The Endless River

La rivière sans fin

FRANCIA, SUDAFRICA - 2015
3,5/5
The Endless River
Una giovane cameriera accoglie nella sua casa nella piccola cittadina sudafricana di Riviersonderend il marito che ha appena finito di scontare una sentenza a quattro anni di detenzione. All'inizio sembra che i loro progetti di una nuova vita insieme possano finalmente realizzarsi. Ma quando la famiglia di uno straniero che abita nei paraggi viene brutalmente assassinata, la giovane donna e il vedovo affranto iniziano a gravitare una verso l'altro. Intrappolati in una spirale di violenza e di sangue, i due stabiliscono un improbabile legame nel tentativo di superare le loro reciproche rabbie, sofferenze e solitudini
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PRORES HD, CINEMASCOPE (1:2.39)
  • Produzione: SWIFT PRODUCTIONS, MOONLIGHTING FILMS

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Mai come quest’anno al Lido, l’isteria sembra l’emozione più diffusa tra il pubblico degli addetti ai lavori. E così come era accaduto la mattina per A Bigger Splash di Guadagnino, anche ieri sera la proiezione per la stampa di The Endless River si è conclusa con i fischi esagerati e altre intemperanze verbali da parte degli spettatori accreditati. Dalla platea è arrivato anche un “incompetente!”, rivolto non si sa bene a chi. Queste reazioni ci sono apparse francamente eccessive e piuttosto che attestare la pochezza dei film contestati finiscono per denunciare un sentimento di insofferenza preoccupante tra alcuni dei nostri colleghi. Chiediamo dunque ai responsabili della sala stampa del Palazzo del Casinò di distribuire camomilla al posto delle bottiglie di tè col tappo colorato.

Ciò detto, The Endless River del sudafricano Oliver Hermanus non è di sicuro il peggiore tra i titoli in concorso. Tutt’altro. Sin dai titoli di testa – nello stile grafico del cinema americano anni ’40 e ’50 – intuiamo che l’operazione darà una precedenza al modo di dire le cose sulle cose stesse da dire, il che ci viene immediatamente confermato dai primi meravigliosi totali a perdifiato sulla campagna sudafricana (la fotografia digitale è di Chris Lotz ), dove la storia è ambientata. Hermanus divide quest’ultima in tre capitoli, ciascuno denominato con il nome di uno dei personaggi principali: Gilles (Nicolas Duvauchelle), Percy (Clayton Evertson) e Tiny (Crystal-Donna Roberts). Sembrerebbe all’inizio che i nomi ai capitoli vengano dati un po’ a casaccio: in “Gilles” la presenza di Percy e di Tiny non è meno ingombrante, in “Percy” lo spazio riservato a Gilles è persino maggiore di quello concesso a Percy stesso. Solo successivamente comprendiamo che ogni capitolo corrisponde al nodo di una catena e che quel nodo rimanda al destino di un personaggio specifico e a ciò che provoca sul successivo. Così l’infausto destino di Gilles avrà le sue conseguenze su Percy, il cui fato segnerà anche quello di Tiny, in un circolo fatalista che fa molto, pure questo, noir anni ’40.

Hermanus si diverte a disseminare il racconto di molti omissis. Di alcuni personaggi – di Gilles ad esempio – sappiamo appena il necessario. Di alcuni passaggi ed evoluzioni nemmeno quello. Questo, crediamo, non tanto per accrescere la curiosità attorno alla vicenda, ma per ribadire che qui interessa seguire l’invisibile storia interiore, l’epifania di stati d’animo nel dipanarsi di eventi terribili. Che sono: il massacro della famiglia di Gilles e l’uccisione di Percy, forse da parte dello stesso Gilles che, imbeccato da un poliziotto troppo zelante (il deus ex machina Darren Kelfkens), si è convinto della colpevolezza dell’ex galeotto. Tiny è invece la moglie di Percy che finisce per avvicinarsi a Gilles (ignara che potrebbe essere stato lui ad ammazzarle il marito), in quanto sofferenti entrambi di un lancinante dolore.

Ammettiamolo, questa concatenazione di eventi così straordinaria ha in sè qualcosa di artificioso che potrebbe aver fatto storcere il naso a molti dei fischiatori di cui sopra. Il discorso andrebbe però contestualizzato: siamo in una minuscola cittadina tra il fiume e la savana, dove tutti conoscono tutti. Le coincidenze sono improbabii, ma non impossibili. Tuttavia l’autenticità di un film come The Endless River  non va misurata sulla credibilità di ciò che racconta, ma sulle emozioni che riesce a provocare e sul metodo tout court cinematografico per suscitarle. Nel fare questo Hermanus utilizza alcuni procedimanti obbligati – una recitazione con continui cambi di tensione e una gamma espressiva fortemente contrastata, ora trattenuta, ora esplosiva – e altri molto interessanti, come quando decide di farci vedere la scena dello stupro e dell’uccisione della moglie di Gilles eliminando il suono, con un effetto straniante molto efficace che “amplifica” il silenzio inerme delle vittime.

Dopotutto, The Endless River è un film di vittime (dei carnefici vediamo solo i volti stampati su un foglio di carta). E di solitudini. Hermanus riesce a creare un efficace riverbero emozionale tra figure umane e paesaggio, suono e colore. E’ vero che Hermanus non porta la storia da nessuna parte – dove potrebbe portarla del resto? Dove questi due sconfitti dalla vita potrebbero andare? – ma riesce a farci vedere un lampo di dolore nel buio che avvolge il destino dei due protagonisti.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON: INDUSTRIAL DEVELOPMENT CORPORATION OF SOUTH AFRICA LIMITED, NATIONAL FILM AND VIDEO FOUNDATION OF SOUTH AFRICA; CON IL SUPPORTO DEL DEPARTMENT OF TRADE AND INDUSTRY SOUTH AFRICA.

- IN CONCORSO ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015).
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