Storia di un soldato

A Soldier's Story

USA - 1984
Storia di un soldato
In Louisiana, nel 1944, all'interno di un campo militare, gli uomini affrontano ogni giorno un duro addestramento in vista della partenza per il fronte. Il sergente Waters, un uomo di colore aggressivo e rigoroso, è alla guida di una compagnia formata esclusivamente di afroamericani. Tra i suoi uomini, però, serpeggia il malcontento: il suo addestramento è duro e la vita da caserma insopportabile, anche perché Waters disprezza senza mezzi termini il servilismo e la semplicità di quella gente di colore che definisce "alla vecchia maniera". Una notte, dopo una sbronza, viene ritrovato tra i cespugli il cadavere del sergente. È stato ucciso da un colpo di arma da fuoco e con pallottole di ordinanza. Da Washington, le autorità competenti, poco persuase dalle indagini sbrigative condotte dal comandante del campo, inviano un ispettore con il compito di scoprire la verità. Il suo arrivo desta stupore in tutti: contrariamente ad ogni aspettativa, si tratta del capitano Davenport, un avvocato militare afroamericano laureato ad Harward, un uomo dai modi impeccabili, paziente, scrupoloso e fermamente deciso a compiere il proprio dovere. Mentre i soldati bianchi ridono di lui e il comandante gli fa capire che le indagini dovranno essere concluse in un paio di giorni e senza coinvolgere uomini di altre compagnie, Davenport comincia a interrogare ogni soldato. Davanti ai suoi occhi si delineerà un quadro terribile di pregiudizi e violenze, frustrazioni e orgogliose ambizioni represse...
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISON, METROCOLOR
  • Tratto da: lavoro teatrale "A Soldier's Story" di Charles Fuller
  • Produzione: NORMAN JEWISON, RONALD L. SCHWARY, PATRICK J. PALMER PER COLUMBIA PICTURES CORPORATION, CALDIX
  • Distribuzione: CEIAD (1985) - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

NOTE

- GRAN PREMIO AL FESTIVAL DI MOSCA (1985).

CRITICA

"(...) 'Storia di un soldato' è film che ci riporta (ed era ora) all'uomo ed ai suoi drammi personali e collettivi, innervando in noi una tensione insolita ed obbligandoci con ciò ad una attenzione e a riflessioni del tutto positive. E' un film intelligente e coraggioso, che va diritto allo scopo, senza scricchiolii nelle giunture della sceneggiatura e stringato nell'ordito drammatico come nel montaggio. Non è 'giallo', anche se per arrivare a chiudere il suo 'dossier' di inquirente, il capitano Davenport dovrà pazientemente avvicinare ad incastro le numerose tessere del tradizionale mosaico. E' un'inchiesta non facile, la sua, un susseguirsi di sconcertanti acquisizioni e risultanze, un dramma, vivo ed oscuro al tempo stesso, dal quale emergono in un nitido quadro i fermenti e le linee tormentate di frustrazioni ataviche e di velleitarismi impetuosi, come di violenze, repressioni e pulsioni incontenibili. In più - e malgrado la presenza di bianchi e di neri - è un film scritto, sentito e diretto in un'ottica antirazzista, senza manicheismi di sorta, nel quale, anzi, vi è la sorpresa della rettorica, del prototipo e del 'dejavu'. (...) Laddove Waters è prigioniero anche della angusta, errata interpretazione della Storia da parte della sua razza, Davenport si trova ad affrontare non solo il razzismo dei bianchi, ma anche i timori e gli estremismi neri e intende farlo, ponendosi come 'ponte' tra il servilismo antico e la nuova, orgogliosa ambizione. Davenport non si comporterà come il più anziano e aspro sergente, non penserà come lui a compiacere i bianchi (malgrado i mai rimossi sentimenti), ma cercherà tenacemente una viva partecipazione, una integrazione nella società, ispirandosi a determinati 'valori' ed imponendone il significato assoluto: la dignità, la olibertà, la ricerca della verità". ('Segnalazioni cinematografiche', vol.98, 1985)
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