Schattenwelt

GERMANIA - 2008
Schattenwelt
Widmer è un ex-terrorista tornato in libertà dopo 22 anni di carcere. Capo della cosiddetta Banda Baader-Meinhof che, durante un sequestro non riuscito, uccise von Seichfeld, direttore di banca, e uno dei suoi dipendenti. Ora che è fuori dal carcere l'uomo vorrebbe ritornare ad una vita normale e ricucire il rapporto con suo figlio Samy.
  • Altri titoli:
    Long Shadows
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: GAMBIT FILMPRODUKTION GMBH, NEXT FILM

NOTE

- IN CONCORSO AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008).

CRITICA

"Colori denaturati, qui non è la violenza ad essere protagonista ma il ritorno alla vita di uno dei terroristi rossi di seconda generazione, in un film sensibile e ruvido che vuole ricostruire la memoria storica di un popolo che sa mettersi ferocemente in discussione con la stessa determinazione con cui sa obbedire e comandare." (Boris Sollazzo, 'D News', 24 ottobre 2008)

"In realtà il bel film di Connie Walther affronta con cruda aderenza psicologica l'incontro fra un ex-terrorista che torna in libertà dopo 22 anni, Widmer (Ulrich Noethen) e una sua giovane vicina di casa, Valerie (Franziska Petri), che l'uomo non sa essere figlia di una delle sue vittime. Il tutto in un ben calibrato crescendo di rivelazioni e voltafaccia che conducono ogni personaggio in un vicolo cieco. (...) Non l'ennesima storia di vittime e carnefici, insomma, ma una tragedia moderna popolata di padri e madri, mogli, amanti e figli abbandonati, in cui ogni personaggio è legato agli altri da una rete fatta non solo di odio e vendetta ma di relazioni affettive che rendono tutto ancora più concreto e straziante. Altro che "affronto" alla memoria insomma. Quando in Italia un ex-terrorista contribuirà a fare un film così bello, sarà una data storica." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 ottobre 2008)

"La tesi del film è sempliciotta: una volta che la violenza ha preso il via dà luogo a una serie di concatenazioni. (...) Un film che incastra a forza tutto, personaggi, storia, psicologie, in uno schema dalla rigidità insostenibile. Tutti sono incarcerati da una sceneggiatura debitrice più agli schemi delle parole crociate che alla fantasia. E il latte versato non solo non fa piangere, ma neppure viene ripulito per diventare indelebile macchia metaforica." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 25 ottobre 2008)

"Filmato con un colore non colore, per dare l'impressione di una specie di limbo della Storia, il film finisce per esagerare nel suo programmatico didatticismo ma riesce almeno a trasmettere allo spettatore il grumo di complessità e di incertezze che attanaglia ancora la società tedesca dove qualsiasi soluzione rischia, come dice un personaggio, di 'arrivare sempre in ritardo'." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 25 ottobre 2008)

"Gli autori sanno che solo la finzione permette un confronto nella realtà improbabile, ma danno un sottile contributo al 'fare i conti' con quella storia. A quel passaggio dall'ideologia all'umanità, dall'anonimato della 'guerra' all'identificazione delle persone, insopportabile per Widmer e quelli come lui." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 25 ottobre 2008)
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