Sils Maria

FRANCIA, USA, SVIZZERA, GERMANIA - 2014
4/5
Sils Maria
A diciotto anni l'attrice Maria Enders conosce un successo straordinario interpretando nella pièce teatrale "Maloja Snake" Sigrid, un'ambiziosa giovane che seduce e induce al suicidio Helena, una donna matura. Venti anni dopo Maria si trova a recitare nel medesimo spettacolo, ma nel ruolo opposto di Helena. Nel contempo deve affrontare molte altre situazioni: la morte del regista che l'aveva resa famosa, il divorzio, la relazione con la sua assistente Valentine e la rivalità con Jo-Ann Ellis, la giovanissima attrice di Hollywood dal passato scandaloso, chiamata a interpretare Sigrid. Maria imparerà che in ogni stagione della vita bisogna lottare per conquistare la libertà, l'indipendenza e la forza di essere se stessi, fronteggiando il dolore che tutto questo comporta.
  • Altri titoli:
    Clouds of Sils Maria
    Since Maria
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Produzione: CAB PRODUCTIONS, CG CINÉMA, PALLAS FILM, VORTEX SUTRA, ARTE FRANCE CINÉMA, EZEKIEL FILM PRODUCTION, VORTEX SUTRA
  • Distribuzione: GOOD FILMS
  • Data uscita 6 Novembre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Capitolo 1. L’attrice Maria Enders e la sua assistente Valentine sono su un treno. Destinazione Zurigo, dove la prima è attesa per ritirare un premio. Avrebbe dovuto consegnarglielo un importante regista e drammaturgo, Melchior, che muore però poco prima del suo arrivo. Nel frattempo, a Maria viene proposto di recitare nel remake di una piéce dello stesso Melchior che, 20 anni prima, la rese famosa nel ruolo di Sigfrid, fascinosa ragazza che seduce il suo capo, Helena, portandola poi al suicidio. Proprio a Maria viene chiesto di interpretare stavolta Helena, mentre il ruolo di Sigfrid sarebbe affidato ad una giovane attrice sulla cresta dell’onda, Jo-Ann Ellis, famosa anche, e soprattutto, per gli scandali che la vedono coinvolta nella vita privata. Maria però è troppo legata a Sigfrid e nutre enormi dubbi sul fatto di dover interpretare l’altro personaggio.

Capitolo 2. La vedova di Melchior lascia a Maria e Valentine il cottage a Sils Maria, nelle Alpi Svizzere, dove a pochi passi è visibile lo straordinario fenomeno del “Maloja Snake” (da cui prende il nome la piéce del drammaturgo…), già filmato nel ’24 dal cortometraggio di Arnold Fanck (Das Wolkenphänomen von Maloja): formazioni di nuvole, in transito tra l’Engadina e la val Bregaglia, che assumono via via farie forme, a volte simili ad una poderosa cascata, altre volte ad enormi serpenti, spinte dal variare dei venti. Qui, l’attrice incomincia a prepararsi per la parte, duettando con la sua assistente. In quei giorni, poi, Maria inizia a “conoscere” Jo-Ann Ellis, attraverso alcuni video che sul web impazzano, da interviste impossibili a reazioni a dir poco scomposte nei confronti di qualche fotografo. Poi finalmente le due attrici si incontrano. E Jo-Ann Ellis sembra tutt’altra persona rispetto a quanto Maria aveva visto finora.

Epilogo. Maria è a Londra, mancano pochi giorni all’inizio delle prove. Si incontra con il regista per una cena, ma irrompe l’attualità: la moglie dell’amante di Jo-Ann Ellis ha tentato il suicidio, i paparazzi impazzano. Poi iniziano le prove. La “sua” Sigfrid non esiste più. Ora c’è Helena. E con lei il presente.

