Silkwood

USA - 1983
Silkwood
Karen Silkwood lavora come operaia in una fabbrica di tubi al plutonio e vive insieme a due colleghi di lavoro, Drew e Dolly. I suoi figli, avuti dall'ex marito, sono stati affidati al padre e, per vederli, lei deve oltrepassare i confini dello Stato. Il lavoro nella fabbrica è ad alto rischio e dovrebbe comportare delle ferree misure di sicurezza, ma spesso gli addetti non ci fanno caso, mentre l'azienda, pressata dalle leggi del mercato, ci passa sopra. Un giorno una collega di lavoro comincia a perdere i capelli e la stessa Karen, risultata positiva a un controllo, viene trasferita in un altro reparto meno esposto. Qui Karen scopre con sorpresa che le barre di plutonio difettose vengono ugualmente messe sul mercato e che è proprio Winston, il suo superiore, a cancellarne ogni traccia. Scossa, Karen si rivolge alla sede nazionale del Sindacato, ma questi, per agire e incastrare i vertici dell'azienda, hanno bisogno di prove concrete. Karen si dà da fare per reperirle, ma nessuno si fida più di lei e i suoi colleghi, che hanno paura di perdere il posto di lavoro, la accusano di allarmismo. Anche in casa, il clima è diventato irrespirabile: Drew va a lavorare in un'altra città, mentre Dolly si allontana da lei. Quando però un ulteriore controllo medico accerta in Karen un tasso di contaminazione al limite della tollerabilità e la casa viene completamente svuotata, Drew si rende conto della generosità della sua amica e torna a casa, deciso ad aiutarla e a portarla via. Ma Karen rifiuta. Ha in mano le prove decisive ed è pronta ad affrontare da sola il suo destino...
  • Durata: 128'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, SFERICO, TECHNICOLOR DE LUXE
  • Produzione: ABC MOTION PICTURES
  • Distribuzione: CIDIF (1984) - RICORDI VIDEO, VIVIVIDEO, PANARECORD

NOTE

- GIRATO AD ALBUQUERQUE E LOS ALAMOS, IN NEW MEXICO, A DALLAS, HOWE, TOM BEAN, TEXAS CITY IN TEXAS.

- 5 CANDIDATURE AGLI OSCAR 1984: REGIA, SCENEGGIATURA ORIGINALE, ATTRICE PROTAGONISTA E NON PROTAGONISTA (CHER), MONTAGGIO.

- GOLDEN GLOBE 1984 A CHER COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"La denuncia c'è, ma è come tratteggiata sullo sfondo. Il rischio di contaminazione esiste, ma non è poi che tutti si impegnino al massimo per evitarlo. Ed è bene rilevare, su questo punto, che gli stessi lavoratori, spesso cicalanti e burloni (Karen in prima linea), per qualificati che siano, sono anche superficiali ed irresponsabili davanti alla fatale polvere. Problema di fondo, a parte quello che nel film acquista grado a grado spessore è il personaggio di Karen Silkwood, che fortunatamente il regista non ha trasformato né in suffragetta sindacale, né in martire. [...] A pensarci bene, anche la esplosione di sindacalismo ha connotati di ingenuità e di goffaggine, lei è più cocciuta e ficcanaso che non autenticamente cosciente e diplomatica. Così, fa altrettanto presto a riuscire invisa ai suoi stessi compagni; elemento indubbiamente pericoloso per l'azienda, è scomoda per tutti e ciò perché, si ammetta francamente, il terrore di nucleari catastrofi, per i vari Bob e la varie Mary addetti alla lavorazione, è paradossalmente minor danno della perdita del posto. [...] La regia di Nichols ha discretamente padroneggiato sceneggiatura e vicende, in un logico concatenamento di premesse e di eventi, con notazioni ed allusioni psicologicamente valide (vedi il personaggio di Dolly, interpretato dalla Cher vista in 'Jimmy Dean, Jimmy Dean') di buona misura, sottolineando là dove occorreva momenti o situazioni moralmente squallidi o di corriva superficialità, quando invece di acuta tensione, senza, tuttavia, mai prevaricare i personaggi. Nuoce al film (ma ormai sembra difetto frequentissimo) una indubbia diluizione anche verbale e una certa prolissità (...) In ogni caso, nessuno potrà dissociarsi dal coro di lodi e di consensi, che una straordinaria attrice quale è Meryl Streep si è meritata, vivendo, letteralmente vivendo, il ruolo della defunta operaia americana, penetrando ogni più riposta piega del personaggio, con una gamma espressiva così ricca per mobilità e suggestione. Attrice ed artista fuori del comune, padrona della parte e sempre dominatrice sicura della scena, ironica e sensibile, gaia ed accorata, il volto di Meryl resterà indimenticabile alla fine, quando essa parte in aiuto verso l'incontro non con un 'reporter', ma con la Morte (e lei sembra saperlo e, infatti, questo dice). Interpretazione lucida, coerente e cosi calibrata e perfetta, che la Streep ha quasi...rischiato il terzo 'Oscar' della sua rapidissima carriera." ('Segnalazioni cinmetografiche', vol. 98, 1985)
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