Stonewall

USA - 2015
New York, 1969. Storia dei moti di Stonewall, una serie di violenti scontri fra un gruppo di giovani omosessuali e la polizia locale per rivendicare il proprio diritto a non essere considerati dei criminali, segnando un momento e un passaggio che resteranno indelebili."Stonewall" è generalmente considerato il momento di nascita del movimento di liberazione LGBT moderno in tutto il mondo.

CAST

CRITICA

"E' sorprendente vedere associato alla regia di 'Stonewall' il nome di Roland Emmerich, il cineasta che ha distrutto la Casa Bianca (in 'Independence Day') e la Cappella Sistina (in '2012'). Questa volta, invece, racconta una storia vera, quella della rivolta del 1969 che fu all'origine del movimento di liberazione omosessuale. (...) Sicuramente Emmerich, gay dichiarato come lo sceneggiatore Jon Robin Baitz, era pieno di buone intenzioni nel produrre e dirigere il film. E tuttavia, per renderlo spettacolare, è ricorso alla logica di sempre, realizzando un 'blockbuster gay' più convenzionale di quanto il soggetto non meritasse. La scena newyorkese è ben ricostruita, ma teatrale come un set. E soprattutto il protagonista, quello che scaglia la prima pietra (un mattone, per l'esattezza) gridando 'potere gay!', è un eroe immaginario, che passa di lì prima di andarsene alla Columbia University." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 4 maggio 2016)

"Un viaggio alla ricerca della propria identità, un «romanzo di formazione». Così il regista Roland Emmerich definisce Stonewall (...). E, difatti, presenta tutti i cliché e le furbizie del genere 'adolescenziale' il film che racconta la nascita del movimento Lgbt e le rivolte del 1966 a NewYork che opposero per tre giorni di lotta poliziotti e omosessuali. Tantoché molti rappresentanti del movimento Lgbt americano hanno criticato il film proprio per la scelta patinata di raccontare fatti realmente accaduti attraverso una storia di fantasia (...). Il mondo omosessuale americano avrebbe voluto un film più graffiante e con meno bianchi e più neri, veri protagonisti delle rivolte. Ma se qualcuno si è deciso a sborsare 14 milioni di dollari per produrre il film, diretto da un pezzo da novanta come Emmerich (...). Insomma, 'Stonewall' è un film avvincente e furbo, politico proprio per il suo taglio di propaganda popolare. Per carità, alcune ragioni di fondo sono sacrosante, come il rispetto dei diritti civili (in 77 Paesi nel mondo l'omosessualità è considerata reato), la lotta alla violenza e il rispetto per le sofferenze di tanti ragazzi rifiutati dalle proprie famiglie (i140% degli homeless giovani negli States sono omosessuali). (...) Dal punto di vista narrativa seguire gli innamoramenti e le delusioni dell'ingenuo Danny rendono più appetibile un film dove, pur non indulgendo a scene eccessive, l'atmosfera è fortemente a tesi." (Angela Calvini, 'Avvenire', 4 maggio 2016)

"Un inaspettato passion project del regista di 'Independence Day', che l'ha finanziato quasi interamente di tasca sua, 'Stonewall' celebra la riot del giugno del 1969 a cui simbolicamente si attribuisce la nascita del moderno movimento gay. Usando certi stilemi narrativi e la luce del melodramma classico, più implausibili momenti in cui il film sembra stare per trasformarsi in un musical (tra 'Fame' e 'West Side Story'), il roboante regista tedesco, affida il filo della storia a un «tipico» ragazzo di provincia (Indiana) che arriva a New York con la classica valigia di cartone dopo essere stato buttato fuori di casa dal padre (allenatore del team sportivo del liceo) che lo ha scoperto gay. (...) Danny sbuca nel cuore di Greenwich Village, che Emmerich e il suo sceneggiatore (il commediografo newyorkese Jon Robin Baitz) immaginano come una versione metropolitana di L'isola che non c'è di Peter Pan (...). Ben intenzionato quanto mortalmente piatto, 'Stonewall' è un film che denuncia la persecuzione di un orientamento sessuale, ma in cui il sesso quasi non c'è. (...) Il film è cosi normalizzante che anche lo scoppio delle violenza sembra una versione annacquata e frettolosa di quella notte, a cui ne seguì un'altra altrettanto tumultuosa, che qui non è citata. (...) film, carico di buoni propositi, ma anche di moralismo e superficialità." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 5 maggio 2016)

"Storia vera. Che per certi versi ricorderà a qualcuno la notte della Diaz (...). Piacerà proprio per la scelta apparentemente lunare del regista. (...) è (...) il machismo di Roland, lontano da accenti queruli, a mandare il film a bersaglio (la violenza e la stupidità della repressione arrivano a 30 anni di distanza al comune spettatore)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 maggio 2015)

"Avrà anche intenti nobili, ma diventa un boomerang questo melodrammone che rievoca la rivolta gay newyorchese del '69. (...) Gli sbirri sono feroci picchiatori, i gay isteriche, squallide, variopinte figurine." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 maggio 2016)
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