Sulla Terra come in Cielo

Sur la terre comme au ciel

BELGIO, FRANCIA, SPAGNA, OLANDA - 1992
Sulla Terra come in Cielo
Maria, donna attiva e affascinante, ha una brillante carriera come giornalista televisiva. E' incinta di alcuni mesi, ma non sa che il bambino che ha in grembo nel "Nulla", dopo una riunione con tutti gli altri feti del mondo, ha deciso di non nascere più e di lasciar estinguere la razza umana. Maria sarà l'unica a prendere lentamente coscienza di quanto sta accadendo e tenterà invano di avvertire l'ambiente medico e i mezzi di informazione. Tra lei e il suo bambino si instaura un dialogo appassionante e commovente. Riuscirà col suo amore, la sua forza e la sua gioia di vivere a vincere questa decisione terribile o sarà il bambino a convincerla che per gli uomini è venuto il momento di ritornare nel "Nulla"?
  • Altri titoli:
    Between Heaven and Earth
    Entre el cielo y la tierra
    Heaven as on Earth
  • Durata: 80'
  • Colore: C
  • Genere: ALLEGORICO
  • Produzione: M. HANSEL E E. VAN BEUREN, PER AVANTI FILMS S.A., (BRTN), CANAL+, CENTRE NATIONAL DE LA CINÉMATOGRAPHIE (CNC), EURIMAGES, LA SOURCE PERIER, MAN'S FILMS, NEDERLANDSE OMROEPSTICHTING (NOS), RTL-TVI, SABRE TV, TCHIN TCHIN PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MIKADO FILM (1992) - PANARECORD

CRITICA

"Certo l'equilibrio non è facile da tenersi, ci sono fratture e cadute - anche stilistiche -, ma alla lunga si finisce per lasciarsi quasi coinvolgere; anche perché fa da mediatore in quel rapporto mamma-nascituro un bambinetto, vicino di casa della donna, che riesce a rendere reale anche quello che è tutto o solo immaginato o solo simbolico: in cifre delicate ma asciutte, senza mai smancerie. Sostiene la difficile impresa la spagnola Carmen Maura che nella versione originale si esprimeva in un francese quasi senza accento: fine, raccolta, ora anche appassionata e esaltata, tende a ridarci quel ritratto della mamma su cui oggi Marion Hänsel intende meditare: facendolo riecheggiare, all'unisono con la regista, di note quasi vibranti. Vale il film, che però vale anche per se stesso, per le riflessioni cui induce, per i sentimenti che, senza luoghi comuni né retoriche, apertamente ci esibisce. Non dimentico, comunque, fra gli altri suoi interpreti, l'apparizione in poche inquadrature, di André Delvaux, il numero 1 del cinema belga, invocato simbolicamente a teorizzare le ossessioni della puerpera. E' l'omaggio filiale della regista all'esempio e al Maestro della sua generazione." ('Il Tempo', 29 agosto 1992)

"Lo stile del film si smargina, si annacqua, mentre Carmen Maura si impadronisce lentamente, inesorabilmente, del suo film. Lo attira su di sé, sicura di poterlo fare, con quella personalità che le è propria e che anche questa volta le va riconosciuta. Ma è una personalità soltanto forte, questa volta, non molteplice, non sfruttata su più registri, un po' spaesata, in questo film belga che inizia un po' flou, come nei disegni Folon. C'è anche Jaco van Dormael, tra i collaboratori del film, c'è un po' di questo cinema dei Paesi Bassi che ha umori paradossali e limpidi, violenti e incantevoli. Ma il film non assorbe i suoi componenti, prende a fuggire, dalla metà in avanti, verso la legge inevitabile di un happy end che non è - qui - una scelta popolare, ma l'unica via d'uscita per un racconto che in realtà non ha vie d'uscita. (...) Dato il suo racconto, il film avrebbe dovuto svilupparsi cercando nello stile la maniera per superare le continue trappole proposte dal racconto. Ma non è così. Ed il film da aereo, leggero, diventa progressivamente un film sospeso, necessariamente incompiuto." (Paolo Taggi, 'Segnocinema')
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