The Fighter

USA - 2009
4/5
The Fighter
L'ascesa nell'Olimpo della boxe del pugile "Irish" Micky Ward, conosciuto da tutti per la sua lealtà e la sua determinazione. Ad aiutarlo e sostenerlo nell'impresa sarà il suo fratellastro Dicky Eklund, ex pugile divenuto celebre per aver combattuto contro Sugar Ray Leonard, che si è reinventato allenatore ma la cui vita burrascosa mette a serio repentaglio tanto la propria esistenza quanto la carriera di Micky, gestita agli esordi dalla madre Alice e dal fratello Dicky, appunto. Nonostante l'impressionante gancio sinistro Micky continua a perdere sul ring. Viene quindi persuaso dalla sua ragazza Charlene a staccarsi dalla famiglia e cambiare allenatore per perseguire i suoi interessi, ma quando gli viene offerta l'opportunità di combattere per il titolo Micky capisce che avrà bisogno del fratello e di tutta la sua famiglia per poter vincere.
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: MARK WAHLBERG, DOROTHY AUFIERO, DAVID HOBERMAN, RYAN KAVANAUGH, TODD LIEBERMAN E PAUL TAMASY PER MANDEVILLE FILMS, RELATIVITY MEDIA, CLOSEST TO THE HOLE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2011)
  • Data uscita 4 Marzo 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Chi pensava che il cinema americano avesse già detto tutto sulla boxe dovrebbe vedere The Fighter: apparentemente ortodosso rispetto alla vulgata del genere - il ring come metafora belluina della vita, il mito del self-made-man, il racconto di formazione - il film di David O. Russell ne costituisce in realtà la riscrittura in negativo, più vicino al grigio e al côte familiare del masterpiece del filone (Toro scatenato) che all'epopea edificante e positiva alla Rocky. Anche nei confronti del capolavoro scorsesiano comunque The Fighter segnala uno scarto, una volontà radicale di arretrare e trattenersi, sottrarsi e spogliarsi, finora sconosciuta. Che è l'ubi consistam - anche estetico - dell'operazione. Anti-retorica già nella scelta del protagonista, Micky Ward (Mark Wahlberg), campione anomino dei pesi welter (e anche la scelta della categoria di peso - tra le più leggere e meno marcate sotto il profilo muscolare - non è casuale), irlandese come La Motta era italoamericano, dunque ai margini, ma a differenza dell'altro mai diventato leggenda, passato semmai dall'ingresso laterale della storia in virtù di una strategia di lotta passiva, votata tutta all'autoannientamento. Incassava colpo su colpo senza crollare mai. Così sfiniva l'avversario.
Un addestramento alla debolezza che ha per esito - unico possibile - l'attitudine a resistere. Strategia rilanciata, elevata, a opzione etica nei confronti di un ambiente - e di un clan familiare capeggiato da un fratello ex puglie e ancora tossico (Christian Bale) e una madre manager (Melissa Leo) - che lo opprime e lo vuole conformare a sé. Ward è il pugile che usa i guantoni solo per parare i colpi che da più parti gli piovono addosso. Sempre alle corde, in bilico, sul punto di cadere giù. Il campo/ controcampo della boxe e della vita mai come stavolta diventa pura ritmica dell'alternanza, dove a cambiare è lo sfondo ma non l'intrinseca logica cannibalizzante  né il primo piano tumefatto delle sue vittime. Anche quando si sdoppiano. L'altro elemento di novità di The Fighter è proprio l'abbandono del dualismo (la struttura oppositiva dell'eroe e del nemico tipica del genere) in favore del doppio. Il fratello Dicky è nel corpo quello che Micky è nello spirito: l'incarnazione di una sconfitta irreparabile, la stoica mollezza del diseredato che abbraccia la vertigine (della droga) convinto che ci sia sempre qualcosa oltre il fondo. Nella loro intercambiabilità, quella di Bale - meritatissimo l'Oscar - è la vera performance fisica, mentre quella di Wahlberg è tutta giocata su un'immobile impenetrabilità. Analogo scambio tocca alle due donne del film - la straordinaria Melissa Leo (Oscar pure per lei) e l'altrettanto brava Amy Adams - entrambe madri e parassite, salvezza e dannazione.
The Fighter si ferma un attimo prima che l'ascesa di Ward - la sua incoronazione nei tre incontri con il campione Arturo Gatti - si compia. Al film basta il resoconto, ora documentaristico ora accorato, del modo in cui questo quartetto di magnifici personaggi si misurano e si abbattono, si separano e si ritrovano. Perché l'unico match che in fondo conta vincere davvero è, come sempre, fuori dal ring.