Il Festival di Cannes 67 – lo scorso maggio – chiuse il suo concorso trovando nel film di Olivier Assayas, Clouds of Sils Maria, una sorta di testimone ideale della chiusura dell’anno precedente, quando Roman Polanski portò sulla Croisette Venere in pelliccia. Un’altra riflessione sul ruolo dell’attore, sulla persona che si nasconde dietro al personaggio e sul personaggio che non riesce a lasciare andare la persona. Sul testo, sul significato e sul significante. E sul tempo. La sua inesorabilità e il mistero dietro al suo scorrere ineludibile. Come le nuvole che attraversano il passo del Maloja, fenomeno naturale mozzafiato e scientificamente inspiegabile.
E’ un continuo gioco di sovrapposizioni e nuove forme, il film di Olivier Assayas, che chiede ad una Juliette Binoche inarrivabile il non facile compito di ragionare su se stessa, di nascondersi nel ricordo di un ruolo che non le appartiene più e di aprirsi progressivamente ad una nuova consapevolezza di sé, radicata nel presente. Centrale, da questo punto di vista, è il ruolo dell’assistente Valentine (Kristen Stewart, davvero brava, si è definitivamente liberata di Twilight): è lei, infatti, che passo dopo passo quasi smette di preoccuparsi di organizzare l’agenda o gli impegni di Maria e incomincia – nel gioco di ruolo dato dalla “recita” del testo – a trasformarsi nel riflesso della donna, nella Sigfrid che Maria deve imparare a non cercare più. Finendo per sovrapporre (di nuovo) la finzione al vero, e sparire, proprio come una nuvola che solo fino a poco prima sembrava eterna.
Assayas – che a quanto pare ha accettato di dirigere il film partendo da un soggetto pensato proprio dalla Binoche… – non racconta nulla di nuovo, in fin dei conti, considerando quante altre volte il cinema ha saputo confrontarsi con se stesso (da Godard a Fellini, da Truffaut ad Allen), e quante volte i suoi protagonisti hanno “lavorato sul proprio mestiere”. Ma il regista francese dimostra che si può ancora riflettere su un riflesso, giocare su diversi livelli il discorso del doppio (Maria e Valentine, Helena e Sigfrid, Jo-Ann Ellis e Jo-Ann Ellis…), allargando lo spettro d’introspezione: è un film che cala il sipario, Clouds of Sils Maria, per poi riaprirlo nuovamente sul primo piano della Binoche. Che accetta la nuova parte pensata per lei. Dalla finzione. E dalla vita.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL BLS SÜDTIROL-ALTO ADIGE.

- IN CONCORSO AL 67. FESTIVAL DI CANNES (2014).

- PRESENTATO IN 'PIAZZA GRANDE' AL 67. FESTIVAL DI LOCARNO (2014).

CRITICA

"Il gettonatissimo rapporto tra vita e arte, ciascuna col proprio «vizio» torna in questo affascinante film denso di nuvole in viaggio nel cielo e nella psiche. Avevamo lasciato Assayas nell'utopico 'Qualcosa nell'aria' e lo ritroviamo a respirare un'altra aria, quella ossigenata di 'Sils Maria', paesino dell'Engadina, dove Nietzsche faceva vacanze, noto per l'addensarsi nuvoloso detto «il serpente del Maloja». (...) Tra il mutismo nevrotico di 'Persona' di Bergman e il chiacchiericcio magistrale di 'Eva contro Eva', Assayas presenta una storia sottopelle che inquadra anche l'invisibile ed analizza col necessario sadismo tutta la sfera dei rapporti, giocati tra la splendida Juliette Binoche e le «rivali», l'assistente (Kristen Stewart che scompare come la Massari nell''Avventura'), e Chloë Grace Moretz, cui restano scampoli dello sguardo satanesco di 'Carrie'. II film è una variante sul tempo perduto: al resto ci pensano Handel e l'infinito dei paesaggi di montagna." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 6 novembre 2014)

