The Bad Batch

USA - 2016
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The Bad Batch
Una distopica storia d'amore ambientata nel deserto del Texas, all'interno di una comunità di cannibali.
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Produzione: HUMAN STEW FACTORY, VICE MEDIA

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Il lotto difettoso, The Bad Batch, è quello dal quale gli scarti della società vengono cacciati e lasciati al loro destino, nell'outback texano. Arlen (Suki Waterhouse), graziosa fanciulla, è una di questi reietti. Subito catturata da una comunità di cannibali accampata nel deserto, viene mutilata di un braccio e di una gamba. E tenuta in catene. Riesce però a liberarsi e, miracolosamente, raggiunge Comfort, avamposto dove tutti i "difettosi" possono continuare a vivere in tranquillità, senza il rischio di essere mangiati. Per farlo, venerano il Sogno, The Dream (Keanu Reeves).

Due anni fa, con A Girl Walks Home Alone at Night, Ana Lily Amirpour aveva stupito più di qualcuno. Abbandonato il bianco e nero della città fantasma iraniana infestata dal vampiro, la regista capisce che il terreno è fertile per tentare il salto verso l'indie che conta, il cult movie con cui rinverdire i fasti del filone distopico e post-apocalittico.

D'accatto e, quel che è peggio, tremendamente noioso, The Bad Batch è smaccato nel suo voler essere cool e al tempo stesso "d'autore", pensa di far colpo con qualche braccio e gamba sulla graticola, una dozzina di ralenti con luci al neon, soundtrack fighetta e allucinazioni desertiche. Per non scontentare proprio nessuno, poi, ci mette dentro anche il cannibale gentile, culturista e pittore (Jason Momoa) e una bimba che preferisce non parlare (e menomale). Ah sì, c'è anche Jim Carrey, muto e irriconoscibile homeless errante, con carrello al seguito.

Poggiato quasi interamente sull'interpretazione di Suki Waterhouse (che sarà pure una brava modella, ma come attrice non è poi meglio della nostra Martina Stella), il film finisce per essere un'accozzaglia di già visto (si pensi allo stuolo di gestanti che circondano Keanu Reeves...), ma è un déjà-vu mutilato e fastidioso, dato che l'operazione di Amirpour può anche guardare a "modelli" come il recente Mad Max: Fury Road di Miller, ma non li vede nemmeno con l'ausilio di un potentissimo cannocchiale.

The Bad movie, insomma. Ma non nel senso di "cattivo", proprio "difettoso". Come il lotto del titolo.

NOTE

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016).

CRITICA

"(...) apocalittica visione di un futuro distopico dove i reietti delle società (...) devono vivere in una terra senza leggi ma con bande di predatori cannibali. Che la regista racconta con la prevedibile estetica derivativa post atomica: deserti polverosi, rottami e rifiuti, personaggi folcloristici, utopie infantili e soprattutto con un disprezzo per l'intelligenza e la logica che lascia di sasso." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 7 settembre 2016)

"'western psichedelico' dell'iraniana-americana Lily Ana Amirpour, che sa costruire un mondo ma non una storia. (...) Un po' poco per costruire il nuovo 'Mad Max' (...) a metà il film inizia a girare in tondo malgrado le mille trovate e il cast di lusso (...)." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 settembre 2016)

"(...) l'iraniana (ormai americanizzata) Ana Lily Amirpour (...) con 'The Bad Batch', passa dal piccolo film gotico di vampiri 'A Girl Walks Home Alone at Night' allo spettacolone post-apocalittico alla 'Mad Max'. (...) Ogni tanto il bizzarro fantasy inciampa in lungaggini e divagazioni inutili, ma l'insieme tiene e l'Amirpour si conferma emergente da tener d'occhio." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 settembre 2016)

"Al suo secondo film Ana Lily Amirpour, che aveva colpito con l'esordio 'A Girl Walks Home Alone at Night' (...), si ispira alla fantascienza apocalittica stile 'Mad Max' (ma ricorda anche certa serie B nostrana di Enzo Castellari o Sergio Martino). (...) La regista punta alla metafora storica, ma è come se non andasse abbastanza a fondo nel genere per trovare immagini e situazioni che lo trascendano." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 7 settembre 2016)

"A qualcuno (pochissimi) è piaciuto, a noi è sembrato un inutile pasticcio estetizzante alla ricerca dello shock a tutti costi." (Andrea Frambosi, 'L'Eco di Bergamo', 7 settembre 2016)

"Il film, che pure conta su un cast stellare (tra cui un Keanu Reeves irriconoscibile perché gonfio, un Jim Carrey irriconoscibile perché deturpato e una Suki Waterhouse troppo bella anche se amputata di una gamba e un braccio, segati via alla seconda scena), deve troppo a troppe pellicole post-apocalittiche per essere originale, e non si capisce se sono più le citazioni o gli scopiazzamenti. (...) tra lo splatter pulp e il western fantascientifico (...) Selvaggi, cannibali e torbidi sentimenti. E così le placide acque del Lido s'insozzano di sangue." (Luigi Mascheroni, 'Il Giornale', 7 settembre 2016)

"Delusione per gli appassionati di ogni genere. Assurdo il finale." (Bruna Maggi, 'Libero', 7 settembre 2016)
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