NOTE

- PER IL RUOLO DI DICKY EKLUND ERA STATO CONTATTATO MATT DAMON, CHE POI HA DOVUTO RINUNCIARE PER VIA DI IMPEGNI PRECEDENTI. IN SEGUITO ANCHE DARREN ARONOFSKY (REGIA) E BRAD PITT (ANCHE LUI CHIAMATO PER IL RUOLO DI DICKY EKLUND) HANNO ABBANDONATO IL PROGETTO.

- PAUL TAMASY ED ERIC JOHNSON FIGURANO ANCHE COME PRODUTTORI ESECUTIVI (TRA CUI CI SONO ANCHE DARREN ARONOFSKY E KEITH DORRINGTON).

- NEL 2001 LA RIZZOLI HA PUBBLICATO IL LIBRO "THE FIGHTER. NATO PER COMBATTERE" DI BOB HALLORAN CHE, SECONDO ALCUNI, AVREBBE ISPIRATO IL FILM INSIEME AL DOCUMENTARIO DELL'EMITTENTE AMERICANA HBO (DELLA SERIE "AMERICAN UNDERCOVER") INTITOLATO "HIGH ON CRACK STREET: LOST LIVES IN LOWELL".

- GOLDEN GLOBE 2001 A CHRISTIAN BALE E A MELISSA LEO COME MIGLIORI ATTORI NON PROTAGONISTI. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, REGIA, ATTORE PROTAGONISTA (MARK WAHLBERG) E ATTRICE NON PROTAGONISTA (AMY ADAMS) (ENTRAMBI NELLA CATEGORIA: FILM DRAMMATICO).

- OSCAR 2011 A CHRISTIAN BALE E A MELISSA LEO COME MIGLIORI ATTORI NON PROTAGONISTI. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTRICE NON PROTAGONISTA (AMY ADAMS), SCENEGGIATURA ORIGINALE E MONTAGGIO.

CRITICA

"Due fratelli sul ring, due ganci diversi, entrambi Caino ed entrambi Abele. (...) La boxe ha dato al cinema molti grandi momenti: vedendo 'The fighter' si pensa sia a 'Toro scatenato' di Scorsese per l'omerica violenza del ring sia a 'Rocco' di Visconti per il discorso sulla famiglia. Ma soprattutto David O'Russell, il regista missing di 'Three Kings', riesce a mescolare pubblico e privato inserendo, in uno sport virile assai, la presenza, spesso impietosa, delle donne, con un ritratto di matriarcato di provincia, malvestito e trash, difficile da dimenticare, a partire dalla strepitosa Melissa Leo ('Frozen River'), la matriarca che ha vinto l'Oscar da non protagonista insieme all'altro jolly, Christian Bale, di nuovo quasi scheletrico dopo 'Batman', il fratello dalla psiche aggrovigliata (come tutti) cui non sfugge un sorriso o un'occhiata di serenità. E poi c'è Mark Wahlberg, da anni in allenamento per un ruolo che sembrava di Pitt e di Damon ma che invece è arrivato nella sua guizzante muscolatura e nella sua apatica, dolente espressività grazie anche a un personale curriculum che gli assicurava massima identificazione di malato e offeso dalla vita. Un film che sembra uscito dalla fucina dell'America indipendente anni 70, con tutti i suoi eccessi e le cattive maniere in bella mostra ma con una verità intima che esce da ogni fotogramma, finendo infatti senza scosse nei titoli di coda nelle vere immagini dei due fratelli boxeur di cui restano 15 minuti di vita reale." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 4 marzo 2011)

"Sarà anche vero che il pugilato è il più cinematografico degli sport ma ci fosse una volta che, sul grande schermo, ci facessero vedere un incontro che paventi un minimo di verosimiglianza. Anche 'The Fighter', premiato con due Oscar, non si sottrae ad una regola che non ha risparmiato pellicole ben più celebri ambientate intorno al ring. La storia pesca dal mondo reale, raccontando le vicende di Micky 'Irish' Ward (Mark Wahlberg) e Dicky Eklund (Christian Bale, che per questa parte ha vinto la statuetta per il miglior attore non protagonista), due fratellastri che nella boxe cercano (il primo) o hanno cercato (il secondo) l'unica strada per riscattarsi socialmente e sfuggire ad un destino che, comune a molti, sembra già scritto da una monotona sceneggiatura. (...) Il film, match a parte, è comunque godibile e si fa perdonare alcune forzature difficilmente digeribili come la scelta di due protagonisti anagraficamente in contrasto. Ci vuole fantasia a far passare Bale (nella realtà, di tre anni più giovane) da fratello maggiore di Wahlberg, un po' troppo vecchiotto per i panni del pugile emergente." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 4 marzo 2011)

"Visto il materiale di partenza - è una storia vera già narrata in un documentario Hbo, come si vede nel film, e romanzata da Bob Halloran nel libro omonimo Rizzoli - 'The Fighter' poteva essere l'ennesimo e lacrimevole caduta - e - resurrezione. Invece David O. Russell (già regista di 'Three Kings') e i suoi attori fanno di questo mélo girato con ritmo incalzante fra gli irlandesi poveri del Massachusetts qualcosa di inedito. Un fumettaccio esasperato e irresistibile che rovescia la 'verità' in iperbole e carica ogni volto, ogni gesto, ogni snodo del racconto di un gusto così insolente per l'eccesso da farsi stile, visione del mondo, riflessione sul cinema e sul modo in cui il cinema (e la tv) ci condizionano. Si è detto infinite volte che gangster e mafiosi sono andati a scuola dal 'Padrino' e da 'Scarface' adottando le pose e i costumi rutilanti di Coppola e De Palma. Ma questo ormai vale per tutti: così anche Micky, Dicky, la mamma squinternata e indomabile, le sette sorelle ghignanti, la burrosa ex-atleta ridotta a fare la barista che Micky si prende per fidanzata (Amy Adams), gli avversari con cui l'inaffondabile Micky misura la sua capacità di rivalsa (...), diventano maschere, riconoscibili e insieme più vere del vero. Tanto che Sugar Ray Lawrence e il poliziotto amico di famiglia che allenava il vero Micky, compaiono nei panni di se stessi. Senza togliere un grammo di divertimento al superlativo istrionismo di Melissa Leo e del fantasmagorico Christian Bale (due Oscar meritatissimi) nei ruoli di mamma Ward e del figlio strafatto Dicky. Cinema cinico? Macché, cinema-cinema." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 marzo 2011)

"Un altro film sulla boxe? È un filone hollywoodiano che ha dato capolavori, però è stato spremuto a fondo e le dinamiche narrative sono sempre le stesse: perché o si ha un aspirante campione che alla fine ce la fa; oppure si assiste al declino di quello che una volta fu un campione. Di un'ennesima pellicola sull'argomento non si sentiva dunque il bisogno, ma 'The Fighter' (due meri-tatissimi Oscar per Bale e Leo) ha fatto ricredere gli scettici. Non sarà 'Toro scatenato', non sarà 'Million Dollar Baby', ma è davvero un buon film, basato sulla storia vera dei fratellastri di origine irlandese Micky Ward e Dicky Eklund, entrambi pugili. (...) Conferendo risalto sia alla cornice sociale che alle tematiche affettive e lavorando molto di macchina a mano, il regista David O. Russell imprime al film ritmo, naturalezza e tensione emotiva. Le scene di ring sono efficaci e coinvolgenti, ma si capisce che la vittoria più significativa di 'The Fighter' è quella ottenuta sul fronte dei rapporti familiari." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 4 marzo 2011)
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