Source Code

USA, FRANCIA - 2011
3/5
Source Code
Il capitano Colter Stevens si risveglia in un treno di pendolari diretto a Chicago, senza sapere come sia arrivato lì. Di fronte a lui c'è una donna, Christina, che sostiene di conoscerlo anche se lo chiama con un altro nome. Improvvisamente, una bomba fa esplodere il treno uccidendo tutti i passeggeri. In realtà, il capitano Stevens è stato coinvolto a sua insaputa in un'operazione militare segreta - atta a scoprire un attentatore che si nasconde tra i pendolari del treno - ed ha assunto l'identità di uno dei passeggeri. Si ritroverà quindi a vivere più volte l'evento, interagendo nella realtà con i suoi superiori, finché non riuscirà a scoprire chi, tra le persone a bordo, è il responsabile dell'eventuale esplosione.
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: THE MARK GORDON COMPANY, VENDOME PICTURES
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION - BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO
  • Data uscita 29 Aprile 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Dall'Afghanistan ad un treno di pendolari con destinazione Chicago. Il risveglio del capitano Colter Stevens (Gyllenhaal) non è dei più morbidi: di fronte a sé trova una sconosciuta (Monaghan) che continua a chiamarlo Sean e il volto che incrocia nello specchio del bagno non è il suo. Dopo 8 minuti quel treno esplode, e lui si sveglierà di nuovo. Stavolta in una sorta di capsula hi-tech, con un monitor dove appare una donna in uniforme (Vera Farmiga): la missione di Stevens è appena iniziata, “tornare” su quel treno per i soliti 8 minuti potrebbe servire per trovare la bomba e identificare l'attentatore. Ma sarà impossibile salvare tutte le vittime, cambiare il corso degli eventi.
Perché il Source Code, programma militare segreto e sperimentale che dà il titolo all'opera seconda di Duncan Jones (Moon), “non è un viaggio nel tempo, piuttosto un qualcosa che agisce sulla riassegnazione del tempo”: ed è insistendo su questo aspetto - portando a livelli quasi nauseanti la coazione a ripetere di un passato “immodificabile”, seppur “indagabile” - che tanto lo script di Ben Ripley quanto la regia di Jones agiscono per andare in cerca dell'estrema empatia tra lo spettatore e il povero soldato, chiamato a rivivere in modo estenuante gli ultimi 8 minuti di vita di uno sventurato passeggero e a confrontarsi ripetutamente con la morte, rivivendo in questo modo - seppur diversamente - anche la propria.
Le atmosfere lunari e il trip ipnotico di Moon (anche sonoro, grazie all'indimenticabile soundtrack di Clint Mansell) sono lontani, e il tessuto fantascientifico del film deve più volte districarsi tra dramma e love story, ma rimane comunque lampante il talento di Jones, bravo a confezionare un prodotto destinato più del precedente ad un largo consumo e che, a modo suo, ragiona ancora sul trauma post 11/9. Peccato non aver saputo però premere il bottone sul fermo immagine che meglio di altri avrebbe dato il giusto senso al The End: la “sorprendente”, scorretta coda finale rischia sì di lasciare a bocca aperta, ma per l'ambiguità di una “speranza” che è impossibile fare propria.

CRITICA

"Con 'Moon' aveva mano libera e immaginifica, qui fa di commissione virtù: Duncan Jones, che chiama papà David Bowie, prende Jake Gyllenhaal e ne fa l'alfiere di una fantascienza coi piedi per terra, giocata tra guerra e anima, terrorismo e cervello. (...) Chiedete pure al programma 'Source Code', che fa di uomo macchina del tempo, ma la risposta sta altrove: scongiurare quello che la Storia ha già scritto l'11 settembre 2001, facendo di mors Jake vita nostra. Jones e chi per lui la tira per le lunghe, ci mette l'amore e qualche finale di troppo, ma questo codice sorgente sprizza cinema." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 28 aprile 2011)

"Diretto dal Duncan Jones di 'Moon', raro e felice esempio di fantascienza concettuale, 'Source Code' aggiorna all'era delle reti neurali la gloriosa tradizione del viaggio nel tempo. Lasciando giustamente sullo sfondo il marchingegno che catapulta il protagonista a ripetizione nella stessa minuscola porzione di passato, 8 minuti, per concentrarsi sulle infinite conseguenze - logiche, psicologiche, esistenziali - scatenate dal nuovo orizzonte temporale. E' un meccanismo che evoca film lontanissimi come 'Ricomincio da capo' di Harold Ramis e 'Déja vu' di Tony Scott. Anche se a riattivare i famosi 8 minuti pensa una dimensione pseudoallucinatoria che sta fra la macchina delle illusioni di 'Matrix' e il gioco di scatole cinesi di 'Inception' (con meno pretese 'filosofiche' degli ultimi due titoli, e molto divertimento e spessore in più). (...) L'abilissimo script di Ben Ripley e l'asciutta ma inventiva regia di Duncan Jones (Chicago dal cielo sembra una mappa cerebrale) orchestrano a meraviglia ripetizioni e variazioni. Sfiorando senza parere bazzecole come amore, morte, identità. Ma concedendosi anche affondi poetici come quella scena che vede i passeggeri del treno spegnere computer, cellulari e altri aggeggi solitari per godersi un minuto di felicità tutti insieme, guardando nello stesso punto." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 aprile 2011)

