Run

USA, CANADA - 2020
3/5
Run
Dicono che non ci si possa sottrarre all'amore di una madre... ma per Chloe questa non è una rassicurazione: è una minaccia. C'è qualcosa di innaturale, quasi sinistro nella relazione tra Chloe e sua madre Diane (Sarah Paulson). Diane ha cresciuto sua figlia nel totale isolamento, controllandone ogni movimento sin dalla nascita, dietro segreti che Chloe sta solo iniziando ad intuire. Un horror psicologico che mostra come, quando l'amore di una madre diventa troppo stretto... devi scappare.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, PSICOLOGICO
  • Produzione: SEV OHANIAN, NATALIE QASABIAN PER LIONSGATE
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES E LUCKY RED IN ASSOCIAZIONE CON 3 MARYS
  • Data uscita 10 Giugno 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Claudia Chieppa

Una madre, Diane, interpretata da Sarah Paulson, e sua figlia Chloe (Kiera Allen), vivono un rapporto a due particolarmente intenso.

Bambina nata prematura, costretta su una sedia a rotelle e affetta da varie patologie che le hanno precluso la stessa vita spensierata dei suoi coetanei, Chloe è una ragazza intelligente e piena di risorse.

Quando è il momento di spiccare il volo e lasciare la casa materna per andare al college, inizia però a notare alcuni comportamenti anomali nella madre.

Seguendo una pista messa insieme faticosamente, fatta di primi piani di cavi del telefono staccati ed etichette contraffatte sulle scatole di medicinali, Chloe inizia a capire che le cose non stanno come gliele ha sempre raccontate sua madre.

Il regista Aneesh Chaganty (premiato al Sundance Film Festival), al suo secondo film dopo Searching (2018), esplora i temi delle malattie psichiatriche e del rapporto genitori-figli: lo fa con un horror psicologico costruito sulla minuzia di dettagli e sulle ottime interpretazioni delle due protagoniste.

Cosa succede quando la persona di cui ci si fida di più al mondo ci tradisce? E quando viene messo in discussione il rapporto madre-figlio e la sensazione di cura e protezione che ne deriva?

Un horror che ha i tempi, i personaggi e i luoghi di una rappresentazione teatrale, giocato sugli equilibri tra i protagonisti e sulla tensione e il dubbio che s’insinua tra di essi.

Allo spettatore è chiaro sin dall’inizio cosa riserverà la trama. Tuttavia, la particolarità del film sta nella ricerca spasmodica dei dettagli – nella chiazza di sudore sulle spalle di un infermiere che spinge una sedia a rotelle o nel particolare di una mano che stringe un pastello colorato – la stessa che Diane riserva ossessivamente a sua figlia.

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