Sul mare

ITALIA - 2010
Il 20enne Salvatore vive a Ventotene, ama il mare e ha una barca con cui d'estate porta in giro i turisti. D'inverno, quando l'isola si svuota dai vacanzieri, Salvatore per mantenersi deve andare a lavorare come muratore nei cantieri sulla terraferma, rinunciando alla sua vita libera e scanzonata. Poi, un giorno, Salvatore conosce Martina, una ragazza di Genova che arriva a Ventotene per fare delle immersioni, di cui si innamora profondamente. Mosso da questo nuovo sentimento il ragazzo decide di dare una svolta alla sua vita e inizia a fare progetti per cambiare il suo destino. Tuttavia, nel culmine della felicità per Salvatore, la ragazza svanisce...

CAST

NOTE

- LOCATIONS: VENTOTENE, SANTO STEFANO, FORMIA E ROMA. DURATA DELLE RIPRESE 10 SETTIMANE.

CRITICA

"Alessandro D'Alatri con 'Sul mare' racconta una storia d'amore tra due ragazzi senza lucchetti alla Moccia, senza attori famosi e senza retorica, mettendo anche in scena una non piccola deriva di impegno sociale: quella delle morti bianche." ('La Stampa', 30marzo 2010)

"'Sul mare', ovvero storia digitale d'amore e morti bianche a Ventotene. Dal suo romanzo, l'ha scritta Anna Pavignano e l'ha diretta Alessandro D'Alatri: qualcuno li ricorderà in team per 'Casomai', ma questo è un altro caso, low budget, ecologico, perfino pauperistico e interpretato da esordienti, Martina Codecasa e Dario Castiglio. Strano per D'Alatri, poco autore ma più volte grande regista, è anche un film non riuscito, che naufraga tra 'forma contemporanea' e Sapore anni 80, realismo e feuilleton. Questo Mare che vuole accogliere le morti bianche, lo fa con tale superficialità e occasionalità da farsi male. Senza meritare un salvagente." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 1 aprile 2010)

"Scappo dalla città: la vita, l'amore, gli scialatielli. Dopo 'Stromboli' di Rossellini/Bergman, 'Vulcano' di Magnani/Dieterle, le Isole del 'Caro diario', morettiano, ecco la Ventotene di Alessandro D'Alatri. Giovani d'oggi la popolano, senza velinaggio (nel senso delle veline), furbizia, scaltrezza, ignoranza. Battono i cuoricini dei due giovani interpreti, un ritmico 'putput' che sembra provenire dalle viscere pure della terra. (...) 'Sul mare' è film interessante per un paio di motivi maggiori; disgraziato per un altro paio di motivi minori. D'Alatri s'ingegna in modo evidente con l'uso del digitale permettendosi sciccherie nei confronti di controllate piattezze estetiche imposte dai cromatismi tv. Così 'Sul mare' è film dove l'inquadratura concede, assorbe, ridona quell'aria, quell'odore di pelle, rocce, salsedine che protagonisti ed ambientazione poco cartolinata emanano. Primi e primissimi piani non cercano l'imbalsamatura del campo e controcampo o la meccanicità dello svolgimento del testo, ma danno vita ad un discorso, ad una punteggiatura della visione autonoma e libera. E ancora: Anna Pavignano allo script favorisce un piacevole, mai invadente, cicaleggio verbale e filosofico che ricorda Troisi: il duetto tra Salvatore e l'amico Capodiduccio, il monologo finale in voce off di Salvatore. Espediente sonoro, però, da cui parte il rullo dei motivi minori disgraziati. Una voce off usata come solito appiglio invadente, simpatico, empatico, sconcertante. Ma anche giovialità politicamente corrette come l'infinita rappresentazione dello straniero buono con tanto di lacrima in digitale (...) o lo sterile blocc(hett)o di scrittura e girato che vorrebbe affrontare con comico riguardo le morti bianche. Stop frame sul papà di Salvatore, cucchiaio del minestrone sospeso a mezz'aria ed occhio da triglia a fissare il gioco dei pacchi in tv. E' l'Italia." (Davide Turrini, 'Liberazione', 2 aprile 2010)

"Più che un film che guarda al mare, all'assoluto naturale e ricorda 'L'isola di Arturo' della Morante, questo di D'Alatri sembra il copione d'una canzonetta sentimentale sugli amori estivi, rotonde sul mare. (...) Viene in mente Peppino Di Capri, di cui l'eroe è figlio, lei è Martina Codecasa, due inesperti ma simpatici. Il resto è campionario sociologico classico." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 aprile 2010)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy