The Bad Batch

USA - 2016
Una distopica storia d'amore ambientata nel deserto del Texas, all'interno di una comunità di cannibali.

CAST

NOTE

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016).

CRITICA

"(...) apocalittica visione di un futuro distopico dove i reietti delle società (...) devono vivere in una terra senza leggi ma con bande di predatori cannibali. Che la regista racconta con la prevedibile estetica derivativa post atomica: deserti polverosi, rottami e rifiuti, personaggi folcloristici, utopie infantili e soprattutto con un disprezzo per l'intelligenza e la logica che lascia di sasso." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 7 settembre 2016)

"'western psichedelico' dell'iraniana-americana Lily Ana Amirpour, che sa costruire un mondo ma non una storia. (...) Un po' poco per costruire il nuovo 'Mad Max' (...) a metà il film inizia a girare in tondo malgrado le mille trovate e il cast di lusso (...)." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 settembre 2016)

"(...) l'iraniana (ormai americanizzata) Ana Lily Amirpour (...) con 'The Bad Batch', passa dal piccolo film gotico di vampiri 'A Girl Walks Home Alone at Night' allo spettacolone post-apocalittico alla 'Mad Max'. (...) Ogni tanto il bizzarro fantasy inciampa in lungaggini e divagazioni inutili, ma l'insieme tiene e l'Amirpour si conferma emergente da tener d'occhio." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 settembre 2016)

"Al suo secondo film Ana Lily Amirpour, che aveva colpito con l'esordio 'A Girl Walks Home Alone at Night' (...), si ispira alla fantascienza apocalittica stile 'Mad Max' (ma ricorda anche certa serie B nostrana di Enzo Castellari o Sergio Martino). (...) La regista punta alla metafora storica, ma è come se non andasse abbastanza a fondo nel genere per trovare immagini e situazioni che lo trascendano." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 7 settembre 2016)

"A qualcuno (pochissimi) è piaciuto, a noi è sembrato un inutile pasticcio estetizzante alla ricerca dello shock a tutti costi." (Andrea Frambosi, 'L'Eco di Bergamo', 7 settembre 2016)

"Il film, che pure conta su un cast stellare (tra cui un Keanu Reeves irriconoscibile perché gonfio, un Jim Carrey irriconoscibile perché deturpato e una Suki Waterhouse troppo bella anche se amputata di una gamba e un braccio, segati via alla seconda scena), deve troppo a troppe pellicole post-apocalittiche per essere originale, e non si capisce se sono più le citazioni o gli scopiazzamenti. (...) tra lo splatter pulp e il western fantascientifico (...) Selvaggi, cannibali e torbidi sentimenti. E così le placide acque del Lido s'insozzano di sangue." (Luigi Mascheroni, 'Il Giornale', 7 settembre 2016)

"Delusione per gli appassionati di ogni genere. Assurdo il finale." (Bruna Maggi, 'Libero', 7 settembre 2016)
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