Snack Bar Budapest

ITALIA - 1988
Snack Bar Budapest
In un pomeriggio d'inverno, l'avvocato accompagna nell'ospedale di una località balneare la sua amica Milena, che dovrà abortire. Lui è un mezzo fallito, radiato dall'albo per aver schiaffeggiato in udienza un magistrato, e ora vivacchia facendo il consulente per loschi uomini di affari. Il suo nuovo incarico consiste nel fiancheggiare un certo Molecola, un diciassettenne utopista e maniacale che, a capo di una banda di teppisti e di sfrontate ragazze da marciapiede, coltiva un suo sogno faraonico: trasformare la città in un immenso lunapark. L' avvocato, affascinato dalla fredda determinazione del ragazzo, decide di collaborare con lui. Nel frattempo, Molecola ha distrutto un cinema e comprato, con minacce e pressioni, alcuni alberghi. Però, quella che sarebbe dovuta essere una notte di festa e di allegria per l'arrivo di Foffo, si tramuta in tragedia: Molecola ha deciso di sfrattare la coppia che gestisce lo Snack Bar Budapest. Per una strana fatalità, i due sono i clienti che l'avvocato difendeva nel processo che gli è costata la radiazione. L'avvocato cerca di convincere i gestori a sloggiare accompagnato dall'amico Sapo, con cui condivide la stessa amante, Milena, ma si trova costretto a prendere le difese di quella gente. Dopo aver ucciso Papera, il braccio destro di Molecola, con un ferro da stiro, l'avvocato, aiutato da Sapo, ne trascina il cadavere fino al mare. Ma Molecola è incapace di sentimenti e non conosce il significato della parola "perdono".
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: GROTTESCO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA, TELECOLOR
  • Tratto da: tratto dal romanzo omonimo di Marco Lodoli e Silvia Bre
  • Produzione: GIOVANNI BERTOLUCCI PER SAN FRANCISCO FILM, GALLIANO JUSO PER METROFILM (ROMA), RETEITALIA (MILANO)
  • Distribuzione: MEDUSA DISTRIBUZIONE - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO
  • Vietato 14

CRITICA

"Molto fumo e pochissimo arrosto in questo 'giallo' iperrealista tratto dall'omonimo romanzo di Marco Lodoli e Silvia Bre, un altro 'I sogni muoiono all'alba' condito di nudità e sparatorie, che però non trasmette nessuna emozione. [...] Un plot da film nero americano, dunque, pressoché inesistente tuttavia sul piano drammatico, se non per certi spunti parodistici, sceneggiato da Tinto Brass più cl proposito di solleticare il nervo ottico con culetti e pubi femminili che di lacrimare sui destini umani. Il senso del film non sta infatti nel dramma, tutto da dimostrare [...] sta nel suo estro formale, nella scenografia e nei costumi in cui il fumetto alla Milo Manara sposa l'estetica del videoclip, nella fotografia di Alessio Gelsini che sceglie le luci fredde, con dominanti grigio-azzurre, delle pubblicità al neon, nel taglio e nel montaggio di scene in cui la realtà appare deformata fin dall'obiettivo". (Giovanni Grazzini, "Corriere della Sera", 4 ottobre 1988).

"Il film gronda violenza dal primo fotogramma all'ultimo. E' quasi un 'noir', duro e sgradevolissimo. Livido e sinistro". ("Segnalazioni Cinematografiche", vol. 107, 1989).
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