Steamboy

Suchîmubôi

GIAPPONE - 2004
Ray è un giovane inventore nell'Inghilterra vittoriana. Un giorno riceve da suo nonno una strana palla di metallo. Si tratta di una 'sfera a vapore' che permette di accedere a una forza misteriosa e potente, e per questo è al centro dell'interesse di diverse istituzioni che vorrebbero sfruttarla. Ray, insieme al nonno, si assume il compito di scoprire chi vuole usare la forza per scopi benevoli e chi con intenzioni malvagie. Tuttavia la scoperta della verità lo porterà a un severo conflitto con il padre...

CAST

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004)

CRITICA

" 'Steamboy', il kolossal d'animazione a tecnica mista (disegno e digitale) del principe dei manga Katsuhiro Otomo è un back to the future sulla rivoluzione industriale che prefigura le sue alleanze tra governi, multinazionali e scienziati per il brevetto di una forza propulsiva invincibile. Il vapore. (...). 'Steamboy', trionfo della macchina novecentesca e dell'analogico dentro un corpo digitale, due epoche e due idee contrapposte sulla scienza: osare troppo, non osare affatto. Ray, lo scienziato bambino, cerca un'altra strada tra padre privo di etica e nonno conservatore. La troverà in un altro capitolo della saga di Otomo. Intanto, resta la visione mozzafiato di una città ghiacciata, Londra, pietrificata tra le onde del Tamigi in getti sospesi a formare un fiore di neve." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 3 giugno 2005)

"C'è una bella differenza tra l'essere complessi o confusi, vigorosi o pesanti, colti o pedanti. C'è una bella differenza tra Hayao Miyazaki e Katsuhiro Ôtomo, maghi giapponesi dell'animazione. Il primo ('Principessa Mononoke', 'La città incantata') non perde mai di vista l'equilibrio narrativo. Il secondo schiaccia sempre lo spettatore con trame ridondanti e insopportabili lungaggini. Un rischio che correva il sopravvalutato 'Akira' (1988). Un morbo che affligge in pieno il suo ultimo 'Steamboy', film d'animazione dalla faticosa lavorazione (9 anni). (...) Tra interminabili esplosioni, combattimenti prolissi, inseguimenti stucchevoli, di cui negli ultimi quaranta minuti si perdono di vista senso e causa, Ôtomo utilizza 'Steamboy' come megafono per urlarci nelle orecchie quanto la guerra sia brutta. Bravo. Peccato non lo abbia fatto con meno pesantezza e violenza." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 giugno 2005)
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