Steamboy

Suchîmubôi

GIAPPONE - 2004
Steamboy
Ray è un giovane inventore nell'Inghilterra vittoriana. Un giorno riceve da suo nonno una strana palla di metallo. Si tratta di una 'sfera a vapore' che permette di accedere a una forza misteriosa e potente, e per questo è al centro dell'interesse di diverse istituzioni che vorrebbero sfruttarla. Ray, insieme al nonno, si assume il compito di scoprire chi vuole usare la forza per scopi benevoli e chi con intenzioni malvagie. Tuttavia la scoperta della verità lo porterà a un severo conflitto con il padre...
  • Altri titoli:
    La fantastica avventura di Steamboy
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: ANIMAZIONE, AZIONE, DRAMMATICO, FANTASCIENZA, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Produzione: SHIGERU WATANABE PER BANDAI VISUAL, STUDIO 4° C, STEAMBOY COMMITTEE
  • Distribuzione: METACINEMA (2005)
  • Data uscita 3 Giugno 2005

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Inghilterra vittoriana, Esposizione Universale di Londra: Ray Steam è un giovane inventore, figlio e nipote di due scienziati che hanno opinioni contrastanti sul progresso e il senso dello sviluppo scientifico. Impegnati nella costruzione della gargantuesca Torre Steam per conto della fondazione O'Hara, padre e nonno si trovano ai due lati della barricata: una sottile linea rossa di valore morale, rispetto alla quale Ray sarà chiamato a prendere posizione. Kolossal di animazione dalla straordinaria forza visiva, Steamboy si impossessa sul piano meta-cinematografico della stessa energia che muove le macchine-monstre della rivoluzione industriale. Tra pistoni e sfere a vapore, armi terrificanti e prodigi tecnologici, si incunea una storia di onirismo infantile: la leggerezza dell'immaginazione diviene l'unico possibile antidoto alla pesantezza delle macchine. E forse l'iperbolicità dell'archeologia industriale rivela infine un luddismo molto contemporaneo: sono le corporations multinazionali quali la O'Hara e i governi le macchine da abbattere? Un interrogativo sostenuto nel film da una vis morale, che travalica le contrapposizioni manichee per installarsi nelle immagini e prorompere fragorosamente sullo schermo. Firmato dal regista di Akira e sceneggiatore di Metropolis Katsuhiro Otomo, il film impiega animazione tradizionale e tecniche 3D. Costato 22 milioni di dollari e presentato fuori concorso all'ultima Mostra di Venezia, Steamboy affascina lo spettatore con la commistione di ambientazione retrò e macchinari avveniristici alimentati a vapore che fanno da sfondo al Bildungsroman etico-scientifico del giovanissimo Ray Steam. Dal Giappone l'ennesima superba animazione rivolta a grandi e piccini. Banzai!

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004)

CRITICA

" 'Steamboy', il kolossal d'animazione a tecnica mista (disegno e digitale) del principe dei manga Katsuhiro Otomo è un back to the future sulla rivoluzione industriale che prefigura le sue alleanze tra governi, multinazionali e scienziati per il brevetto di una forza propulsiva invincibile. Il vapore. (...). 'Steamboy', trionfo della macchina novecentesca e dell'analogico dentro un corpo digitale, due epoche e due idee contrapposte sulla scienza: osare troppo, non osare affatto. Ray, lo scienziato bambino, cerca un'altra strada tra padre privo di etica e nonno conservatore. La troverà in un altro capitolo della saga di Otomo. Intanto, resta la visione mozzafiato di una città ghiacciata, Londra, pietrificata tra le onde del Tamigi in getti sospesi a formare un fiore di neve." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 3 giugno 2005)

"C'è una bella differenza tra l'essere complessi o confusi, vigorosi o pesanti, colti o pedanti. C'è una bella differenza tra Hayao Miyazaki e Katsuhiro Ôtomo, maghi giapponesi dell'animazione. Il primo ('Principessa Mononoke', 'La città incantata') non perde mai di vista l'equilibrio narrativo. Il secondo schiaccia sempre lo spettatore con trame ridondanti e insopportabili lungaggini. Un rischio che correva il sopravvalutato 'Akira' (1988). Un morbo che affligge in pieno il suo ultimo 'Steamboy', film d'animazione dalla faticosa lavorazione (9 anni). (...) Tra interminabili esplosioni, combattimenti prolissi, inseguimenti stucchevoli, di cui negli ultimi quaranta minuti si perdono di vista senso e causa, Ôtomo utilizza 'Steamboy' come megafono per urlarci nelle orecchie quanto la guerra sia brutta. Bravo. Peccato non lo abbia fatto con meno pesantezza e violenza." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 giugno 2005)
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