The Horde

La horde

FRANCIA - 2009
4/5
The Horde
Parigi. Un gruppo di poliziotti è sulle tracce di una banda di malviventi che si è rinchiusa in uno stabile fatiscente. Una volta entrati nel palazzo, gli agenti dovranno però unire le forze con il loro nemici per difendersi da un'orda di zombie che si è impossessata dell'edificio.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: CAPTURE THE FLAG FILMS
  • Distribuzione: FANDANGO (2010) - DVD E BLU-RAY: FANDANGO HOME ENTERTAINMENT (2011)
  • Vietato 14
  • Data uscita 1 Ottobre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Per vendicare il brutale assassinio di un loro collega, quattro poliziotti corrotti organizzano un’azione notturna: teatro della spedizione, un fatiscente palazzone nel nord di Parigi, covo di criminali e spacciatori senza scrupoli. Scopo della missione: uccidere senza pietà il clan capeggiato dal possente Adewale (il fenomenale Eriq Ebouaney, già visto in Bianco e nero di Cristina Comencini). Vengono subito sorpresi però: Jimenez (Aurèlien Recoing) è ferito a morte, Tony (Antoine Oppenheim) ad una gamba, e insieme ad Ouessem (Jean-Pierre Martins) e Aurore (Claude Perron), quest’ultima amante del collega da vendicare, segregati nell’appartamento dei delinquenti. Neanche il tempo di decidere il da farsi, tutti quanti – criminali e agenti – saranno costretti ad unire le proprie forze per difendersi da una minaccia terrificante: un esercito di zombie affamati sta per entrare nel palazzo…
Sanguinolento, spietato e senza un attimo di tregua: The Horde (Evento Speciale alle Giornate degli Autori del 2009) è uno straordinario horror d’assedio, confezionato dai francesi Yannick Dahan e Benjamin Rocher, artefici di un piccolo capolavoro che, finalmente senza inutili denotazioni o didascalie, riporta in auge il filone degli zombie-movie rileggendolo da un punto di vista tanto estetico quanto sociale: dall’assalto massificato di matrice romeriana nato sul finire degli anni ’60 alle banlieus di morti viventi di The Horde, il passo è più breve di quello che sembra, e l’aumento esponenziale di famelici, indistruttibili morti viventi va di pari passo alla sempre più crescente violenza gratuita (emblematica, in tal senso, la sequenza della “tortura” ai danni di una zombie ormai messa in condizione di non nuocere…) perpetrata dal disordine e dalle forze preposte per contrastarlo. Fuggire, ammesso di riuscire a scendere incolumi tutti i tredici piani del palazzo, sarà praticamente impossibile. Caratterizzazioni forti (oltre al già citato Ebouaney, anche Jo Prestia e, soprattutto, il vecchio guerrafondaio interpretato da Yves Pignot, che continua a chiamare gli zombie “musi gialli”…) e insanabile esacerbazione splatter, The Horde è quanto di meglio ha proposto il nuovo cinema horror francese degli ultimi anni, capace di “divorare” in un colpo solo prodotti insinceri e tremendamente sopravvalutati come Martyrs di Pascal Laugier.

NOTE

- PRESENTATO ALLA 6. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA, 2009).

CRITICA

"Alexandre Aja ha fatto primavera: l'horror francese è vivo e vegeto, anche se zombi. Yannick Dahan e Benjamin Rocher buttano un occhio a Carpenter ('Distretto 13' come i piani di questo palazzone) e l'altro a Romero (quello d'annata, mica il deprimente 'Survival of the Dead'), senza dimenticare chi sono: la banlieue è sovrana e - Kassovitz ringrazierà - l'odio continua a regnare. Professionisti ma non bari, i due registi mischiano le carte. (...) 'The Horde' ha una particolarità di genere: ferisce di nuovo con armi vecchie, popola la suburra di spurghi, metaforizza il vulnus che mangia tutti. E vomita nonsense: vivo, morto, X. Incognita politica, orda barbarica: dimenticate Baricco, qui c'è urgenza. Bassa, sporca, morale. Horror." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 30 settembre 2010)