"Il primo pensiero che ti coglie durante la visione di questo interessante 'Source Code' è il richiamo ad una commedia come la memorabile 'Ricomincio da capo' nella quale il povero Bill Murray era costretto a rivivere, all'infinito, il giorno della Marmotta. Qui, i toni sono differenti, trattandosi di thriller, ma partendo da medesimi meccanismi narrativi. Bastava un nulla per finire in vacca, una volta esaurito l'effetto sorpresa, ma grazie alla sapiente regia di Duncan Jones, bravo ad orchestrare un film non facile e, oltretutto, non scritto da lui, vi ritroverete immersi in una trama tanto strana quanto ingegnosa ed accattivante. (...) La trama è, almeno nella prima parte, decisamente complicata, ricordando, per certi versi, i rompicapi alla Nolan. Non è solo il protagonista a far fatica a raccapezzarsi ma anche lo spettatore che ci mette almeno quattro andirivieni del soldato per entrare nel meccanismo. Superato lo scoglio, è una goduria per gli appassionati di fantathriller anche perché il finale non è poi così scontato anche se gronda eccessivo mélo. Che sia fantascienza, poi, lo dimostra il fatto che i treni arrivano sempre in orario e i macchinisti non scioperano mai." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 29 aprile 2011)

"Piacerà a chi ama da pazzi le trame intricate alla Christopher Nolan ('Memento'; 'Inception'). Duncan Jones figlio di David Bowie e già autore dell'interessante 'Moon', è un allievo tutt'altro che indegno. Pretende l'attenzione da parte dello spettatore, ma lo ricompensa con un coinvolgimento al di sopra della media (chi non si identifica con l'eroe che si sveglia in un corpo che non è il suo?)" (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 aprile 2011)

"Per via del meccanismo spazio-temporale su cui si basa, 'Source Code' rientrerebbe nel genere sci-fi, ma Duncan Jones (già autore di un intrigante opera prima, Moon) lo svolge assai abilmente come un thriller hitchcockiano, dove il compulsivo replicarsi di una stessa situazione non annoia mai: in quel limbo artificiale il fattore umano crea continue varianti fino a un inatteso ribaltamento degli eventi. Interpreti ottimi, film forte, teso, intrigante." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 29 aprile 2011)

"Non chiedetemi cosa significhi 'Source Code' o, meglio, a parte il suo significato letterale, cosa esattamente significhi in questo film diretto da Duncan Jones che già una prima volta, con 'Moon', si era cimentato nella fantascienza. (...) Una faccenda complicata. Duncan Jones la complica ulteriormente citando sprazzi della teoria dei quanti, ma il suo approccio cinematografico è spesso convincente, specialmente quando, con quegli otto minuti concessi a più riprese per venire a capo della questione, la tensione sale di prepotenza e l'ansia, di conseguenza, tende a impadronirsi con forza non solo dello spettatore, ma anche dello stesso protagonista, affannosamente interpretato da Jake Gyllenhaal." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo cronaca di Roma', 29 aprile 2011)

"Confessiamo un'antica, morbosa passione per quel particolare sotto-genere della fantascienza che riguarda i viaggi nel tempo. (...) Con 'Source Code' vi divertirete - e nel finale, pur ponendovi qualche legittima domanda, non rimarrete delusi. È l'esordio nel cinema dello scrittore Ben Ripley - in questi casi è giusto che il nome dello sceneggiatore venga per primo - ed è la seconda regia di Duncan Jones, un giovanotto de11971 al quale va come minimo riconosciuta una buona dose di sportività: essendo figlio di una star planetaria come David Bowie (il cui nome all'anagrafe è David Jones) avrebbe potuto usare lo pseudonimo paterno e godere di robuste dosi di pubblicità indiretta, invece ha voluto fare da solo. E dopo l'esordio di 'Moon', un'opera seconda come 'Source Code' ci spinge a dirlo senza riserve: c'è un nuovo regista in città, ed è bravo. I viaggi nel tempo di 'Source Code' sono limitati e ripetitivi, e da qui nasce il fascino del film. (...) Il meccanismo è gestito da Jones con grande sapienza, e Vera Farmiga nei panni dell'arcigna capitana Goodwin è la migliore in campo. Ovviamente il film è anche una riflessione sulla paura del terrorismo: per una volta, l'assassino non è un «diverso», né etnicamente né religiosamente. Anche per questo motivo, 'Source Code' merita una visita." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 29 aprile 2011)

"Ci aveva già convinto con 'Moon' e ora torna a stupirci con 'Source Code' il bravo Duncan Jones (figlio di David Bowie) che ha un modo molto personale e 'filosofico' di trattare la fantascienza. Un uomo si sveglia all'improvviso su un treno diretto a Chicago, ma quel corpo non è il suo. Poi un'esplosione, e lui si ritrova chiuso in una capsula, dove scopre di essere la chiave di volta di un esperimento. Non vi anticipiamo altro, ma la vicenda si dipana in maniera tutt'altro che banale."(Alessandra De Luca, 'Avvenire', 29 aprile 2011)
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