Short Skin

ITALIA, IRAN, GRAN BRETAGNA - 2014
3/5
Short Skin
È estate e tutti sembrano parlare solo di sesso. Edoardo è insicuro e impacciato con le ragazze: non ha mai detto a nessuno neanche al suo migliore amico Arturo che fin dalla nascita ha un problema ai genitali che gli impedisce di fare sesso. Ma a 17 anni il sesso non è uno scherzo ed Edoardo dovrà trovare la sua strada...
  • Durata: 83'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP (1:1.85)
  • Produzione: DUCCIO CHIARINI E BABAK JALALI PER LA RÈGLE DU JEU FILMS
  • Distribuzione: GOOD FILMS (2015)
  • Data uscita 23 Aprile 2015

RECENSIONE

di Andrea Chimento

Non capita spesso, almeno negli ultimi anni, di imbattersi in un film italiano capace di trattare con delicatezza tematiche coraggiose e a forte rischio di scadere nella retorica più bieca.
Se, per di più, pensiamo al novero delle opere prime, ottenere un tale risultato sembra ormai praticamente impossibile.
In questo (piccolo) miracolo è riuscito Duccio Chiarini, già documentarista radiofonico e cinematografico, con la sua opera prima Short Skin. E i rischi di certo non mancavano, visti i tormenti che vive il protagonista Edoardo, diciassettenne pisano sofferente di una fimosi al pene che gli impedisce la masturbazione e lo rende insicuro e impacciato con le ragazze. Mentre tutti intorno a lui sembrano parlare solo di sesso, Edoardo si rinchiude sempre più nel suo microcosmo solitario e infelice. Una nuova amica conosciuta per caso e un risvegliato interesse da parte della ragazza dei suoi sogni lo porteranno, però, a uscire dal guscio che si è creato e ad affrontare le proprie paure.
Figlio del progetto Biennale Cinema College, Short Skin riesce nel difficile compito di far ridere con garbo e di trattare un argomento drammatico con un buon equilibrio di ironia e seriosità.
Al centro della pellicola c’è indubbiamente il percorso (simbolico) di crescita del protagonista, ma a colpire è anche la cura con cui sono scritti i tanti personaggi di contorno, familiari di Edoardo e non.
Nessun elemento risulta fuori luogo ed è proprio l’incisivo disegno d’insieme il pregio principale di un lungometraggio che racconta con forza l’universo adolescenziale, e quelle paure che, in modi diversi, sono toccate, toccano o toccheranno ciascuno di noi. Se non è difficile rimanere coinvolti dalla storia di Edoardo, il merito va anche a una discreta estetica visiva, acerba solo a tratti, e in grado di dare un ulteriore valore alla pellicola.
Curioso che, durante la visione, più volte si perdano le coordinate di trovarsi di fronte a un prodotto italiano: Short Skin sembra infatti un film indie statunitense, di quelli che si vedono al Sundance e che poi hanno successo in diverse altre kermesse internazionali.

NOTE

- PRODUTTRICI ESECUTIVE: GINEVRA ELKANN E FRANCESCA ZANZA PER ASMARA FILMS; REALIZZATO IN PARTNERSHIP CON GUCCI.

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI BIENNALE COLLEGE CINEMA, TOSCANA FILM COMMISSION.

- PRESENTATO ALL 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014) NELLA SEZIONE 'BIENNALE COLLEGE - CINEMA'.

- IN CONCORSO AL 65. FESTIVAL DI BERLINO (2015) NELLA SEZIONE 'GENERATION 14PLUS'.

CRITICA

"Tra i mille modi per raccontare l'adolescenza non poteva essercene uno più difficile. Solo spiegare che cos'è la fimosi e che tipo di problemi sessuali comporti, era complesso, se non spiacevole, se non addirittura volgare. E invece il primo dei vari miracoli realizzati da Duccio Chiarini (...) è proprio questo, aver saputo affrontare con grazia un tema spigoloso. (...) Matteo Creatini, che, nonostante sottolinei di non avere nulla in comune con il personaggio che interpreta, si è rivelato perfetto per il ruolo. Ed ecco gli altri miracoli di Chiarini, tutti i personaggi della vicenda sono perfetti, misurati, non banali." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 16 aprile 2015)

