SYDNEY

USA - 1996
Un anziano giocatore d'azzardo professionista, Sydney, offre al giovane John un passaggio per Reno e qui gli insegna l'arte di guadagnarsi da vivere con il gioco. Poco a poco John diventa un giocatore professionista e si innamora di Clementine, una cameriera e prostituta part-time. L'amore per la giovane porterà John ha commettere un omicidio. Seguendo il consiglio di Sydney - nel frattempo entrato in rotta di collissione con Jimmy, un balordo amico di John - la coppia abbandona la città.

CAST

NOTE

REVISIONE MINISTERO GIUGNO 1997.
COSTUMI: MARK BRIDGES.

CRITICA

"Molto disteso, ma grazie al filo di "giallo" che lo percorre capace sempre di tener desta l'attenzione, il racconto conosce decisi sussulti nei capitoli finali dove si viene a sapere che, nel passato di un uomo fin troppo generoso (lo abbiamo appena visto togliere dai guai quei pasticcioni di John e Clementine), ci sono delle macchie nerissime. (...) Finale 'buonista' che non guasta, con John e Clementine, dopo l'incidente di percorso, in giro per gli Stati Uniti e con Sydney che, da lontano, li aiuta.' Sydney' è uno di quei film indipendenti attraverso cui esordiscono giovani ben preparati, e fa parte di un tipo di cinema che spesso ignoriamo e che il Sundance Film Festival ogni anno scopre e lancia. Come già nel caso del film-sorpresa della stagione, ci si accorge che vale la pena di seguirlo. Lo mostra appunto questo 'Sydney' che, costruito con buona professionalità propone un discorso positivo spesso del tutto ignorato dalla grossa produzione hollywoodiana". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire')

"Spira un'aria crepuscolare, vagamente alla Saint Jack di Bogdanovich, in questo film fragile ma non brutto che ha per tema il il senso di colpa. Pur piazzando nel cast il nero Samuel L. Jackson, l'attore-feticcio di Pulp Fiction (qui fa il ricattatore parolacciaro), il ventottenne regista non "tarantineggia" e si allontana anzi dalla rappresentazione della violenza oggi alla moda. Sydney è infatti un film pieno di tempi morti, primi piani, camminate tra le slot-machines, frammenti di dialogo (che il modello sia California Poker?). Ma non manca di suggestione, laddove gioca a spiazzare lo spettatore, lasciandolo nel dubbio, con un sovrappiù di ambiguità, sulle intenzioni di Sydney." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 22 giugno 1997)
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