Teneramente folle

Infinitely Polar Bear

USA - 2014
Teneramente folle
Boston, fine anni Settanta. Mentre molti padri trascorrono le giornate al lavoro, Cam Stuart, un uomo che soffre di disturbo bipolare e ha difficoltà a costruire intorno a sé una vita "normale", passa il proprio tempo a caccia di funghi, a cucinare pasti elaborati, o lavorando a uno dei suoi tanti progetti geniali e strampalati lasciati a metà. Cam era sposato con Maggie, la donna con cui ha vissuto una grande storia d'amore e da cui ha avuto due bambine; a causa della sua inaffidabilità, però, i due si sono separati e lui sogna di poterla riconquistare accettando di badare a tempo pieno alle due ragazze. Maggie, infatti, è stata accettata alla Columbia University e dovrà trasferirsi a New York quindi sarà Cam a occuparsi delle figlie mentre lei sarà via. Cam è un papà del tutto fuori dal comune e sa che è una prova grandissima per lui, anche perché le due scatenate ragazze non hanno alcuna intenzione di rendergli la vita facile. Nel corso dei successivi 18 mesi, mentre Maggie si affanna per completare i suoi corsi, l'impacciato Cam impara a prendersi cura delle sue amatissime figlie, oltre che di se stesso: dopo anni trascorsi a cercare il proprio posto nel mondo, ora potrebbe aver finalmente trovato la sua dimensione.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Produzione: PAPER STREET FILMS, PARK PICTURES, IN ASSOCIAZIONE CON BAD ROBOT, KGB MEDIA
  • Distribuzione: GOOD FILMS (2015)
  • Data uscita 18 Giugno 2015

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURANO ANCHE J.J. ABRAMS E MARK RUFFALO.

- MARK RUFFALO È STATO CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2016 COME MIGLIOR ATTORE (CATEGORIA COMMEDIA/MUSICAL).

CRITICA

"Che l'esordiente regista Maya Forbes venga dalla sceneggiatura (ha firmato, tra le altre, quelle di 'The Rocker- Il batterista nudo', 'Mostri contro Alieni' e 'Diario di una schiappa: vita da cani') è la prima cosa che balza all'occhio vedendo 'Teneramente folle', il film con cui si misura per la prima volta con la macchina da presa. (...) il film cammina lungo i binari di una ben oliata struttura narrativa, dove la speranza del lieto fine - sempre rimandata ma anche sempre rimessa in gioco - guida con i suoi lunghi fili l'andamento della storia. Ad 'interferire' ogni tanto con un percorso che procede tranquillo su un terreno piacevolmente in discesa sono appunto le invenzioni di scrittura che regalano al film spunti di riflessione capaci di gettare altra luce sul percorso del film, di suggerire possibili deviazioni o soste o stimoli e che nascono tutti dalla sceneggiatura e dalla sua capacità evocativa. Mentre - all'opposto - la messa in scena (professionale ma anche senza impennate di originalità) sembra sforzarsi di rendere tutto il più levigato e scorrevole possibile. (...) il divertimento nasce dal rovesciamento dei ruoli (...) il film rimette continuamente in discussione i risultati che l'uno o le altre riescono a raggiungere. Tutto previsto e tutto (più o meno) prevedibile, interpretazione gigionescamente sopra le righe di Mark Ruffalo compresa, se non fosse che ogni tanto la sceneggiatura lascia filtrare qualche squarcio di «realtà» che alza la temperatura (e l'interesse) del film. (...) Maya Forbes riesce a punteggiare il film di molte altre piccole «aporie»: quando una battuta del vicino di casa rivela la difficoltà a far passare nell'opinione comune una maggiore elasticità nei ruoli domestici uomo/donna; quando un colloquio di lavoro smaschera implacabilmente i pregiudizi antifemministi di chi pensa che famiglia e impegno lavorativo non possano conciliarsi; quando il colore della pelle diventa un problema di identità per le due figlie. Tante piccole «incrinature» della storia che, se meglio sfruttate, avrebbero potuto aumentare l'ambizione del film." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 13 giugno 215)

"Debuttando proprio con questo film, che racconta un'infanzia difficile e magari indora un po' la pillola, minimizzando i lati più sgradevoli della malattia (l'alcol, gli psicofarmaci, la collera violenta) per puntare sul bizzarro e l'eccentrico. Ma chi non perdonerebbe tutto, o quasi, a Mark Ruffalo? Basterebbe la scena in cui porta le figlie a vedere la casa del bisnonno, ora proprietà di un cafone arricchito, a giustificare la visione di questo film lievemente squilibrato e adorabile. Proprio come il suo Cam." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 giugno 2015)

