Spira Mirabilis

ITALIA, SVIZZERA, FRANCIA - 2016
3,5/5
Spira Mirabilis
La terra: le statue del Duomo di Milano sottoposte a una continua rigenerazione. L'acqua: Shin Kubota, uno scienziato cantante giapponese che studia la Turritopsis, una piccola medusa immortale. L'aria: Felix Rohner e Sabina Schärer, una coppia di musicisti inventori di strumenti/scultura in metallo. Il fuoco: Leola One Feather e Moses Brings Plenty, una donna sacra e un capo spirituale, e la loro piccola comunità lakota da secoli resistenti a una società che li vuole annientare. L'etere: Marina Vlady, che dentro un cinema fantasma, ci accompagna nel viaggio narrando "L'Immortale" di Borges. Tutti loro i protagonisti di questo film girato in diversi luoghi del mondo, una sinfonia visiva, un inno alla parte migliore degli uomini, un omaggio alla ricerca e alla tensione verso l'immortalità. Simbolo di perfezione e di infinito, "la spirale meravigliosa", Spira mirabilis come venne definita dal matematico Jackob Bernoulli, è una spirale logaritmica il cui raggio cresce ruotando e la cui curva si "avvolge" intorno al polo senza però raggiungerlo mai.
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: MONTMORENCY FILMS, LOMOTION, RAI CINEMA, SRF SCHWEIZER RADIO UND FERNSEHEN, SRG SSR
  • Distribuzione: I WONDER PICTURES IN COLLABORAZIONE CON BIOGRAFILM FESTIVAL, INTERNATIONAL CELEBRATION OF LIVES
  • Data uscita 22 Settembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
La “spirale meravigliosa” - Spira mirabilis come venne definita dal matematico Jackob Bernoulli - è una spirale logaritmica il cui raggio cresce ruotando e la cui curva si “avvolge” intorno al polo senza però raggiungerlo mai.

[caption id="attachment_95062" align="alignnone" width="300"]Spira mirabilis: il fuoco Spira mirabilis: il fuoco[/caption]

Massimo D'Anolfi e Martina Parenti (L’infinita fabbrica del Duomo), guardando a questo simbolo di perfezione e di infinito, cercano in diversi luoghi del mondo di catturare la tensione dell’uomo verso l’immortalità. Tensione che, appunto, conduce alla spirale meravigliosa: il tentativo di accettare e allo stesso tempo superare i propri limiti. Senza ricorrere a particolari didascalie, i due registi spaziano tra il fuoco (Leola One Feather e Moses Bring Plenty, una donna sacra e un capo spirituale, e la loro piccola comunità Lakota che da secoli prova a resistere di fronte a una società che li vuole annientare) e l’aria (Felix Rohner e Sabina Schärer, due artigiani di Berna e titolari della PANArt, coppia di musicisti che ha inventato lo hang,

[caption id="attachment_95063" align="alignnone" width="368"]Lo hang di Felix Rohner e Sabina Schärer Lo hang di Felix Rohner e Sabina Schärer[/caption]

particolare strumento idiofono composto da due semisfere appiattite in acciaio temperato), l’acqua (Shin Kubota, scienziato e cantante giapponese che studia l’incredibile Turritopsis, una piccolissima medusa capace di rigenerarsi più volte e per questo immortale) e la terra (il processo di continua rigenerazione a cui sono sottoposte le numerose statue del Duomo di Milano): il tutto contrappuntato dalla quintessenza delle cose (l’etere aristotelico), nella persona di Marina Vlady, che dentro a un cinema fantasma scandisce il viaggio attraverso alcuni passi (rivisti) de L’immortale di Borges.

[caption id="attachment_95067" align="alignnone" width="300"]La medusa "immortale" di Shin Kubota La medusa "immortale" di Shin Kubota[/caption]

È un cinema alieno quello di D’Anolfi e Parenti, che assume sembianze a tratti indefinite e che abbraccia forme inabituali (proprio come lo strumento “costruito” da Rohner e Schärer, che alle prime sembra davvero un ufo): un oggetto volante non identificato, lanciato sullo schermo e in grado di compiere traiettorie spesso indecifrabili, capace di portare in superficie, ingrandendole, forme di vita microscopiche o, allo stesso tempo, di osservare l’invisibile svelando ciò che normalmente rimane celato.

[caption id="attachment_95064" align="alignnone" width="300"]Spira mirabilis: le statue del Duomo di Milano Spira mirabilis: le statue del Duomo di Milano[/caption]

Un “moto (d)a luogo” che dal particolare si apre progressivamente all’universale: il percorso (e di conseguenza la visione) non è semplice, il dubbio che possa risultare un film di non facile fruizione è alto, ma è allo stesso tempo indubbia la grande suggestione data da immagini (anche di ricerca, private, antiche), suoni e rumori, insieme alle bellissime musiche originali curate dallo stesso D’Anolfi. Una spirale meravigliosa, appunto: purtroppo per pochi.

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: REGIONE LOMBARDIA, OFFICE FÉDÉRAL DE LA CULTURE (OFC), CENTRE D'ART CONTEMPORAIN GENÈVE (CAC), PROCIREP-ANGOA.

- PREMIO GREEN DROP (EX AEQUO CON "VOYAGE OF TIME: LIFE'S JOURNEY" DI TERRENCE MALICK) E PREMIO SFERA 1932 ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016).

