Specchio magico

Espelho Mágico

PORTOGALLO - 2005
Specchio magico
Luciano, appena uscito di prigione dopo aver scontato una pena per un crimine che non ha commesso, decide di ricominciare una nuova vita e trova lavoro nella prospera tenuta di Alfreda. A Luciano quella di Alfreda e suo marito sembra una condizione invidiabile, così rimane sorpreso quando la donna gli confessa che il suo più grande desiderio è quello di poter assistere ad un'apparizione della Vergine Maria per poterle fare alcune richieste. Luciano non riesce a capire perché una donna che può permettersi abiti costosi e macchine lussuose, non si accontenti di quello che ha. Forse la colpa è da imputare all'eccentrico professor Heschel che ha informato Alfreda che la Vergine in realtà era molto ricca. Mentre Bahia, il marito di Alfreda, sembra essere più interessato alla musica che a sua moglie, un ambiguo accordatore di pianoforti trama affinché il sogno della donna si trasformi in realtà.
  • Altri titoli:
    Magic Mirror
  • Durata: 137'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo "A Alma dos Ricos" di Agustina Bessa-Luís
  • Produzione: MIGUEL CADILHE PER FILBOX-PRODUCOES, AUDIOVISUALS, LDA
  • Distribuzione: MIKADO
  • Data uscita 27 Luglio 2007

RECENSIONE

di Luca Pellegrini

L’attacco del violino è deciso e nervoso, e ben lo sapeva Camille Saint-Saëns che la sua Danse Macabre sarebbe stata capace di penetrare l’animo degli inquieti, con quel suo gusto romantico per le ombre, i notturni, la luna piena che sovrasta le case dei vivi e quelle dei morti. La casa di Alfreda, ricca portoghese, le racchiude entrambe, queste presenze: sono ricordi appena accennati, tentazioni fugaci, autobiografie consunte e misteriose. La casa di Alfreda suona perché il marito è un appassionato di musica e spende il suo denaro per istruire i giovani in quelle vecchie stanze; la casa di Alfreda è costruita attorno ad una monumentale scala lignea che cambia funzione a seconda della prospettiva: chi sale può credere di raggiungere il Paradiso e assecondare così le proprie visioni mentre chi scende raggiunge la terra, l’acqua, l’umanità e, forse, potrebbe cadere nel buio dell’Inferno. In questa splendida magione, sulla quale “fu sera e fu mattino” nel trascorrere dei giorni, della natura e della vita, Manoel de Oliveira, col suo nobile procedere, la sua magica arte della parola e il suo sapiente e scarno senso dell’immagine, dipana una storia molto femminile, percorsa da leggeri fremiti maniacali – come il soffio del vento – storia riflessa in molti specchi “magici” che evocano passati, spiriti, misteri e desideri, senza però riuscire mai a mettere a nudo l’anima di chi vi si specchia. Una storia folta di dialoghi che soprattutto vertono sulla Signora dalle candide vesti, quella che proprio in Portogallo apparve ai tre poveri pastorelli. Alfreda non si dà pace: è ricca, sente il peso del denaro ed è ossessionata dal desiderio di vedere Maria, per avere forse conferma della sua fede e della sua salvezza messa costantemente in dubbio. Cerca questa apparizione in se stessa, fuori di sé, dentro gli altri, la cerca riflessa in un fiume, nel silenzio del tempo, reclusa dal mondo. Si consuma in questo desiderio che non riesce ad appagare: vorrebbe che la Madre, incarnazione di quella che forse non ha avuto, le tendesse finalmente una mano. Morirà.
Il film è un difficile diario sul sacro e il profano nella vita: senza deridere mai il primo, senza accanirsi sul secondo. Un contorno di magnifici, superbi attori, ciascuno a rappresentare una risposta inattesa o inutile, fa da corona a questa “magica” riflessione su Alfreda, la grande attrice Leonor Silveira, ed i suoi specchi: la Mistica, impersonata dalla suora di Marisa Paredes, la Storia, ossia il Professore di Michel Piccoli, l’Umanità ingenua con il giovane Ricardo Trepa, e poi la Chiesa con il sacerdote, l’Arte con il marito, la Scienza con l’infermiera, la Furbizia con il falsario che vuole inscenare l’apparizione, l’Obbedienza con la cameriera, la Famiglia con la sorella, l’Amore con una ragazza e la Purezza con il sorriso di un bambino, che è poi l’ultima parola. Ciascuno di loro offre ad Alfreda una soluzione al suo male di vivere, una risposta ai suoi dubbi: sono il Coro delle voci di questa casa dei vivi e dei morti, sono la voce del mondo, sono il cuore e la carne, lo spirito e l’anima, la grazia e il peccato, la terra e il cielo.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005).

CRITICA

"Divagando da par suo - elegantemente, ironicamente, saggiamente, audacemente, senza fretta - intorno a questo spunto per chiunque altro esile lungo due ore e un quarto di film, il grande vecchio ci parla di grandi ansie contemporanee. Lo smarrimento indotto dai processi di 'materializzazione e artificializzazione' (parole sue), il vuoto spirituale, le tensioni religiose e le aspettative di santità." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 2 settembre 2005)

"Nell'empireo del cinema ci sta da un pezzo Manoel de Oliveira, concorrente con 'Specchio magico' al quale, se non il Leone, un premio dovranno pur darlo. Eravamo in pochi alla proiezione stampa, ma attenti e compunti come raramente accade; e alla fine è scattato un applauso convinto. Da un romanzo della prediletta Agustina Bessa-Luis il maestro lusitano ha tratto uno dei suoi film più insinuanti e misteriosi: la storia di una signora ricca che sogna fin da bambina di veder apparire la Madonna. Un tema articolato su vicende varie e personaggi bizzarri, con la consueta scelta di una recitazione atonale e ieratica, ma fornendo frequenti spunti di carattere umoristico. E' stimolante vedere un cineasta che avendo l' età di Matusalemme non perde un colpo, geniale come ai suoi bei dì". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2005)

"L'illusionista lusitano Manoel de Oliveira ha occupato la seconda casella di giornata, dimostrando di non avere ancora smarrito la scioltezza del mestiere: magari 'Espelho màgico' - tratto dal romanzo 'A Alma dos Ricos' di Augustina Bessa-Luìs - mette a dura prova lo spettatore non specializzato con le sue due ore e venti di dialoghi, i suoi andirivieni tra personaggi ora in piedi ora seduti e le sue diatribe onirico-teologiche sulle apparizioni della Vergine Maria, ma poi gli immancabili guizzi bunueliani tornano a suscitare l'ammirazione per i quasi cent'anni suonati dell'autore." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 settembre 2005)

"Pellicola non ancora acquistata da un distributore italiano, 'Specchio magico' già dal titolo è proprio la diavoleria che sembra. De Oliveira, ex attore fatale, sportivo di fama e documentarista pionieristico, primo film nel 1931, ancora intriso di 'muto system', è un beniamino da venti anni dei festival di cinema perché i suoi lavori sempre differenti e sempre riconoscibili, trattano le più grandi tragedie della condizione umana divertendosi e divertendo il pubblico che va al cinema per far lavorare il cervello anche narcotizzandosi." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 2 settembre 2005)
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