The Doors

USA - 1991
The Doors
Sconvolto per aver assistito da bambino - casualmente - alla morte di un vecchio pellerossa, a causa di un incidente stradale, Jim Morrison ne rimane segnato per tutta la vita, al punto di convincersi di essere la reincarnazione di uno sciamano. Studente di cinematografia in California, si cimenta in composizioni poetiche scapigliate, e legge con molta passione Kerouac, Nietzsche, in particolare Blake, che lo suggestiona con l'immagine delle "Porte", delle barriere, cioè, della percezione, che sfida a superare per raggiungere l'infinito. Con questo intento, il giovane Morrison fonda nel 1965 "The Doors" (Le Porte), un gruppo musicale di cinque amici, con il quale consegue ben presto i primi successi, davanti a platee in prevalenza giovanili, travolte dalle sue musiche scatenate e dal suo esibizionismo trasgressivo e sfrenato fino all'osceno. Allucinato dall'Lsd, scambia le proprie suggestioni deliranti per visioni mistiche, in cui riappare con insistenza uno sciamano, quasi sempre ubriaco e in preda ad ogni dissolutezza, confondendo privato e pubblico al punto da trasformare il palcoscenico in baccanale e gli spettatori in folle deliranti, in una sorta di follia collettiva. Nel 1971, ad appena 27 anni, Jim muore per collasso a Parigi.
  • Durata: 136'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Produzione: BILL GRAHAM FILMS, CAROLCO PICTURES, IMAGINE ENTERTAINMENT, IXTLAN CORPORATION
  • Distribuzione: PENTA DISTRIBUZIONE - PENTAVIDEO, BMG VIDEO, CECCHI GORI HOME VIDEO (PEPITE)

NOTE

- PRESENTATO AL 72. FESTIVAL DI CANNES (2019), NELLA SEZIONE 'CINÉMA DE LA PLACE'.

CRITICA

"Van Kilmer è l'interprete appropriato del cantante che crea distruggendo se stesso." (Alfio Cantelli, Il Giornale)

"Accentuata dai toni rossi o cupi, la visione di Oliver Stone della cultura giovanile degli anni sessanta è quella di un vicequestore: ci vede soltanto droga viziosa, perversione e promiscuità sessuale, pazzia, vomito e maleducazione." (Lietta Tornabuoni, La Stampa)

"Solo nelle scene dove si fissa il vissuto senza schemi intellettualistici nelle scene in cui l'idolo è opposto alla folla eccitata, Oliver Stone recupera una misura di giudizio e, direi di conseguenza, una prepotente capacità di rappresentazione." (Francesco Bolzoni, L'Avvenire)

"Il film interessa, oltre la colonna sonora, quando è critico nei confronti di questo personaggio spesso indisponente per quel che fa e dice. E' invece inaccettabile quando lo idolatra, nelle sue proclamate trasgressioni, avvolgendolo con la macchina da presa con evidente compiacenza e trasmettendocene, probabilmente, un'immagine neppur veritiera." (Franco Colombo, L'Eco di Bergamo)

"Il film dovrebbe piacere a molti: per i ricordi che suscita, per la musica che lo invadono e, non certo come ultimo merito, per l'interpretazione straordinaria di Van Kilmer; i quarantenni vi riconosceranno (almeno in parte) Jim Morrison, i ventenni, da adesso, sapranno chi è stato." (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)

"La formidabile colonna sonora è il tessuto connettivo del film." (Valerio Caprara, Il Mattino)
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