Senza destino

Sorstalanság

UNGHERIA - 2005
Senza destino
Racconto doloroso e dettagliato dell'esistenza in un campo di concentramento attraverso lo sguardo di Gyuri, un giovane ebreo ungherese. Dopo la deportazione del padre in quelli che sono creduti semplicemente campi di lavoro, anche Gyuri viene rastrellato sull'autobus che lo sta portando a scuola. Dopo un periodo passato ad Auschwitz, viene poi spostato a Buchenwald, dove viene perseguitato da un kapò ungherese e dove inizia la sua routine di fatica, dolore, sottomissione e degrado: perde i lunghi riccioli neri, dimagrisce progressivamente, spala sassi, trasporta sacchi pesantissimi, si lava di rado, contrae la scabbia, gli va in cancrena un ginocchio, è costretto a dormire vicino ai moribondi e a passare intere giornate in piedi, al freddo o sotto la pioggia. Eppure non "perde se stesso" - come dirà una volta uscito dal lager, prelevato per miracolo da una fossa comune dalle truppe alleate - né il contatto con la realtà. Una realtà fatta anche di piccole e necessarie astuzie per sopravvivere e di momenti che senza imbarazzo definisce "piacevoli"...
  • Altri titoli:
    Fateless
    Senza destino - Fateless
  • Durata: 133'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION
  • Tratto da: romanzo autobiografico "Essere senza destino" (1975) di Imre Kertész (Ed. Feltrinelli)
  • Produzione: ANDRAS HAMORI PRODUCTION, HUNGARIAN MOTION PICTURES, EUROARTS MEDIEN, MAGIC MEDIA INC., RENEGADE FILMS, HUNGARIAN TELEVISION, MITTELDEUTSCHER RUNDFUNK, MEDUSA FILM
  • Distribuzione: MEDUSA (2006)
  • Data uscita 27 Gennaio 2006

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Trasposizione di Essere senza destino, romanzo d'esordio del Premio Nobel Imre Kertész, Senza destino è l'opera prima dell'ungherese Lajos Koltai, direttore della fotografia di caratura internazionale (Mephisto, La leggenda del pianista sull'oceano, Malèna). Il romanzo di Kertész, qui autore della sceneggiatura, racconta la storia di un ragazzino ebreo ungherese, Gyuri Koves, che riesce a sopravvivere ai campi di sterminio senza rinunciare alla dignità. Come lui, Kertész fu deportato quattordicenne ad Auschwitz e in altri lager nazisti per poi tornare a Budapest, dopo la Liberazione, dove sarebbe diventato scrittore. Koltai si accosta alla materia letteraria con dichiarata reverenza, seguendo con la camera il punto di vista del giovane Gyuri, chiamato da un caso sventurato ad affinare le proprie tecniche di sopravvivenza dietro il filo spinato. Nei 133 minuti di durata del film - francamente eccessivi - Koltai inquadra la banalità del male di Auschwitz e Buchenwald attraverso gli occhi dello straordinario protagonista Marcell Nagy, i cui tentativi di comprensione dell'orrore sono implicitamente delegati allo spettatore. Senza indulgere nel sentimentalismo (con l'ausilio della musica misurata di Ennio Morricone), ma non in una retorica ugualmente nociva, Senza destino affronta en passant il revisionismo, l'odio quale residuo esistenziale degli scampati all'Olocausto, il perdurare dell'antisemitismo anche post-Liberazione e, attraverso l'ottica del ragazzino, la non colpevolizzazione del popolo tedesco. Particolari di pregio in una cornice di qualità, che tuttavia non distacca sensibilmente il ritratto dell'orrore di Senza destino dalla più recente trattazione cinematografica dell'Olocausto. Questo non costituisce di per sè una debolezza, ma la Giornata della Memoria - che cade oggi 27 gennaio - pretende forse anche dal cinema un ulteriore disvelamento del genocidio perpetrato dai nazisti. Che nel film di Koltai non abbiamo trovato.

NOTE

- IMRE KERTESZ NEL 2002 HA RICEVUTO IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA.

