al genere 'catastrofico' tanto di moda una volta. Niente terremoti né grattacieli in fiamme, comunque, ma per far cronaca dal vero, un recentissimo tsunami, quello che il 26 dicembre del 2004 provocò morti e dispersi sulle spiagge più belle dell'Oceano Indiano. (...) La regia di Bayona conquista e anche un po' angoscia quando rappresenta a lungo e senza risparmio di effetti quella spaventosa invasione delle acque cui nessuno resiste. Lascia un po' perplessi quando, cadenzando le ricerche a distanza dei due gruppi familiari, accetta al momento di ricongiungerli delle note così facili da sfiorare il patetico, pur prendendo atto che quel lieto fine con lacrime non è del tutto inventato perché sembra che la storia sia vera. Riescono comunque a conferirle sapori autentici quasi tutti gli interpreti, a cominciare da Naomi Watts che, proprio per la parte della mamma, è già stata candidata all'Oscar di quest'anno." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 31 gennaio 2013)

"Tratto dalla testimonianza reale di Maria Belòn, che visse esattamente quanto raccontato, 'The Impossible' mette in campo appunto, l'impossibilità dell'umano controllo della natura, leopardianamente intesa a contestare la nostra volontà. Il problema è che realizza una cine-odissea esasperata nel mélo, ridondante di retorica forzata a evocar lacrime e disperazione. Colonna sonora irritante e la Watts candidata all'Oscar in barella." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 31 gennaio 2013)

"Angosciante, anche se ruffianissimo, dramma, tratto da una storia vera, che rievoca il terrificante tsunami tailandese del Natale 2004. Dopo la tremenda scena iniziale dell'inondazione, il film prosegue attorno alle peripezie di una famigliola spezzata. Da una parte Naomi Watts con il primogenito, dall'altra Ewan McGregor con i due bambini più piccoli. E' tutta sofferta routine, che cerca e trova la commozione. Probabilmente alle anime semplici va bene così." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 31 gennaio 2013)

"Piacerà agli uomini che vogliono il grande spettacolo e alla donne che amano tornare dal cinema con i fazzoletti zuppi di lacrime. Lo spagnolo Bayona (ricordate 'The Orphanage'?) si colloca qui nella prima fila dei grandi artigiani alla Hollywood. Sa ricreare la catastrofe e guidare gli attori (che pathos ha saputo tirar fuori da attori spesso freddini come la Watts e McGregor)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 31 gennaio 2013)
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