Rusty il selvaggio

Rumble Fish

USA - 1983
Rusty il selvaggio
A Tulsa, Oklahoma, vive Rusty James, un sedicenne irrequieto e vitalissimo, scarso negli studi ma capo di una piccola banda di coetanei, implicata in risse e sfide notturne. Rusty, che vive con il padre, ex avvocato e alcoolizzato, abbandonato dalla moglie, ha una vera adorazione per il fratello maggiore, partito con la sua moto per la California e "leader" di ben altra banda. Durante l'ennesima rissa, "Motorcycle boy" arriva per rientrare "in famiglia": è deluso dalle esperienze fatte, malgrado i suoi 21 anni. Rusty intanto si è innamorato di una ragazza, Patty, ma se ne stanca quasi subito. Quando viene ferito durante una rissa, si attacca alla bottiglia, continua la sua vita, a volte più spavalda che cattiva, ma parla con il padre e con il fratello della madre lontana e perduta, senza mai cessare la sua idolatria per il fratello. Una notte, il fratello penetra in un negozio di animali, per liberare i "pesci da combattimento" siamesi. Motorcycle boy ruba una vaschetta ma, quando va per gettare i pesci nel fiume, la revolverata di un poliziotto di ronda lo uccide. Rusty prenderà i pesci e la moto di suo fratello e andrà in California.
  • Durata: 94'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1.85:1), PANORAMICO, TECHNICOLOR
  • Tratto da: romanzo "Rumble Fish" di Susan Eloise Hinton
  • Produzione: HOTWEATHER FILMS - ZOETROPE STUDIOS
  • Distribuzione: MEDUSA DISTRIBUZIONE (1984) - CIC VIDEO
  • Vietato 14

CRITICA

"Strano film, infondo, questo di Francis Ford Coppola. Esso pare accomunare gli intenti più commerciali di un filone redditizio al frequente e ambizioso ricorso ad effetti speciali di stampo espressionista. Il bianco e nero sembra volutamente sottolineare quegli edifici così cupi e gelidi, quelle strade notturne e deserte, e poi ancora ombre sui selciati, sciabolate di luce cruda, con teste in primissimo piano e dissolvenze incrociate. E' film anche pretenzioso nei suoi assunti o per troppa carne messa al fuoco, così che le critiche di taluni mosse al regista non appaiono infondate. Tratto da "Rumble Fish" di Susan Eloise Hinton, scrittrice che in USA pare vada per la maggiore e che del film ha curato la sceneggiatura insieme a Coppola stesso, quest'opera può anche essere valutata in duplice modo: o come la storia di due fratelli nell'ambito di una squallida e triste vita familiare, sempre nel quadro della solita violenta 'routine' di una piccola città americana, oppure ponendo l'accento sul clima generale, sulla società e relative piaghe emergenti (soprattutto droga e violenza). Il giovane James soprannominato Rusty è in fondo un timido, più spavaldo, e, si direbbe, bullesco, che violento e cattivo, più di straripante vitalità che di congenita nequizia. Le sue allusioni alla madre, ormai lontana e in conclusione perduta, testimoniano di una qualche vena di tenerezza o, quanto meno, di un rimpianto ruvido innegabile. Rusty si rifugia nel fratello, il suo idolo. Ma quale idolo torna a casa? Un pallido esangue ex leader, un ventunenne che fa pensare più alla larva di un intellettuale deluso, che ad un violento disceso in fretta da un piedistallo di lotte cruente con luccichio di coltelli e di scorrerie notturne su una moto, che Rusty non ha mai osato neppure cavalcare. Questo 'Motorcycle boy' senza nome (solo quello dell'interprete: Mickey Rourke) è il secondo ruolo della vicenda, smunto eroe post-romantico, lontanissimo (ma quanto tempo, poi, è passato da allora?) dai vari James Dean e Marlon Brando, teppisti e centauri di ben altro calibro; quasi un ... 'pentito', se taluni suoi accenni - fatti con voce fredda fredda - alle 'bande che torneranno' (le bande: altra cosa che Rusty ha mitizzato) non ci richiamassero bruscamente alla realtà circa la più autentica natura del fratello di Rusty. Il rapporto tra i due è interessante, anche plausibile e financo affettuoso, così come curiosa è quell'atmosfera di famiglia, che d'un tratto viene a ricrearsi con il ritorno del motociclista, in un sostanziale accordo dei figli che lo sconquassato e sbronzo (ma amareggiato) genitore. La vicenda, dunque, procede verso il triste episodio finale, spesso articolata su frasi troppo gridate, dipanandosi nche con qualche banalità e sfilacciatura nel tessuto drammatico, ma con l'intento, da parte di Coppola, di inserirla in un discorso e in un quadro di pretese sociologiche, ovviamente più vasto e impegnativo, ma risoltosi in pretenzione e, quindi, mancato. (...) Un film, in definitiva, non completamente scevro di qualche filamento positivo, ma esorbitante per i materiali ammassati e cifrato in una visione globale, in cui il formalismo esteriore, anche spinto, non ci salva né da una caliginosa tetraggine, né dal vuoto del pessimismo. (...) Tra gli interpreti, Matt Dillon un Rusty James che manda in deliquio le adolescenti di tutto l'orbe terraqueo, ma che sa anche ben amministrare le proprie risorse di attore nel ruolo del ragazzo in cerca di una identità; Mickey Rourke, spesso un po' Amleto trasognato e di un cinismo un po' leccato, da 'radical' di Harward più che da teppista, ma indubbiamente bravissimo attore, nonché il padre, cui Dennis Hopper ha conferito toni di intelligente moderazione. Musica (firmata da Steward Copeland dei 'Police') felicemente azzeccata nelle sue nervature ed inquietudini." ("Segnalazioni cinematografiche", vol. 96, 1984)
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