SIGNS

USA - 2002
Graham Hess è un agricoltore e un predicatore cheha perso la fede in seguito alla morte della moglie. Trasferitosi in Pennsylvania con i suoi due figli e con il fratello, diventa improvvisamente sensitivo quando scopre che le coltivazioni della sua fattoria vengono segnate dall'apparizione di inspiegabili cerchi e linee.

CAST

NOTE

PRESENTATO AL FESTIVAL DI LOCARNO 2002

CRITICA

"Dopo 'Sesto Senso' e 'Unbreakable', M.Night Shyamalan volge il suo sguardo paranormale verso la fantascienza. Il modello di riferimento è la saga anni '50 dell'invasione degli ultracorpi. Dedicato a chi non crede che tutto finisca con il visibile e il razionale". (Piera Detassis, 'Panorama', 22 agosto 2002)

"Campione d'incassi negli Stati Uniti è una bufala di classe. E sia chiaro, la classe non è acqua. Gibson è un formidabile padre di famiglia, attore scrupoloso e cristallino. Shyamalan pratica il vangelo cinematografico secondo Hitchcock, saccheggia i classici della fantascienza anni '50 e rubacchia da Spielberg. Ma se questa sceneggiatura fosse finita sulla scrivania di un produttore italiano, che non ha né Mel Gibson, né la fata turchina del box office, tornerebbe indietro con la scritta nervosa, di traverso: respinto". (Silvio Danese, 'La Nazione', 25 ottobre 2002)

"M. Night Shyamalan non sarà un genio, però bisogna riconoscere che non sbaglia un colpo. Con 'Signs', il regista del 'Sesto senso' e 'Unbreakable' ha fabbricato un nuovo campione d'incassi grazie alla formula nuova di zecca. Il film, infatti, inaugura la fantascienza intimista raccontando una storia d'invasione spaziale nel più ordinario dei contesti quotidiani e immettendo lo spettatore in un'atmosfera, più che dentro una serie di fatti straordinari (...) In più il cineasta non si fa mancare altre referenze al repertorio del 'cinema fantastico', da 'La guerra dei mondi' alla 'Notte dei morti viventi'. Di suo, ci mette la formula che gli ha garantito il successo: personaggi normali in situazioni straordinarie; irruzione dell'inesplicabile nel quotidiano; presenza di personaggi bambini. Manca invece la sorpresa finale: però Shyamalan non rinuncia alla dose di metafisica spiegandoci che ogni cosa, nella vita, accade per volontà della Provvidenza, e che non tutti i marziani vengono per nuocere". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 27 ottobre 2002)
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