"Quello che colpisce, in un esordio come quello di 'Short Skin', non è tanto l'originalità dello spunto (in fondo siamo sempre nel sottogenere 'coming of age', il passaggio dall'adolescenza all'età adulta) quanto la giustezza di tocco nel mescolare le titubanze dell'età con un argomento serioso e per niente 'appealing'. (...) il film trova un suo ritmo piacevole e non scontato, capace di integrare battute e gag più salaci con momenti più intimisti e riflessivi. (...) A fare da collante ma soprattutto a evitare scivoloni nella volgarità (nonostante non manchino salaci interventi del più puro spirito toscano) ci pensa una regia capace di leggerezza e un'interpretazione in stato di grazia. Le timidezze al limite dell'imbranataggine di Edo si esaltano al confronto con le spacconate rodomontesche di Arturo mentre le delicatezze sentimentali dell'adolescenza sanno riscattare l'imbarazzo e la trivialità di certe situazioni (come il fallimentare incontro con una professionista del sesso). Ne esce così il ritratto senza spocchia e senza arroganza di una generazione che si affaccia alla vita, decisa a parola ma insicura nei fatti, che vorrebbe essere spregiudicata e si ritrova a cercare i modi per esprimere quello che sta crescendo dentro di sé. Raccontato però con il tono disincantato e scherzoso dell'ironia e della satira. E che diversamente da altre opere simili (per budget, ambientazioni o atmosfera) non usa ogni situazione come pretesto per strappare una risata ma piuttosto cerca di sorridere - spesso in maniera molto autoironica - delle situazioni con cui si confronta. Non è questo il pregio minore di un film che sa aggirare i luoghi comuni con cui si trova a fare i conti grazie a un'idea di regia che si sforza di cercare un punto di vista originale ma mai gratuito su un tema tante volte raccontato al cinema." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 20 aprile 2015)

"(...) tanto il clima quanto la goffaggine (irresistibile) del protagonista ci fanno pensare agli studenti di Roan Johnson come ai primi film di Virzì, a quelli di Lucio Pellegrini e all'attore e regista livornese Edoardo Gabbriellini. Alla toscanità (livornese-pisana), rappresentata in un originale mix di sanguigna materialità e maldestra ingenuità. (...) Un ingresso nella vita salingeriano, brutale e delicato al tempo stesso. E un promettente debutto per il regista Duccio Chiarini come per l'interprete Matteo Creatini." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 23 aprile 2015)

"Quando Eric Rohmer girava i 'Racconti delle quattro stagioni', Duccio Chiarini occhio e croce andava alle elementari. Ma il cinema è un fiume carsico, appare e scompare a suo piacere, magari mescolandosi con altre acque e altri paesaggi. Così il fiorentino Chiarini, che nel frattempo ha studiato cinema a Londra, ha preso da Rohmer l'attenzione per luci e paesaggi, da Virzì e da cento scrittori toscani il gusto dei dialoghi insieme colti e sanguigni, mentre per la fotografia si è rivolto al turco Bans Ozbicer, che in poche settimane e senza tanti mezzi ha catturato tutte le più segrete vibrazioni luminose della costa fra Pisa e Livorno. Ne è uscito un film così calibrato che gli si può rimproverare una cosa sola: aver saltato a piè pari gli slanci, gli eccessi, le inevitabili imperfezioni delle opere prime per distillare una musica dolce, malinconica e così controllata da insospettire perfino un po'. Poco male: con tanti registi che sbagliano mira o non conoscono le proprie forze, Chiarini sa perfettamente dove andare a parare. E maneggia con rara misura toni e sapori, protagonisti e comprimari di questo racconto di formazione (...). Non era facile. Troppo sentimento e cadi nell'elegia, troppi ammicchi e si scivola nel goliardico, troppa cultura e diventa un racconto libertino francese. (...) il segreto di questo film in cui la Natura sembra sempre respirare insieme ai personaggi, alla fine sono proprio gli attori. Esordienti o già esperti (come la bravissima Francesca Agostini, la vicina di casa Bianca), ma tutti capaci di cogliere i più intimi trasalimenti dei loro personaggi con trasporto e finezza. Una vera riuscita, anche per Biennale College che lo ha tenuto a battesimo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 23 aprile 2015)

"«ShortSkin» è un gentile romanzetto di formazione che segna l'esordio di un regista che non dovrebbe avere eccessive difficoltà nella crescita. Chiarini, in effetti, s'avvicina con grazia non priva di malizia al piccolo mondo di Edoardo (...). Il film inanella in punta di cinepresa le varie tappe del mini-calvario, che per fortuna non è destinato alla croce bensì a un taglietto in ambulatorio, cogliendo con una rapsodia di tocchi impressionistici lo sfondo estivo marino e piazzando le varie figurine di contorno - dal padre svagato alla mamma protettiva e all'irritante sorellina - in un presepe popolato da gente assai ordinaria e alquanto simpatica. L'impronta autoriale è ovviamente quella di Virzì e in particolare del suo non eccezionale «Ovosodo», al quale l'esordiente toglie una buona quota di ribalderia goliardica (esclusa la scena dell'uso improprio di un polpo) e aggiunge l'attualissima, divertente e verosimile inversione dei rapporti di forza tra giovani maschi e giovani femmine." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 23 aprile 2015)