"La commedia sentimentale o romantica (con quella "sofisticata" ) è sempre stato affare principalmente americano. (...) Film di atmosfere, di scrittura e di attori, più che di intreccio e azione. Dall'inconfondibile sapore giovanile confermato dal suo giro festivaliero che lo ha portato dal Sundance al Torino film festival. Tutto è lieve, anche le cose più serie. Maggie è la Zoe Saldana del molto più cupo 'II fuoco della vendetta' accanto a Christian Bale, oltre che naturalmente di 'Avatar'. Ma il merito e il peso maggiore è quello di Mark Ruffalo, nel ruolo di Cam. Attore versatile, da 'Foxcatcher' a 'Tutto può cambiare', da 'I ragazzi stanno bene' a 'Shutter Island', le cui potenzialità non sono state forse ancora del tutto esplorate malgrado i suoi quarantotto anni." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 18 giugno 2015)

"Riguardo alle storie incentrate sulle malattie mentali il cinema americano non sempre ha dato il meglio di sé. L'eccesso di sentimentalismo e retorica tende a inficiare il plausibile intento di presentare come eversori sociali i personaggi affetti da disturbi psichici (con le dovute eccezioni, ovviamente, dal classico 'Qualcuno volò sul nido del cuculo' ai recenti 'Two Lovers' e 'Il lato positivo'). 'Teneramente folle' ('Infinitely Polar Bear'), che segna l'esordio dietro la macchina da presa della sceneggiatrice nonché erede dell'omonimo colosso editoriale Maya Forbes, va a collocarsi a metà strada schivando i suddetti difetti, ma non candidandosi al ruolo di film memorabile. (...) Grazie alle convinte incarnazioni di Ruffalo e Saldana lo stile e il tono della tragicommedia si mantengono su un livello di sufficienza, ancorché l'espediente dei finti filmini in 'Super 8' e l'insistenza sulla rapsodia di fatti e fatterelli simil soap che non disdegnano di strizzare l'occhio al lato buffo della convivenza padre-figlie non conferiscano al film una cifra davvero originale e incisiva." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 giugno 2015)

"È una storia talmente personale quella raccontata in 'Teneramente folle' che la sceneggiatrice Maya Forbes ha sentito di non poterla consegnare ad altri che a se stessa. Così si è assunta la regia del film e ha fatto bene: ci voleva una sensibilità affinata dal vissuto per rendere credibile e al contempo accattivante questo singolare spaccato esistenziale. (...) Evitando cadute nel patetico o nel grottesco, Forbes filtra il dramma attraverso le lenti di una memoria amorevole; e l'incantevole Mark Ruffalo sa essere buffo, infantile, insopportabile e «teneramente folle» senza mai perdere di charme." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 18 giugno 2015)

"Opera prima della sceneggiatrice Maya Forbes, si avvale delle esperienze autobiografiche di quando era ragazzina. Una 'vicinanza' emotiva che tuttavia non impedisce la giusta distanza dello sguardo, tanto nella scrittura quanto nella regia. Un dramedy che commuove e fa ridere anche grazie alla superba interpretazione di Mark Ruffalo, mai sopra le righe." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 18 giugno 2015)

"Bella, sorprendente commedia di una debuttante. (...) Un ritratto dolceamaro di un perdente alla ricerca di riscatto. Superbo l'ingrassato Mark Ruffalo, teneramente folle, come sintetizza bene il titolo tradotto." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 18 giugno 2015)

"Ci sono famiglie che a dispetto di qualunque ostacolo riescono a rimanere insieme, unite da un sentimento profondo. Famiglie apparentemente destinate a disintegrarsi, eppure capaci di aggrapparsi a legami forti, ad affetti incancellabili. È quella che la neo-regista Maya Forbes (alle spalle quindici anni da sceneggiatrice), erede di un impero editoriale, racconta in 'Teneramente folle' (...) attingendo a piene mani alla propria biografia. (...) La Forbes dosa commozione e divertimento: puntando molto sull'ironia la malattia mentale viene affrontata con sensibilità e leggerezza al tempo stesso. (...) Triste, divertente, autentico e pieno di calore: questi dovevano essere i quattro punti cardinali della sceneggiatura per descrivere gli effetti della malattia mentale su una famiglia chiamata ogni giorno a fare scelte difficili. Se è chiaro che alcune delle esperienze realmente vissute dalla regista sono state ammorbidite anche da una bella colonna sonora anni Settanta, rese più esilarati dalla performance del carismatico Mark Ruffalo al fianco dell'intensa Zoe Saldana e delle due piccole interpreti, lontane dai vezzi di tanti stucchevoli bambini hollywoodiani, è altrettanto evidente l'affetto con il quale l'autrice impasta la sua materia, il rispetto per il padre (ora deceduto), la dolcezza e la grazia che riscaldano i suoi ricordi di bambina e che finiscono per tingere di colori meravigliosi tutta la narrazione. Quello che commuove è proprio l'amore che avvolge e protegge Cameron, la tenerezza con la quale si osservano i suoi bizzarri comportamenti in un film intelligente e generoso di emozioni, capace di condurci in un viaggio attraverso vicende umane niente affatto scontate, sullo sfondo di una società che si prepara a profondi mutamenti." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 17 giugno 2015)
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