"Ci sono film che rubano il mestiere ai critici: non solo raccontano una storia ma la commentano. Come se uno scrittore pubblicasse un romanzo già provvisto di note (succede). 'Sils Maria' è uno di questi film 'al quadrato'. Ovvio: Assayas viene dalla critica, bottega 'Cahiers du Cinéma'. Ed è stato un critico di gusti ampi, da Bergman al cinema di Hong Kong e a mille altri autori. Ma 'Sils Maria' non è un mosaico di citazioni per appassionati. È un'opera a cavallo tra finzione realtà (il cinema, l'arte della recitazione), come si vede già dal cast. (...) Una storia d'amore e dolore fra una ragazza sfrontata e una donna matura. Solo che stavolta, avete indovinato, alla Enders/Binoche tocca il ruolo della tardona. E naturalmente, indovinato di nuovo, la cosa non la rende felice... Assayas però è troppo intelligente per limitarsi a rifriggere 'Eva contro Eva' e 'Persona', quindi irrobustisce tutto con un gioco di specchi iperbergmaniano tra teatro e realtà. Mentre la Stewart aiuta la Binoche a provare la commedia, il gioco di amore/odio fra i personaggi della pièce trascolora infatti in quello che anima le protagoniste del film, le quali a loro volta somigliano alle vere interpreti... E qui per non perdersi Assayas cala due assi. Il primo è il tormentone Internet, ora aborrito (da Binoche) come simbolo del caos, ora usato (sempre da Binoche) per cercare gossip sulle colleghe. Il secondo è il paesaggio alpino e in particolare il «serpente di Maloja», una rara e incantevole formazione di nubi che passa in certe stagioni tra le vette dell'Engadina, e fu filmata nel '24 dal maestro del cinema di montagna Arnold Fanck in una bellissima sequenza riproposta per intero. (...) tutta l'intelligenza del regista, più tutta la bellezza delle immagini e la bravura delle attrici, generano un film affascinante ma tutto di testa, malgrado l'insistenza sui corpi delle attrici. Che ci parla con molta acutezza e malinconia della crisi di mezz'età di Assayas (classe 1955) e del suo cinema. Ma non si spinge molto più in là." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 novembre 2014)

"Un ottimo esempio di 'huis clos', il tipo di film dove ti senti ammesso a certi segreti dentro una stanza chiusa. Se la trama rimanda a 'Eva contro Eva', i motivi d'interesse sono anche altri. L'incontro-scontro fra le due attrici, infatti, avviene con la mediazione di un terzo personaggio: la segretaria di Maria, Valentine, che le ammira entrambe ed è un po' il 'doppio' di Sigrid. E qui Assayas ci riserva una sorpresa: Valentine, la giovane ombrosa dal guardaroba trascurato, è interpretata dalla teen-idol Kristen Stewart di 'Twilight'. La quale la fa letteralmente vivere; tanto da oscurare, a tratti, la stessa Binoche. E la piccola Moretz è, come sempre, un valore aggiunto." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 6 novembre 2014)

"All'ultimo festival di Cannes, avrebbe meritato un premio importante: è 'Sils Maria' di Olivier Assayas, che trae il massimo dalle sue straordinarie attrici (sì, anche la Stewart) per mettersi in scia ai campioni del meta-cinema, da 'Persona' a 'Eva contro Eva', passando per 'Effetto notte'. Ma il regista francese non scopiazza: se il soggetto (pluririvalità femminile, persona/personaggio, tensione omoerotica) è trito, Assays lo cala bene nel qui e ora, dalla smartphone-dipendenza ai morti di fama. E riesce ad appassionarci di queste vite illustri: gossip d'autore? Da vedere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 6 novembre 2014)

"Estenuante mélo, sfilza di chiacchiere tra due donne avvinte da un ambiguo rapporto. (...) Da salvare, più che il temerario nudo della (...) Binoche, gli incantevoli paesaggi. Che voglia di correre lassù. Senza quelle due, beninteso." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 6 novembre 2014)

"Piacerà ai fan di Juliette Binoche, ma soprattutto a chi, magari adagino pianino, s'è persuaso che il francese Assayas è un numero uno della cinematografia mondiale." (Giorgio Carbone, 'Libero', 6 novembre 2014)
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