The Founder

USA - 2016
2,5/5
The Founder
La vera storia di Ray Kroc, un venditore dell'Illinois, e del suo incontro con Mac e Dick McDonald, che negli anni Cinquanta avevano avviato un'attività di vendita di hamburger nella California del Sud. Impressionato dalla velocità del sistema inventato dai due fratelli per la preparazione del cibo e dalla folla di clienti attirati dal loro chiosco a San Bernardino, Kroc vide subito il potenziale per un franchising e fece di tutto per sottrarre la società ai fratelli creando un impero miliardario. Così nacque McDonald.
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO
  • Produzione: AARON RYDER, DON HANDFIELD, JEREMY RENNER PER FILMNATION ENTERTAINMENT, THE COMBINE
  • Distribuzione: VIDEA (2017)
  • Data uscita 12 Gennaio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Misconosciuto venditore di frullatori dell'Illinois, Ray Kroc rimane folgorato dall'incontro con Mac e Dick McDonald. Siamo nel 1954: i due fratelli sono titolari di un chiosco a San Bernardino, nella California del Sud, che vende hamburger, patatine fritte e bevande analcoliche. Impressionato dalla velocità del sistema inventato dai due fratelli per la preparazione del cibo e dalla folla di clienti attirati dal loro chiosco, Kroc vide subito il potenziale per un franchising e fece di tutto per sottrarre la società ai fratelli creando poi un impero miliardario. Così nacque McDonald’s. Un nome, un marchio inconfondibile che, ormai da oltre 60 anni, richiama le folle in ogni angolo del globo, attirate dalla lucentezza di quei due archi dorati.

A portare sullo schermo l'incredibile storia (vera) ci pensa John Lee Hancock, che dopo Saving Mr. Banks (film che raccontava la travagliatissima lavorazione di un classico come Mary Poppins) si concentra stavolta su un'icona che nel corso del tempo è stata capace di stravolgere le abitudini alimentari di un intero pianeta. E proprio come nel caso della trasposizione cinematografica di Mary Poppins, fortemente voluta da Walt Disney e allo stesso tempo "osteggiata" in qualsiasi modo dalla sua autrice, Pamela Lyndon Travers, che costrinse la produzione a sottostare a qualsiasi sua richiesta, anche per il definitivo exploit di un franchise come McDonald's ci volle l'insistenza e la caparbietà di un occhio esterno, quello di Ray Kroc, appunto, deciso a non fermarsi di fronte a nulla (neanche di fronte a chi, di fatto, inventò il sistema Speedee System) pur di dimostrare che la sua visione, quella di una "dominazione globale del mercato", diventasse reale.

Interpretato da un Michael Keaton inarrestabile e a tratti insopportabile, Kroc - incaricato dai due fratelli McDonald di gestire l'avvio del franchising - si accorse in breve tempo che il progetto d'espansione non avrebbe mai preso piede come immaginava se non fosse riuscito a svincolarsi dalle limitazioni che i fratelli imponevano sul design e il funzionamento dei ristoranti: per questo, anche grazie al consiglio del mago della finanza Harry Sonneborn, iniziò a pensare a McDonald's in termini di business immobiliare. Solamente così avrebbe potuto tagliar fuori Mac e Dick, che avevano voce in capitolo solo per quello che riguardava l'interno delle mura di ogni ristorante, e iniziare a guadagnare davvero. Fino a diventare, qualche anno dopo, l'unico proprietario, presidente e amministratore delegato, acquistando la quota dei fratelli McDonald.

Da questo punto di vista, il film offre una vera e propria cronistoria della vicenda, insistendo molto sui crescenti dissidi tra Kroc e i due fratelli, pur non abbandonando mai la cifra brillante che regola l'intero racconto, poggiato sullo script di Robert D. Siegel (The Wrestler), che non dimentica di esplorare anche il rapporto tra il protagonista e la moglie Ethel (Laura Dern), destinato a sfiorire.

The Founder, dunque, ha dalla sua il fatto di essere il primo lungometraggio ad occuparsi della vicenda, in maniera tutto sommato dettagliata e servendosi di una buona ricostruzione d'epoca, anche se l'operazione - dal punto di vista cinematografico - regala ben poco altro oltre al semplice "resoconto" della storia. Un film "mordi e fuggi", insomma, probabilmente in linea con lo spirito fast food dell'oggetto intorno cui ruota.

CRITICA

"Ti lascia con una strana sensazione la proiezione di 'The Founder', tra la rassegnazione e il rimpianto, come quella di un eroe che poi non si è rivelato all'altezza dei nostri sogni (non dei suoi, attenzione), ma non come il Jeremy Fox di langhiana memoria, il cui cinismo era propedeutico e pedagogico alla crudeltà della vita. No, il Ray Kroc che Michael Keaton interpreta con malinconica partecipazione, quasi controvoglia, eppure con un'energia contagiosa, non è l'ammodernamento di un personaggio del Covo dei contrabbandieri. E nemmeno solo il ritratto di un'America trionfante, coi suoi sogni e i suoi successi. La messa in scena di John Lee Hancock e soprattutto la sceneggiatura di Robert Siegel finiscono per tratteggiare un personaggio che forse nemmeno si accorge di aver tradito le proprie ambizioni ed è proprio su questo crinale di ambiguità e di contraddizioni che il film prende vita e colpisce. Perché dà l'impressione di non sapere bene che posizione avere su uno dei pilastri del capitalismo americano, né cosa fare di una delle icone pop più conosciute nel mondo e di quei sogni dove la realtà ha superato l'immaginazione. (...) i momenti più deboli del film (e della sceneggiatura) sono (...) quelli in cui Ray Kroc si lascia andare e intreccia spirito degli affari e filosofia 'all american', voglia di successo e sociologie egemoniche, quando anche il film sembra credere alla versione autorizzata della storia del «genio»: è vero che l'hamburger di McDonald's e i suoi archi dorati sono diventati uno dei simboli più popolari del mondo, ma le sue tirate patriottico-alimentare sanno di recita. Mentre prende vita quando abbandona l'agiografia e ci fa capire un po' meglio cosa si nasconde dietro il luccichio del sogno americano." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 9 gennaio 2017)

