Step Up

USA - 2006
Step Up
Tyler Gage, un adolescente ribelle cresciuto per strada senza una vera e propria famiglia, si mette nei guai con la giustizia per atti di vandalismo all'interno della School of Performing Arts. Condannato dal tribunale dei minori, viene mandato a svolgere un lavoro socialmente utile proprio all'interno della scuola stessa. Tuttavia, dietro ai comportamenti da teppista di Tyler si cela una grande abilità come ballerino che ben presto viene notata da Nora Clark, la più brillante tra le allieve del corso di danza. Nora è alla ricerca di un partner per lo show organizzato dall'istituto e avendo capito che il giovane ribelle, con un po' di addestramento, potrebbe essere all'altezza del compito, riesce a far commutare la pena. Attraverso il suo talento per il ballo Tyler potrebbe iniziare così una nuova vita...
  • Altri titoli:
    Untitled Music High Project
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, MUSICALE, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: EKETAHUNA LLC, SUMMIT ENTERTAINMENT, TOUCHSTONE PICTURES
  • Distribuzione: MEDUSA (2007)
  • Data uscita 26 Gennaio 2007

RECENSIONE

di Massimo Monteleone
La danza è la vera protagonista di Step Up, prima regia della coreografa Anne Fletcher. La danza è il valore espressivo che annulla le opposizioni (sociali e caratteriali). Si coniuga secondo le tappe della storia, si ibrida cineticamente suggellando la fertile sintesi fra cultura "alta" (l'accademia delle arti) e cultura "bassa", metropolitana (le movenze della "street dance"). E' il ballo a fare da collante tra due adolescenti di ceto diverso, Tyler e Nora. Step Up è una storia d'amore e di redenzione esistenziale ambientata a Baltimora. E' una favola moderna che parla di due mondi prima inconciliabili e diffidenti: i giovani ribelli di strada e gli studenti delle discipline artistiche. Da modelli come La febbre del sabato sera, Saranno famosi e Save the Last Dance, nasce un'opera dal messaggio positivo (impegnarsi per qualcosa in cui si crede, cambia la vita e sconfigge l'irresponsabilità), nonché brillante e coinvolgente per la forma. Non è un musical in senso stretto, piuttosto è la vicenda ad essere raccontata "attraverso" i passi di danza. Il saggio scolastico finale celebra il possibile matrimonio fra "hip-hop" e orchestra, fra danza classica, moderna e "della strada". Lo spettatore non solo è tentato di alzarsi e ballare, ma percepisce che l'evoluzione di Tyler dall'illegalità all'amore e alla creatività, non è moralismo americano ma una chance per tanti sbandati fuori del cinema.

CRITICA

"Togliamo a 'Step Up' il colore, i ritmi hip hop e certe connotazioni di modernità come l'amicizia interrazionale e otterremo la copia perfetta di un film hollywoodiano anni '30. (...) Prevedibili episodi dolci e amari (ci scappa anche un morto) conducono a passo di danza all'inevitabile trionfo del saggio finale. La coreografa Anne Fletcher, esordiente regista, è a suo agio nel far sgambettare i ragazzi e il talento di Channing e Jenna sta tutto nei piedi." (Alessandra Levantesi , 'La Stampa', 26 gennaio 2007)

"Piace riscontrare a Hollywood la presenza negli ultimi anni di un filone giovanilistico 'Fate la danza, non fate la guerra'. Sono film sanamente progressisti che si concentrano sull'idea che il movimento ritmico del corpo possa evitare sparatorie e violenza tra giovani. Dall'ottimo documentario 'Rize' di David LaChapelle (dove le gang di Los Angeles si sfidano dimenandosi e non menandosi) al simpatico 'Ti va di ballare?', dove Antonio Banderas insegnava tango e foxtrot a un gruppo di delinquentelli. In 'Step Up', esordio alla regia della nota coreografa Anne Fletcher (anche Stanley Donen e Bob Fosse partirono dalla coreografia), c'è più privato che sociale ma lo spirito pacifista-danzerino non manca affatto. (...) Niente di eccezionale ma anche 'Step Up' svolge con diligenza e passione il suo compito di intrattenimento edificante. Sessantacinque milioni di dollari di incasso in Usa. Ottimo segno." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 26 gennaio 2007)

"Dopo i fasti dei musical americani degli anni 50, il genere torna alla grande nel 1977 con 'La febbre del sabato sera', manifesto delle nuove tendenze musicali, e da allora ogni pellicola musicale si porta appresso una scheggia di quel capostipite. Il mondo si riempie di epigoni di Tony Manero, una tendenza che non sembra tramontare; in 'Step Up' c'è tutto l'armamentario del genere: il giovane senza ideali, la fanciulla che ama la danza senza sapere perché, le distanze sociali, l'amicizia coatta, i sobborghi metropolitani e le nuove chiese: le scuole di ballo, una sorta di istituti di riabilitazione per giovani disadattati. La vicenda è uguale a tutte le precedenti, ma in questo caso musica e ballo sembrano rappresentare le tendenze musicali attuali con maggiore finezza, unendo lo stile classico e quello degli slum con una logica spettacolare che finisce col travolgere ogni tipo di diffidenza. Il giovane Channing Tatum è più che una promessa, recita e balla in souplesse, suggerendo più di quanto la sceneggiatura intenda. Consolatorio, gradevole, 'StepUp' è un intrattenimento tutt'altro che ozioso." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 26 gennaio 2007)

STEP UP
"Di film sulla danza, classica e no, se ne sfornano così tanti da essere ormai diventati un filone. Cui si aggiungono quasi ogni giorno nuovi esempi. Eccone oggi un altro, realizzato, esordendo nel cinema, da una nota coreografa americana Anne Fletcher. (...) A riscattare un po' questa ovvietà c'è, come sempre il film del genere, la danza: con attenzioni minori per quella classica, più insistita e spesso in primo piano per quella, appunto, definita da strada, nell'ambito dell'hip hop. Con i ben noti ritmi afroamericani e con sfoggio di coreografie affannosissime che finiscono quasi sempre per consistere in piroette ed esercizi ginnici a dir poco spericolati. Pur con una loro curiosissima armonia. Così chi ama questo tipo di esibizioni può aderirvi ed anche, ma un po' marginalmente quelli che preferiscono la danza classica pur senza pretendere proprio il 'Lago dei cigni'. Gli interpreti ce la mettono tutta per corrispondere a queste attese, specie i due protagonisti, anch'essi, come la regista, per la prima volta su uno schermo ma, a priori, già esperti in ballo. Nora, molto carina, è Jeanne Dewan, che il classico mostra di ballarlo bene, Tyler è Channing Tatum. A vederlo sempre un marine in libera uscita, ma gesticola a dovere." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 1 febbraio 2007)

"Se fossi un ragazzino di 12 anni, americano e medio, andrei pazzo per questo film di ballo (ma non musical) in rap e hip hop completo di ogni banalità sociologica e giovanile. Non è così, quindi che noia. (...) Il filmino, per under 16, sta nella colonna sonora, nelle movenze pseudo feline di un cast giovane senza divi ma di sintonia generazionale, mentre l'autrice deb è Anne Fletcher, coreografa che sa bene a chi si rivolge anche quando finge interessi altri, la relazione difficile tra classi sociali diverse: poi tutti a ballando sotto le stelle." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 febbraio 2007)
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