CRITICA

"Ci sono film destinati a dividere anche se sono nati per unire. 'Spira mirabilis' funziona proprio su questo principio: connettere forme, percorsi, universi apparentemente lontani, in un unico disegno (...) D'Anolfi e Parenti, coppia di cristallino rigore e sicura emozione (...). In una esaltazione del fare, costruire, scegliere, ricordare, e (...) connettere, addirittura inebriante per chi ha pazienza e curiosità." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 settembre 2016)

"È soprattutto l'ammirazione per il lavoro passato di D'Anolfi e Parenti che mi fa dire che questo 'Spira Mirabilis', primo film italiano in concorso, sia un mezzo passo indietro. Perché forse fidandosi troppo del loro gusto rarefatto e della loro propensione estetica, i due documentaristi hanno come perso di vista il bisogno di aprire un ponte verso lo spettatore cui trasmettere - pur nei modi poetici che sono loro propri - il senso che può giustificare il loro lavoro. Senso che nelle opere passate nasceva quasi spontaneamente dal tema affrontato e che invece qui fatica ad arrivare. (...) Il tentativo di filmare in luoghi lontanissimi tra loro gli sforzi dell'uomo per misurarsi con l'immortalità - dovrebbe essere questo il senso del film - resta un'ambizione ermetica che l'estetismo di certe riprese e il compiacimento un po' narcisistico per la propria bravura non aiutano certo a decifrare. E che finiscono per trasmettere al film un'aura misticheggiante che forse nemmeno cercavano e che il titolo matematico (è una spirale che si svolge seguendo un logaritmo messo a punto dal seicentesco Bernoulli) finisce per amplificare gratuitamente." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 5 settembre 2016)

"Massimo D'Anolfi e Martina Parenti (...) da dieci anni sono tra i maggiori autori di documentari in Italia e non solo. I loro primi film (...) partivano dall'osservazione di situazioni-chiave della nostra società (...), mentre con 'Il castello' (...) hanno compiuto un salto in direzione di un cinema contemplativo e quasi onirico, accentuato via via nei successivi 'Materia oscura' e 'L'infinita fabbrica dei duomo'. I loro ultimi film nascevano dall'immersione in alcune situazioni, dalla osservazione precisa, orizzontale, che seguiva i tempi morti, i dettagli rivelatori delle cose, finendo col mostrare il mondo ordinario sotto una luce imprevista. Niente voce over, niente interviste, solo persone e luoghi filmati nella loro esistenza quotidiana Con 'Spira mirabilis' (...) raggiungono il punto di maggior astrazione e concentrazione, mettendo anche a nudo alcuni rischi del loro percorso. (...) Il film è diviso tra una sensualità quasi panica, per cui lo sguardo sperde nelle cose e prova a filmare l'invisibile, e una griglia concettuale che fornisce la cadenza dell'insieme. I soggetti, alla fine, sono l'attività umana e lo scorrere del tempo, e indubbiamente si rimane spesso incantati e quasi ipnotizzati dalle immagini. L'idea che il cinema debba ritrovare la propria anima mostrando le pieghe dei corpi, degli oggetti e della luce, in un mondo infestato dallo storytelling, è sacrosanta. Ma il cinema di D'Anolfi e Parenti trovava una maggior intensità quando lo sguardo si costruiva osservando paziente e rispettoso un luogo o dei personaggi forti, come una sorta di antidoto alla superficialità del cinema e dei media correnti. Qui invece, anziché piegarsi con umiltà all'ascolto delle cose, sembra che gli autori si vadano innamorando del proprio sguardo, dei propri ritmi, rischiando a ogni passo di indebolire il risultato. Lo sbocco finale, insomma, è un estetismo squisito che usa il mondo per un proprio progetto estetico." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 5 settembre 2016)

"(...) Massimo D'Anolfi e Martina Parenti propongono un'altra delle loro rigorose riflessioni sul mistero della natura e del cosmo, collegando quattro situazioni sul filo analogico dei quattro elementi; e recuperando con un uso, diremmo etico, dell'immagine i ritmi interni della concentrazione, del gesto artigianale, della tensione al meglio. Manca uno scatto poetico in grado di fare appello alle emozioni dello spettatore, piuttosto che limitarsi a coinvolgerne la mente; ma resta l'indubbio fascino di un'operazione che spezza la normale percezione della realtà aprendo uno spiraglio su scenari di atemporalità e infinito." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 5 settembre 2016)

"'Spira Mirabilis' è un'opera che necessita di una (pre)disposizione alla visione, che ha bisogno di un tempo di visione anche superiore ai suoi stessi 121 minuti. (...) un film che, proprio nella parte finale, chiude meravigliosamente il cerchio del suo viaggio." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 5 settembre 2016)

"'Spira Mirabilis' entra nelle densità intime dei quesiti sull'esistenza, e la visione si fa via via attraente o, nel caso di quanti hanno lasciato la sala, respingente. Però resta. Non è quel modello di 'docu' indagine e denuncia che fruttò un Leone d'oro e un Orso d'oro Gianfranco Rosi ('Sacro Gra' e 'Fuocammare'). È il contrario dei documentari che strappano la battuta: «Fa venire la pelle d'oca». Si apprezza per quanto sconfina dal previsto." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 5 settembre 2016)
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