"(...) esordio delizioso e convincente per svariati motivi. Intanto, malgrado il modestissimo budget, non sembra un film povero: la fotografia pastellosa di Baris Ozbicer, gli esterni e interni ritagliati in Versilia, l'accattivante colonna sonora degli Wood Pigeon, tutto risulta perfettamente intonato allo spirito del delicato romanzo di formazione narrato. (...) il racconto è condotto con raffinato minimalismo, gli attori seppur acerbi sono funzionali ai personaggi, ogni personaggio (genitori, sorellina, amici) ha un perché e ogni inquadratura rivela la mano di un regista." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 aprile 2015)

"L'adolescenza è un riferimento letterario di ogni tempo, e per questo materiale altamente incandescente come quella 'prima volta' il cui pensiero segna la vacanza del personaggio. Per questo sono soggetti pieni di rischi e di insidie narrative che il regista invece controlla con delicatezza sensibile. I luoghi del 'genere' li attraversa tutti, l'estate che è il tempo dei cambiamenti, il dolore che può essere venire travolti dalla separazione dei genitori, i dubbi sul futuro, la scoperta del proprio corpo, del corpo di un altro, di un desiderio improvviso e poco familiare. Ma (sua la sceneggiatura insieme a Ottavia Maddeddu, Marco Pettenello e Miroslav Mandic) come «la toscanità» che usa (e non abusa) con naturale spensieratezza comica, sa riempirli di sorpresa e di una fluida verità, che gli permette di ottenere il giusto ritmo con gli attori, tutti molto bravi anche se non professionisti, o esordienti. (...) Il romanzo di formazione di Edo è (...)narrato dall'interno contro il luogo comune, svelando fragilità e incertezze maschili, e il problema fisico del ragazzino (...) diviene quasi il contrappunto a questo rito di passaggio; è la paura della sessualità perché fa male ma anche perché vorrebbe che fosse diversa, non il fardello di battutine e ansia che gli incollano addosso gli altri, il mondo esterno, quei personaggi di cui sappiamo poco, e che al regista (giustamente) non interessa riempire. La sua scrittura è tesa, mai superflua, una geometria che determina il movimento narrativo preciso e insieme lieve, quasi improvvisato. (...) Alla fine quel pezzettino di pelle, 'Short Skin' volerà via come l'infanzia, Edo troverà l'energia di sfidare l'aria ma senza trionfi machi, con la dolcezza che è il bello di sé, scoprendo un cuore più saldo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 23 aprile 2015)

"Alzi la mano chi sa cosa sia la 'fimosi'. Le facce stranite da grandi 'boh' possono finalmente trasformarsi in larghe risate e dolci consensi davanti alla deliziosa commedia italiana che ne dà la risposta. (...) È un piacevolissimo esordio 'in commedia' quello del toscano Duccio Chiarini, già apprezzato per il doc su sua nonna ('Hit the road, nonna!'), sorprendente nel modo di trattare personaggi, narrazione, ambientazione e... la delicatezza del tema, pretesto di un romanzo di formazione raccontato con originalità e sensibilità." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 23 aprile 2015)

"Spiritosa commedia giovanilistica, che riesce a trattare con delicatezza temi spinosi (...). Bravo e spontaneo Matteo Creatini, al debutto come il regista Duccio Chiarini, fragile miscuglio di voglie e paure." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 aprile 2015)

"Al posto di un dramma comico, a rischio volgarità, troviamo un romanzo di formazione capace di miscelare la complessità dell'età, nelle paure, nei rapporti con i genitori, nei movimenti di delusione e speranza. Il progetto nasce bene già in sceneggiatura (con il sostegno di Biennale College) e si forma nello sguardo di un documentarista che sa quali sono i tempi delle emozioni nelle immagini, con una sensibilità nel rapporto tra personaggio e paesaggio di tradizione classica. Qualcuno cita il Gabriellini di 'Ovosodo'. Creatini è meglio. Indipendente in tutti i sensi, è un film che ribalta lo scetticismo verso la commedia italiana." (Silvio Danese, Nazione - Carlino -Giorno, 24 aprile 2015)
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