San Michele aveva un gallo

ITALIA - 1972
San Michele aveva un gallo
Giulio Maineri, un anarchico internazionalista di origini borghesi, verso il 1870 guida un colpo di mano in una piccola città. L'impresa fallisce perché immatura e mal preparata e il capo viene condannato a morte. Mutata la pena nell'ergastolo, Maineri riempie la sua cella di fantasie solitarie. Parlando con se stesso finge di trovarsi nel mezzo dei dibattiti politici e di assistere al trionfo della rivoluzione: così vince lo sgomento della segregazione e continua a sentirsi vivo. Passati dieci anni, durante il trasferimento in un'isola della Laguna incrocia una barca che porta in galera altri sovversivi e scambia con loro qualche parola. Quanto basta perché risaltino le differenze fra due modi di ribellarsi. Mentre Maineri è rimasto uno "spontaneista" che punta tutte le sue carte sull'immaginazione, i più giovani hanno sostituito la lotta paziente all'avventurismo. Per Maineri non c'è più posto, così preferisce annegarsi in Laguna.
  • Altri titoli:
    St. Michael Had a Rooster
    Saint Michel avait un coq
  • Durata: 87'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, POLITICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE EASTMANCOLOR
  • Tratto da: novella "Il divino e l'umano" di Lev Tolstoj
  • Produzione: GIULIANI G. DE NEGRI PER AGER FILM E RAI TV
  • Distribuzione: ARCI (1976)

NOTE

- GIRATO NEGLI STABILIMENTI DE PAOLIS. ESTERNI NELLA LAGUNA VENETA.

- PRESENTATO A CANNES ALLA "QUINZAINE DES REALISATEURS" 1972 E ALLE "GIORNATE DI CINEMA" DI VENEZIA 1973.

- IN PROGRAMMAZIONE ALLA XIII EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2018), NELLA SEZIONE 'OMAGGI E RESTAURI'.

CRITICA

"E' lo smarrimento di un rivoluzionario solitario. Il suo lucido, ma ormai sorpassato ideale di cambiamento è sconfessato anche dai nuovi rivoluzionari che hanno un'altra strategia politica e un'altra prospettiva. Il dramma della sopravvivenza alle torture psicologiche, fisiche e morali, il protagonista lo supera perché vive con profonda ricchezza interiore il suo progetto. E' l'impatto con la storia, con la concretezza, con l'evoluzione del pensiero e delle prospettive che lo stronca. E' l'incontro con coloro che dovrebbero condividere e proseguire i suoi progetti, che lo delude. Perciò, quando s'avvede che non serve più, si lascia scivolare nel mare; nel niente, con sfiducia: è sorpassato, inutile, astorico. E' la parabola dell'intellettuale che manca di un vero contatto con la realtà e con le masse; che si consuma in sogno che non regge a contatto col sociale. E' una rilettura degli anni dopo il '68 in chiave politica e critica. Indubbiamente si tratta di un'opera singolare, molto costruita forse, anche sconcertante, ma intelligente e suggestiva." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 84, 1978)
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