"Attraverso il carisma e lo stile di recitazione nervoso di Michael Keaton, confermando una rinascita artistica seguita a 'Birdman' e 'Il caso Spotlight', ci viene raccontata la vera storia dell'impero McDonald's. (...) La nascita e lo sviluppo del gigante del fast food che tutti conosciamo non sarà indolore né il film risparmia sul descrivere il fondatore come avventuriero senza scrupoli. Una storia americana, più che un comune biopic." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 12 gennaio 2017)

"Il copione di Robert Siegel segue abilmente l'escalation di Kroc verso il successo, mettendo a confronto le sue sconfinate mire di grandezza con l'amoroso impegno artigianale dei McDonald, che fosse stato per loro avrebbero garantito una sempiterna qualità di prodotto. E il regista John Lee Hancock racconta con ritmo essenziale la storia, impaginando elegantemente l'epoca e avvalendosi, a partire dall'ottimo Michael Keaton, di un calibratissimo cast." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 12 gennaio 2017)

"'The Founder' è una commedia di piccolo ma accurato calibro sulla storia very yankee dell'uomo che creò i McDonald's. (...) il regista non si produce in un'agiografia della più grande corporation del fast food, bensì propone agli spettatori una girandola di tocchi, raggi e botte di fortuna imperniata su un Keaton in gran forma. (...) il film non aspira ai grandi menu cinefili, ma non lesina sui cetriolini dello humour, la malizia, il ritmo e la nostalgia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 gennaio 2017)

"Interpretato da Michael Keaton, e cucito sulla sua performance di attore che vive oggi la sua seconda giovinezza cinematografica, Ray Kroc è l'incarnazione della perseveranza di fronte alle avversità. (...) Dell'universo di contraddizioni che gravita intorno alla emme gialla non c'è però traccia in 'The Founder', costruito da John Lee Hancock su un susseguirsi di dialoghi brillanti che non affondano né nella personalità del suo Citizen Kane né in quello che il suo impero avrebbe incarnato." (Giovanna Branca, 'Il Manifesto', 11 gennaio 2017)

"Con un bel ritmo di sequenza e una visione umana e industriale delle componenti, il regista di 'Saving Mister Banks' ci accompagna a scoprire i passaggi dal chiosco alla diffusione planetaria di McDonald's. Ostinazione e fallimento, compromesso e tradimento, inganno e successo: mega spot d'autore, sì, ma verace e rivelatore. Keaton, esuberante provinciale, mattatore virtuoso." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 12 gennaio 2017)

"Purtroppo, il racconto è didascalico, senza guizzi drammatici né affondi psicologici: regista e sceneggiatore inseriscono la mera rendicontazione di una 'success-story' qualche noterella morale sanzionatoria. Né carne, né pesce, insomma, e non parrebbe voler essere un'allusione cattivella al menu della catena: chissà Paul Thomas Anderson che film ne avrebbe fatto. Peccato: Mclgnavo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 12 gennaio 2017)

"'The Founder' è un interessante, e sempre presente dentro il cinema americano, studio sul capitalismo attraverso il resoconto fiction dell'ascesa dell'uomo che avrebbe diretto la catena di fast-food più potente del mondo. (...) La prima parte del film diretto dal bravo, e sottovalutato, Hancock (...) è quasi ottima grazie all'esilarante rapporto idiosincratico tra i fratelli McDonald di Nick Offerman (il pignolo) e John Carroll Lynch (il sentimentale) con il martellante Kroc di Michael Keaton. Poi, nella seconda parte, il discorso si fa più fumoso sulle circostanze che portarono alla crisi tra i fratelli e Kroc con il regista più che leggermente restio a prendere una posizione netta circa il rapace 'fondatore' protagonista del suo film. (...) Chi è Kroc per il regista? (...) Il film non ce lo dice anche per colpa di un Michael Keaton incapace di dare al suo ghignante tycoon quel tocco di vertigine e quel senso di mistero che ci avrebbero fatti uscire dal film più inquietati e meno convinti di aver capito tutto dell'insaziabile Ray Kroc." (Francesco AIò, 'Il Messaggero', 12 gennaio 2017)

"Dopo 'Birdman' e 'Spotlight', un'altra interpretazione da Oscar per il redivivo Michael Keaton, qui perfetto nel dar volto allo spietato uomo d'affari." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 12 gennaio 2017)

"John Lee Hancock racconta la vera storia dell'uomo che ha trasformato il panino di carne in un'icona pop, che ha intuito un cambiamento epocale del costume americano costruendogli attorno un'industria. Ma oltre al genio dell'imprenditore, dal film emerge il lato oscuro del sogno americano, inquinato da frodi, menzogne, cinismo e colpi bassi, mentre la globalizzazione muove i suoi primo passi accantonando la qualità in nome del profitto." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 gennaio 2017)
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