Scuola di polizia

Police Academy

USA - 1984
Un bando di concorso stravagante viene emanato dal sindaco di una città americana: chiunque può essere ammesso alla Accademia locale di Polizia, per frequentarvi un corso di 14 settimane, senza alcun limite di colore, sesso, altezza e peso. Un forte numero di aspiranti-allievi si presenta davanti al bonario capitano Lassard ed al cinico e ferreo tenente Harris che comincia a lavorare, con allenamenti assai faticosi, deciso com'è a rispedire tutti a casa. Un osso duro si rivela subito il giovane Mahoney, distintosi in città per qualche incidente e che un ufficiale di Polizia, amico di suo padre, avvia al corso per evitargli un soggiorno in prigione. Malgrado tutte le sue invenzioni, tuttavia, il ragazzo non riesce a farsi buttar fuori, si innamora per di più di un'altra allieva e alla fine, dopo una serie di faticate e di scherzi atroci, riesce a farsi onore durante un tumulto in una strada cittadina. Alla fine del corso, i cui risultati sono stati in conclusione molto più brillanti del prevedibile, sarà proprio Mahoney a ricevere una medaglia per il suo coraggioso comportamento, unitamente al suo amico e collega Hightower.

CAST

CRITICA

"Sono ormai fin troppo famosi: Mahoney il ragazzone sorridente, Hightower il nero gigantesco, Tackleberry il maniaco delle armi. Hooks la negretta dalla voce flebile, Callahan la sergentessa maggiorata e Harris il sergente mastino. Questa è la loro prima avventura, e anche la più divertente." (Francesco Mininni, Magazine i taliano tv).

"Nonostante i labili legami tra un episodio e l'altro, il film è astuto e spigliato. Wilson dissemina come mine ad esplosione sicura una serie di 'gags' e trovatine divertenti anche se spesso un po' grossolane. (Laura e Morando Morandini, Telesette)

"Spassosa commediola (prima di un'interminabile serie, che peggiorerà via via) goliardica, stupidissima e sguaiata, irriverente e fracassona, che mette in fila una serie di gag tanto strampalate quanto spassose e una galleria di personaggi più svitati che mai, ben poco raffinati ma di indiscutibile simpatia. Certo che chi è avvezzo all'umorismo inglese potrebbe restarci irrimediabilmente secco". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 2 novembre 2001)
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