Streamers

USA - 1983
Il film, tratto dall'omonimo testo del drammaturgo David Rabe, si svolge in un unico ambiente: una camerata militare degli Stati Uniti, nell'anno 1965. Un gruppo di giovani, richiamati alle armi, sono in attesa di essere mandati nel Vietnam. Il film si apre sull'atmosfera snervante di uno stanzone semideserto, con qualche soldato che dorme, qualche altro che gioca a carte. Ad un tratto, uno dei giovani entra nelle docce e si taglia le vene con una lametta, ma viene subito soccorso da un compagno. Poi il film è centrato sulle reclute Billy, un intellettuale di provincia, Roger, un negro dal carattere conciliante, e Ritchie, un omosessuale che si diverte a provocare Billy, senza però scoprire troppo il proprio gioco. I tre soldati scherzano, chiacchierano, si prendono in giro con un frasario intessuto di termini grevi, proprio del gergo da caserma. A loro si aggiungono, con una funzione narrativa collaterale, due sergenti veterani che raccontano di eroiche gesta compiute in Indocina, ma in realtà lasciano intravvedere l'ossessione, i rimorsi e la paura che l'esperienza della guerra ha impresso nella loro mente. Essi cantano in coro, ubriachi fradici, "Beautiful Streamers", la canzone parabola del soldato quando in volo si accorge che il suo ombrellone di seta non si aprirà e aspetta di conficcarsi "come un chiodo nella terra". Da qui il titolo del film che, in gergo militare, indica i paracadutisti che precipitano al suolo. Le schermaglie tra Billy, Roger e Ritchie si trasformano ben presto in uno scontro con accuse, allusioni e offese reciproche. A far precipitare tale convivenza, ormai ai limiti della rottura, avviene l'irruzione nella stanza di Carlyle, un altro soldato nero, che fa esplodere con la sua aggressività, quelle passioni fino allora appena trattenute. Sotto l'influsso catalizzatore di Carlyle, si instaura un crescendo di tensione, una pericolosa spirale di violenza in cui tutti si lasciano trascinare senza saper controllare e capire quando sta loro accadendo. Carlyle, ormai alla pazzia per la paura della guerra e l'insofferenza della vita militare, accoltella Bilty e uccide il sergente ubriaco che gli si para dinnanzi, mentre Roger e Ritchie rimangono stralunati a contemplare la desolazione del loro stato. Proprio come accade per i paracadutisti che si ritrovano nel vuoto senza capire quello che sta loro avvenendo, così i protagonisti del film si sono lasciati trascinare verso la morte e l'autodistruzione.
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: EASTMANCOLOR
  • Tratto da: testo teatrale omonimo di David Rabe
  • Produzione: NICK J. MILETI, ROBERT ALTMAN E SCOTT BUSHNELL PER SANDCASTLE PRODUCTION, STREAMERS INTERNATIONAL
  • Distribuzione: I.N.C. (1984) - DELTAVIDEO
  • Vietato 14

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE AGLI ATTORI PROTAGONISTI (GUY BOYD, GEORGE DZUNDZA, DAVID ALAN GRIER, MITCHELL LICHTENSTEIN, MATTHEW MODINE E MICHAEL WRIGHT) ALLA 40MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (1983).

- IL TITOLO DEL FILM E' ISPIRATO ALLA CANZONE "BEAUTIFUL STREAMERS" (PARODIA DI "BEAUTIFUL DREAMERS" DI GRANT LEE PHILLIPS, CHE I PROTAGONISTI CANTANO IN CORO, UBRIACHI FRADICI) PARABOLA DEL SOLDATO CHE IN VOLO SI ACCORGE CHE IL SUO OMBRELLONE DI SETA NON SI APRIRÀ E ASPETTA DI CONFICCARSI "COME UN CHIODO NELLA TERRA". IN GERGO MILITARE, INFATTI, INDICA I PARACADUTISTI CHE PRECIPITANO AL SUOLO.

CRITICA

"Mentre scorrono i titoli di testa, sullo schermo appare, in una sequenza quasi onirica, un balletto di soldati in parata; come automi essi si muovono in una coreografia marziale con cadenze meccaniche e gesti ritmati. Così 'Streamers' anticipa parte della sua tematica, che non può, tuttavia, essere riassunta nel contesto militare, ma piuttosto deve essere intesa come rappresentazione in toni ossessivi dei danni di un militarismo brutale e dell'omosessualità considerata in diretto rapporto con l'aggressività e la violenza, così che è infine lo spettro della guerra ed i suoi terrori causa determinante dell'azione. 'Streamers', che stilisticamente possiamo mettere sulla stessa linea del precedente 'Jimmy Dean' di Altman, si colloca per il suo contenuto tra i drammi psicologici del teatro naturalistico americano degli anni '50, di cui Arthur Miller e Tennessee Williams sono stati i maggiori esponenti. La meccanica narrativa del film si sviluppa in un'atmosfera da incubo che porta lo spettatore ad una sensazione di malessere e di claustrofobia, esasperata da una messa in scena che gioca interamente sul chiuso di un ambiente inteso come spazio senza via d'uscita. Vicenda chiaramente metaforica, dunque, che riguarda più l'America di oggi che quella degli anni '65. Altman interpreta ancora una volta con il suo cinema la ansie ed i timori che sono diffusi nell'aria. Il mito della frontiera, dei sogni privati che si concretizzano è in crisi da ormai vent'anni ma nessun regista aveva finora così approfondito l'analisi di una cultura e di una società in trasformazione come quella americana. Altman costruisce il racconto dosandone con abilità il crescendo drammatico e utilizzando con sensibilità sia la musica che i dialoghi concitati e rabbiosi nella loro aspra immediatezza. Gli attori sono tutti straordinari; i protagonisti hanno ricevuto giustamente un premio collettivo a Venezia per la migliore interpretazione. Vorremmo concludere con le parole che Altman ha pronunziato in un'intervista e che efficacemente riassumono la morale contenuta in 'Streamers': "Per dei giovani la guerra consiste nel recarsi in posti in cui sono degli stranieri, per compiere - assieme a gente estranea - azioni con le quali sentono di non avere nulla a che fare. Magari è un'occasione per mostrarsi coraggiosi, a volte per ridere: è soltanto il caso a decidere. Ma quando la guerra si fa minacciosa, è sconsigliato essere coraggiosi e ancora meno ridere. 'Streamers' è la storia di un gruppo di uomini in circostanze particolari. Uomini che non sanno quando occorra essere coraggiosi e quando saper ridere." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 97, 1984)
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