The Exchange

Hahithalfut

3/5
Cambia lo sguardo, cambia il mondo: Kolirin tra suggestioni ed esercizio, in Concorso

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GERMANIA 2011
Un uomo torna a casa in un orario insolito. Sembra la casa di uno sconosciuto e non la sua: la luce è diversa, l'ambiente è vuoto, silenzioso, desolato; gli appaiono cose che non aveva mai notato prima. L'uomo appare come un turista in casa sua, ma è davvero certo che questa sia la sua vita?
SCHEDA FILM

Regia: Eran Kolirin

Attori: Rotem Keinan - Oded, Sharon Tal - Tami, Dov Navon - Yoav, Shirili Deshe - Yael, Shiri Ashkenazi, Zvika Fishzon, Michael Kfir, Arie Mark

Sceneggiatura: Eran Kolirin

Fotografia: Shai Goldman

Montaggio: Arik Lahav Leibovitz

Scenografia: Yesim Zolan, Miguel Markin

Costumi: Doron Ashkenazi, Hila Bargiel

Durata: 94

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)

Produzione: JULY AUGUST PRODUCTIONS, PANDORA FILMPRODUKTION, ZDF/ARTE

NOTE
- IN CONCORSO ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011).
CRITICA
"L'israeliano Eran Kolirin nasconde il senso del suo film ('Hahithalfut, Lo scambio'). Alla fine cita (forse) Antonioni e la partita a tennis di 'Blow Up' ma il comportamento sempre più catatonico di un fisico che sembra dubitare della concretezza delle cose, delle azioni e dei sentimenti va molto al di là dell'alienazione. Forse va verso la follia. Comunque verso il nonsenso." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 8 settembre 2011)

"Secondo il regista, il protagonista torna il bambino che era e che sa stupirsi di ogni cosa, anche la più banale: il proprio appartamento vuoto, il sotterraneo, il parcheggio, proprio perché il pur impercettibile cambio di prospettiva gli fa vedere tutto con occhi nuovi. Curioso e anche divertente, è sicuramente un film che spiazza per la sua imprevedibilità." (Andrea Frambosi, 'L'Eco di Bergamo', 8 settembre 2011)

"L'esistenzialismo al cinema ha varie forme. Chi lamenta «mi fanno male i capelli», chi fissa il vuoto in pedalini sporchi, chi torna a casa fuori orario per prendere una cartellina e posa l'occhio su un soprammobile. Ecole du regard su brutti pavimenti, smunte pareti, divani beige comprati dall'Aiazzone d'Israele. Soffriamo due volte. Per quel che vediamo (un tizio poco interessante che fa cose poco interessanti) e perché ci siamo persi - ma speriamo faccia marcia indietro - il bravo regista di 'La banda'." (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 8 settembre 2011)