"2009: nell'anno della Mostra di Venezia che celebra definitivamente lo sdoganamento del cinema di genere inserendo l'ultimo horror zombi di Romero (il superdeludente 'Survival of the Dead') in Concorso, due ragazzini francesi escono inorriditi e delusi dalla visione della pellicola del loro maestro vista al Lido tra gli spettatori. Si chiamano Yannick Dahan e Benjamin Rocher. Chi? Sono loro due i veri re degli zombi in laguna. Tra gli appassionati gira voce che i francesini abbiano realizzato un filmone presente alle Giornate degli autori proprio in quell'edizione 2009. Titolo: 'La Horde' ('L'orda'). 2010: eccolo finalmente nei cinema italiani. (...) Tutto impressionante: il ritmo, la violenza, gli attori con splendide facce da duri (Eriq Ebouàney, già ammirato dalle nostre parti in 'Bianco e nero'), l'invenzione macabra (stai per diventare uno zombi? Abbranca un tizio... così te lo mangi appena trasformato!). Solita invidia nel finale. I francesi fanno questo cinema di grande potenza e personalità, checché se ne pensi. E noi non riusciamo a produrre un horror decente da anni e anni." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 1 ottobre 2010)

"Anche il cinema francese adesso ha il suo film di zombie: 'The Horde' di Yannick Dahan e Benjamin Rocher. I puristi del genere, semmai ce ne fossero, storcerebbero subito il naso innanzi a questa versione francese del mito americano dei morti viventi, perché ad essa mancherebbe quella dimensione di metafora politica che ha contraddistinto molti dei film della saga, da Romero in poi. (...) 'The Horde' ama l'azione e la macelleria e disdegna il quadro di insieme, anche se fa un minimo riferimento, laterale e tangenziale, alla società francese affamata dei non garantiti. (...) A parte, dunque, un pallido riferimento ai morti che si vendicano della società, il resto è un puro esercizio di sopravvivenza che ricorda più 'Alien' (ma alla lontana), che i morti viventi. 'The Horde' è un nuovo e ultimo capitolo dell'horror francese, che a sua volta si inserisce nella nuova scena dell'horror europeo. I francesi da tempo battono il chiodo del genere, e con qualche risultato." (Dario Zonta, 'L'Unità', 1 ottobre 2010)

"Alla Mostra di Venezia l'orrore s'è installato solidamente nell'ultimo decennio. Nella rassegna parallela 'Le giornate degli autori' dell'anno scorso c'era a rappresentarlo anche 'La Horde' di Yannick Dahan & Benjamin Rocher, che ora esce anglicizzato in 'The Horde', come se intitolarlo 'L'orda' fosse banale. Al provincialismo lessicale degli italiani cinefili, che riconduce ogni lingua all'inglese, corrisponde il provincialismo di certi cineasti nel ricalcare un sottogenere dell'orrore, qui quello della zombaggine. Gli epigoni, più che i continuatori, di George Romero sono ormai legione. Dahan & Rocher si sono limitati a sostituire uno sfondo di periferia parigina al sobborgo di metropoli statunitense o, come nella 'Notte dei morti viventi', uno sfondo rurale da 'American Gothic'. Il resto è una somma di pregiudizi, avidità, razzismi. E qui tutto è esasperato, ma non va lontano dalla realtà di un continente che risponde alla crisi del capitalismo dando ragione - senza accorgersene - a Marx. (...) Ma qui non siamo nel centro della città e il 'male' non è - per il momento - circoscritto, come in 'Rec' e 'Rec 2', di Jaume Balaguerò, altra variante europea della zombaggine. No, qui l'inferno condominiale sintetizza ciò che sta accadendo ovunque." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 1 ottobre 2010)

"Piacerà a chi ormai sa che i migliori horror oggi arrivano dalla Francia. 'La horde' è pieno di effettacci ma anche di ironia." (Giorgio Carbone, 'Libero' '1 ottobre 2010)
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