- E' IL PRIMO FILM DIRETTO DA KOLTAJ, NOTO DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA. NEL 2005 E' STATO PRESENTATO A VARI FESTIVAL INTERNAZIONALI TRA I QUALI: BERLINO, CANNES, TORONTO, CHICAGO.

CRITICA

"Un ragazzino di buona famiglia che non sa niente della vita la scopre nel posto più lontano dalla vita che si possa immaginare: un lager nazista. E' il soggetto solo apparentemente paradossale di questo film tratto dal romanzo autobiografico del premio Nobel ungherese Imre Kertész. 'Tutti mi chiedono soltanto dell'orrore', dice il giovanissimo György quando torna a Budapest miracolosamente scampato alla morte, 'ma è della felicità dei campi di concentramento che dovrei parlare'. Nel film naturalmente questa felicità non c'è, non si vede, ma la si intuisce nei vuoti che il grande cineoperatore Lajos Koltaj, qui regista, lascia sapientemente fra le immagini studiatissime di un film fatto non solo di momenti forti ma di sguardi, silenzi, interstizi. (...) E' un modo del tutto diverso di affrontare la questione Shoah (lo stesso Kertész, che preferisce di gran lunga 'La vita è bella' al troppo fittizio 'Schindler's List', ha esitato a lungo prima di adattare il suo romanzo per lo schermo). Peccato che la musica di Morricone, così sentimentale, sia per una volta del tutto inadeguata. Ma il film è una vera sorpresa. Un viaggio al termine della notte che si chiude su una luce fioca e insieme penetrante. Per chi sappia e voglia vederla, naturalmente." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 gennaio 2006)

"Dal romanzo dell'ungherese Imre Kertész, premio Nobel che ha dedicato la vita alla Shoah, diretto dal candidato all'Oscar Lajos Koltai, direttore di fotografia di Szabò e Tornatore, musicato con ardore da Morricone, interpretato da un giovane, Marcell Nagy, trovato sulla via Paal televisiva, il film è una testimonianza sugli orrori dell'Olocausto. Oleografico perché non sempre arriva nel fondo dell'angoscia ma si ferma alla sua rappresentazione, è diverso: la vittima, nonostante gli orrori, sopravvive e cerca di ricordare il "positivo" di quella mostruosità. È sempre utile ricordare, ci vorrebbe, di questi tempi, non un giorno, ma un anno di molte Memorie." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 gennaio 2006)

"Il film di Lajos Koltai (debuttante come regista, già direttore della fotografia di grande livello: per esempio di Tornatore per 'La leggenda del pianista sull'Oceano') sceglie uno sguardo giustamente attonito, impassibile perché le cose, i volti, le situazioni parlano da soli, per trasferire sullo schermo l'autobiografica odissea di Gyuri: tra i rituali familiari anteguerra di un tradizionalismo ebraico indifeso e inconsapevole, quelli della quotidiana sopravvivenza nel lager, e l'infastidita indifferenza che il ragazzo con la divisa a strisce e il marchio sulla pelle trova tornando a casa." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 gennaio 2006)

"'Senza destino' ('Fateless'), in concorso un anno fa a Berlino, ritorna sul tema dell'Olocausto in coincidenza con le celebrazioni della Giornata della memoria. Purtroppo, preso da un punto di vista specifico, il film è solo un'ennesima illustrazione enfatizzata dalle musiche di Morricone e funestata da una regia senza scatti degni di nota. Stabilendo che la nobiltà del tema procuri a prescindere un salvacondotto d'autore, ci sarebbe poco da disquisire: ma siccome esistono decine e decine di precedenti - tra cui 'Schindler's List' e il recente 'Il pianista' - era lecito attendersi una visione meno stereotipata, prevedibile e pretenziosa. Fotocopiata dal romanzo autobiografico del premio Nobel Imre Kertész ('Essere senza destino', Feltrinelli ed.), la superproduzione europea si è affidata a Lajos Koltai che, peraltro, non fa molto per dimostrarsi degno della promozione ossia maturato rispetto all'onorata carriera di direttore della fotografia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 28 gennaio 2006)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy