Songbird

USA - 2021
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Songbird
2024, Los Angeles. Quattro anni dopo l'inizio della pandemia di COVID-19 il virus continua a mutare, e ora è chiamato COVID-23: la metà dei contagiati muore e nel mondo sono stati creati dei dipartimenti dove gli infetti vengono rinchiusi
senza possibilità di contatto con l'esterno. Così Nico e Sara sono lontani a causa delle restrizioni e delle misure di confinamento che hanno imposto al mondo un lockdown globale in vigore da quattro anni. Quando lei sarà in pericolo, lui, immune al virus, cercherà di superare ogni ostacolo per avvicinarsi alla sua amata e salvarla.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MICHAEL BAY, MARCEI A. BROWN, JASON CLARK, JEANETTE VOLTURNO, ADAM GOODMAN, ANDREW SUGERMAN, EBEN DAVIDSON PER INVISIBLE NARRATIVES, PLATINUM DUNES, CATCHLIGHT STUDIOS
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES
  • Data uscita 30 Giugno 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

Distopia elementare: nel 2024 il Covid-19 è diventato Covid-23, le città sono in quarantena permanente, la legge marziale impera, i contagiati continuano a morire e gli infetti vengono allontanati dalle loro case per essere deportati nelle Q-Zones, gli immuni cercano di sopravvivere.

L’eroe è Nico, l’amata è Sara: non si possono vedere se non via FaceTime perché lui è immune e consegna i pacchi e lei è in isolamento da anni. Una sospetta infezione la mette nel mirino dei vigilantes, allora lui rischia la vita per salvarla. Naturalmente, mentre il mondo crolla, i ricchi hanno trovato il modo di farla franca e guadagnarci.

Lasciando perdere l’eleganza del tutto, a Songbird interessa essere ricordato come il primo film girato negli Stati Uniti in piena pandemia; e tanto gli basta. Dietro l’operazione c’è Michael Bay, a suo modo un genio ma certo non un maestro di finezza.

Non si tratta tanto di contestare l’opportunità di realizzare – anzi­: pensare – una cosa del genere in questo momento. Una tragedia per di più collettiva è un terreno ideale per edificare costruzioni narrative, ancorché discutibili. Si tratta, piuttosto, di una questione di tono. E il tono di Songbird è stridente come il rumore delle unghie sulla lavagna.

Demi Moore in SONGBIRD

Il protagonista che lotta per la sopravvivenza rappresenta un cardine fragile, i personaggi di contorno non si emancipano dalla bidimensionalità (tra i cattivi si rivede Demi Moore accanto a Bradley Whitford), la proiezione al futuro sembra volersi scrollare di dosso l’incidenza della realtà contemporanea per buttarsi nell’arena dell’evasione fine a se stessa.

Adam Mason non è Steven Soderbergh e il suo thriller è solo un furbo giochetto che strizza l’occhio al regista di Traffic e Contagion per l’ambizione di costruire un incalzante intreccio corale e la pretesa di costeggiare quella volontà iconoclasta quanto corsara di piegare il mercato alla sperimentazione di nuovi moduli.

Se non potesse contare sull’esposizione commerciale data dal primato del primo film girato in tempo pandemico eccetera eccetera, sarebbe solo un anonimo, abulico, superficiale b-movie da cestone dell’autogrill.

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